• Mondo
  • mercoledì 19 novembre 2014

Gli scontri in India per il guru Rampal

Da giorni la polizia sta cercando di arrestare un guru indù nello stato di Haryana: centinaia di devoti lo stanno impedendo, ci sono almeno 5 morti e più di 100 feriti

Da qualche giorno nello stato indiano di Haryana proseguono degli scontri molto violenti tra polizia e centinaia di sostenitori del guru indù conosciuto con il nome di Rampal. La polizia sta cercando di arrestare Rampal con un’accusa di omicidio legata a un caso risalente al 2006, e per oltraggio alla corte. Martedì 18 novembre ci sono stati gli scontri più duri: la polizia ha usato gas lacrimogeno e dei bulldozer per cercare di entrare nel complesso in cui dovrebbe trovarsi Rampal, a Satlok Ashram, circa 170 chilometri a nord-est di Delhi. I centinaia di seguaci che stanno cercando di impedire l’arresto di Rampal hanno risposto lanciando pietre e sparando dei colpi di arma da fuoco. Mercoledì cinque persone – quattro donne e un bambino – sono state trovate morte nel complesso, ma le cause della morte non si conoscono ancora. Più di 100 poliziotti e 85 seguaci di Rampal sono rimasti feriti, ha detto la polizia (il Times of India parla di oltre 200 feriti).

Oggi, mercoledì 19 novembre, la situazione continua a essere molto tesa. Il giornalista Atish Patel ha detto a BBC che nelle ultime ore attorno al ashram (luogo di meditazione della religione indù) del complesso dove si trova Rampal sono arrivati circa 30 autobus con a bordo decine di poliziotti provenienti dalle aree vicine. La polizia ha chiuso le vie principali, creando dei posti di blocco, e ha tagliato elettricità e acqua dell’intero complesso. La situazione è resa ancora più caotica dal fatto che centinaia di devoti di Rampal si trovano bloccati all’interno dell’ashram: secondo la polizia indiana, le autorità dell’ashram starebbero impedendo alle persone di uscire dal complesso, dicendo loro che se dovessero lasciare l’edificio potrebbero essere uccise dalla polizia.

L’intera operazione che dovrebbe portare all’arresto di Rampal è portata avanti dalla polizia e dalle forze paramilitari. S N Vashisht, il capo della polizia dello stato di Haryana, ha definito l’operazione “molto dura”: negli scontri, infatti, sono rimasti coinvolti anche donne e bambini che si trovano nell’ashram. Anche alcuni giornalisti locali sono rimasti feriti.

Rampal, 63 anni, ha decine di migliaia di devoti in diversi stati dell’India: secondo quanto dice il suo sito, molte di queste persone “hanno abbandonato alcol, marijuana, sigarette, carne, uova e altre abitudini sociali malvagie” dopo essere diventati suoi seguaci. Rampal sostiene anche che migliaia di persone che sono entrate in contatto con lui sono guarite da malattie croniche, e “famiglie prima rovinate sono diventate di nuovo prospere”. Rampal è accusato di essere coinvolto in un caso di omicidio risalente al 2006, quando un uomo fu ucciso in un altro dei suoi ashram. Rampal ha sempre negato le accuse: nonostante ora sia libero su cauzione, la polizia ha deciso di arrestarlo dopo che in diverse occasioni non si è presentato in tribunale. Non è nemmeno chiaro se Rampal si trovi ancora all’interno del complesso: la polizia dice di sì, mentre Raj Kumar, il portavoce per lo ashram, dice che si trova in un ospedale fuori dallo stato, per ricevere delle cure non meglio specificate.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.