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  • martedì 21 Ottobre 2014

Le proteste al Met di New York

La prima di un'opera teatrale che racconta il dirottamento dell'Achille Lauro e l'uccisione di un ebreo disabile è stata accusata di antisemitismo

Lunedi 20 ottobre la prima di The Death of Klinghoffer, del compositore americano John Adams, è stata contestata con una partecipata manifestazione fuori dal Metropolitan Opera House (Met) di New York, uno dei più importanti teatri d’opera al mondo. Vicino e intorno all’edificio – che si trova nell’Upper West Side – erano stati schierati decine di poliziotti e alcuni artificieri; l’accesso era stato limitato con barricate in ferro e un elicottero sorvegliava i movimenti dei manifestanti riuniti contro un’opera che considerano antisemita. La rappresentazione è iniziata con mezz’ora di ritardo e dopo severi controlli all’entrata: è stata più volte interrotta, ma non ci sono stati particolari disordini.

The Death of Klinghoffer è stata musicata da John Adams nel 1991 su un libretto della poetessa inglese Alice Goodman. Si ispira a una storia che conosciamo bene, in Italia: il dirottamento della nave Achille Lauro da parte del Fronte per la Liberazione della Palestina, nel 1985, mentre compiva una crociera nel Mediterraneo al largo delle coste egiziane: a bordo erano presenti 201 passeggeri, oltre all’equipaggio. Durante il dirottamento uno dei passeggeri, Leon Klinghoffer, un ebreo americano disabile, venne ucciso e gettato in mare. L’episodio portò poi alla cosiddetta Crisi di Sigonella tra il governo italiano e quello degli Stati Uniti. The Death of Klinghoffer era comunque già stato rappresentato negli Stati Uniti (alla Brooklyn Academy of Music nel 1991) e in molti altri paesi d’Europa, ma la sua messa in scena al Met ha causato nuove proteste e polemiche. Per molti oppositori l’opera dà voce ai dirottatori, legittimando e celebrando le loro azioni. In molti hanno accusato la rappresentazione di essere antisemita e ne hanno chiesto la cancellazione.

A poco più di due ore dall’inizio dello spettacolo alcune centinaia di manifestanti, molti dei quali in sedia a rotelle in solidarietà con Klinghoffer, si sono riuniti vicino al teatro. Erano presenti anche diverse personalità politiche e religiose di New York. Tra loro c’era Peter King, membro repubblicano della Camera noto per le sue dichiarazioni contro i musulmani, l’ex governatore dello stato di New York David Paterson e l’ex sindaco della città Rudolph Giuliani, il quale ha dichiarato che l’opera presenta «una visione distorta della storia» e che John Adams ha creato un «mito» nel quale i protagonisti sono rappresentati su «un piano di parità» (per la cronaca, nel 1995 Giuliani aveva espulso Yasser Arafat da un concerto delle Nazioni Unite al Lincoln Center, un anno dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, definendolo un “assassino” e un “terrorista”).

Sono stati contestati in particolare il direttore generale del teatro, Peter Gelb, ebreo, e molti artisti della rappresentazione. Alan Opie, il baritono che canta nel ruolo di Leon Klinghoffer, ha ricevuto messaggi in cui si dice che «sarebbe per sempre passato come fascista» e «paragonato agli assassini». L’Organizzazione Sionista d’America ha chiesto alle quattro grandi fondazioni ebraiche che finanziano il Met, tra cui Michael Bloomberg, la Fondazione Annenberg e la Neubauer, di ritirare il loro sostegno. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha preso la parola contro queste critiche dicendo che «la mentalità degli americani è il rispetto della libertà di parola».

Qualche giorno fa Martin Garbus, avvocato celebre per le sue prese di posizione a favore del Primo Emendamento della Costituzione americana (quello che garantisce la libertà di espressione), ha scritto un articolo pubblicato sul New York Daily News in cui dice: «A differenza di molti manifestanti, ho visto l’opera. Non è antisemita». Dopo l’inizio della controversia intorno all’opera, lo scorso giugno era stato comunque raggiunto un compromesso con l’Anti-Defamation League, un’organizzazione non governativa impegnata contro l’antisemitismo. Gli otto spettacoli in programma per ottobre e novembre erano stati riconfermati in cambio però della rinuncia a trasmetterli in diretta in 2 mila sale cinematografiche di 67 paesi diversi, considerando il fatto che questa diffusione avrebbe «potuto essere interpretata – o male interpretata – come favorevole al terrorismo», secondo le parole del direttore Gelb. Le due figlie di Klinghoffer hanno inoltre ottenuto di inserire una nota nel programma del Met in cui si dice che l’opera «razionalizza e legittima l’assassinio terroristico di nostro padre».

John Adams, l’autore dell’opera, ha reagito con forza alle accuse affermando che il suo lavoro «dà grande dignità alla memoria di Leon e Marilyn Klinghoffer e condanna fermamente l’assassinio brutale». L’opera, però, «riconosce che i sogni e le sofferenze non sono solo degli israeliani ma anche del popolo palestinese, nonostante non tolleri o incoraggi la violenza, il terrorismo e l’antisemitismo in qualsiasi forma». Il Met ha lanciato una campagna con lo slogan “Guardatelo. E poi decidete”. C’è tempo fino al 15 novembre per seguire il consiglio.