• Cultura
  • domenica 14 settembre 2014

La storia del rock in 10 canzoni, per Greil Marcus

Uno dei più famosi critici musicali di sempre le ha scelte per il suo nuovo libro

Greil Marcus è uno dei più famosi critici musicali statunitensi – apprezzato anche per la sua prosa, oltre che per le sue competenze – ed è autore tra le altre cose di un celebre libro sul rock americano, Mystery Train, pubblicato per la prima volta nel 1975. Il 2 settembre è uscito un suo nuovo libro,  “The History of Rock ‘n’ Roll in Ten Songs”, in cui Marcus sceglie e raccoglie dieci canzoni – registrate tra il 1956 e il 2008 – che, a suo parere, riassumono la storia e l’essenza del rock. Nella lista non compaiono artisti stranoti come i Beatles, i Rolling Stones o Jimi Hendrix, e in genere – come concordano diversi siti e riviste specializzati che hanno recensito il libro in questi giorni – non c’è niente di ciò che ci si aspetterebbe di trovare in una lista del genere.

In un’intervista con NPR, il grande network di radio americane, Marcus – che ha 69 anni – ha raccontato alcune cose riguardo al libro e riguardo ad alcune delle canzoni da lui scelte, le cui influenze sarebbero riscontrabili nei lavori di numerosi artisti, da Bob Dylan a Beyoncé, dai Beatles a Cyndi Lauper ad Amy Winehouse. «Per scrivere questo libro», ha detto Marcus, «ho dovuto scegliere tra centinaia di centinaia di migliaia di canzoni, e non ho cercato di trovare le più rappresentative o le più-qualsiasi-cosa. Sono solo un gruppo di canzoni ciascuna delle quali, a suo modo, potrebbe contenere l’idea di ciò che il rock ‘n’ roll è – e, più importante, di cosa riesce a fare: cosa riesce a fare in quanto musica, e cosa riesce a fare all’esecutore e all’ascoltatore».

Transmission, Joy Division
Transmission, una delle più note canzoni del gruppo rock inglese Joy Division, fu pubblicata nel 1980: questo pezzo, dice Marcus, «è un esempio di come una canzone possa cominciare in un modo apparentemente controllato, ordinato, e poi spingersi in un punto in cui non immaginavi potesse finire, o potesse risolversi». «È davvero una delle più impressionanti performance in cui mi sia mai imbattuto, in tutti i diversi modi in cui l’hanno suonata i Joy Division e Ian Curtis [leader della band, morto suicida a 23 anni]», conclude Marcus, che riconosce di aver riscoperto molta della musica dei Joy Division dopo aver visto il film Control  sulla storia di Ian Curtis, diretto dal noto fotografo e regista Anton Corbijn nel 2007.

Shake Some Action, The Flamin’ Groovies
I Flamin’ Groovies – «un nome talmente stupido che è imbarazzante pronunciarlo ad alta voce», racconta Marcus – sono stati un gruppo rock di San Francisco fondato nel 1965 (si sciolsero nel 1990, dopo aver più volte variato la formazione iniziale). Shake Some Action, la loro canzone più celebre, fu registrata nel 1976.

All I Could Do Was Cry, Etta James
Questa canzone fu registrata nel 1960 da Etta James, cantante blues e soul californiana, e ricantata da Beyoncé nel 2008, quando lei interpretò il ruolo di James nel film Cadillac Records. Parla di una donna innamorata di un uomo che sposa un’altra, ed è una canzone autobiografica: comincia con la strofa “I heard church bells ringing” (“Ho sentito suonare le campane della chiesa”), cantata da James in un modo che – secondo Marcus – rappresenta e riassume perfettamente le sue diverse emozioni, dalla rassegnazione alla rabbia alla disperazione. «Moltissimo del rock e del pop riguarda questi piccoli brevi momenti in cui un artista è in grado di metterci dentro praticamente tutto quello che ha, che sa e che prova», dice Marcus.

Crying, Hoping, Waiting, Buddy Holly
Crying, Hoping, Waiting fu registrata la prima volta da Buddy Holly nel 1958, nel suo appartamento nel Greenwich Village, a New York, con solo una chitarra e un registratore a nastro; nei decenni seguenti è stata risuonata e cantata da diversi altri artisti famosi, dai Beatles a Cat Power. L’intervistatore di NPR dice a Marcus: «ho l’impressione – senza dubbio, leggendo le varie storie del rock che critichi nel tuo libro – che sostanzialmente tutto il rock ‘n’ roll viva all’ombra di Buddy Holly. Ma, sul serio, quanto è importante la musica di Buddy Holly per il rock americano?». Buddy Holly aveva qualcosa di completamente diverso rispetto ad altre grandi prime star del rock ‘n’ roll, come Chuck Berry, Elvis Presley, Little Richard, Bo Diddley, risponde Marcus: «[Buddy Holly] venne fuori come uno ordinario, una specie di nerd […] e non ha mai perso quell’aria, quel “potrei essere uno chiunque, potrei essere te, tu potresti essere me”». Le sue influenze sui Beatles, su Bob Dylan e sui Rolling Stones, secondo Marcus, sono state certamente enormi.

Money Changes Everything, The Brains
Money Changes Everything è uno di quei frequenti casi di cover più famose dell’originale: fu registrata nel 1978 dai Brains, una semisconosciuta rock band di Atlanta, ma divenne popolarissima solo qualche anno più tardi grazie alla cover che ne fece Cyndi Lauper nel 1983. È una struggente canzone d’amore, spiega Marcus, in cui un ragazzo viene mollato dalla sua fidanzata: “ma ci eravamo giurati eterno amore”, dice il ragazzo, e lei – salendo sulla macchina di un altro tipo – risponde “sì, ma quando ce lo giurammo c’era una cosa a cui non pensavamo, e questa cosa sono i soldi”. La scelta notevole di Cyndi Lauper, secondo Marcus, fu quella di mettersi non nei panni del ragazzo tradito ma in quelli della ragazza, come se lei dicesse al suo ex amante “buona fortuna, perdente”.

Money (That’s What I Want), Barrett Strong
Barrett Strong è un cantante americano R&B più noto come autore (scrisse i testi di molte canzoni dei Temptations, per esempio). Money (That’s What I Want) fu registrata nel 1960 e fu il primo successo della Motown Records, la storica casa discografica nata a Detroit nel 1959, che ha prodotto tra gli altri i dischi di Diana Ross, delle Supremes, dei Jackson 5, di Stevie Wonder e di Marvin Gaye. Scritta a partire da un riff di Ray Charles (What’d I Say), Money (That’s What I Want) è una canzone che parla di soldi, semplicemente: una delle strofe dice “Le cose migliori della vita non hanno prezzo, ma puoi conservartele per gli uccellini e le api”. «[Barrett Strong] cancella, dissolve e riduce tutti i valori della bellezza e della verità a uno solo, il denaro», spiega Marcus. Anche di questa canzone furono fatte numerose cover da parte di diversi artisti, dai Beatles ai Rolling Stones, dai Doors ai Kingsmen.

Guitar Drag, Christian Marclay
Guitar Drag non è propriamente una canzone: è un video prodotto dall’artista e compositore statunitense Christian Marclay, e riprende un suo esperimento piuttosto bizzarro. Nel 2000 Marclay registrò il video e il suono di una chitarra elettrica trascinata di notte sull’asfalto di una strada di San Antonio, in Texas, da una macchina a cui la chitarra è legata tramite una corda: dal punto di vista strettamente acustico, non è altro che il suono del trascinamento della chitarra, notevolmente danneggiata dall’esperimento. Marcus racconta che si tratta di un riferimento di Marclay al delitto di James Byrd Jr., un ragazzo afroamericano che fu ucciso nel 1998, proprio in Texas, da un gruppo razzista di suprematisti bianchi che ne trascinò a lungo il corpo dopo averlo legato a un fuoristrada. Parlando del video, Marcus dice: «è quasi inguardabile, diventa doloroso. Anche se non conosci il riferimento, guardarlo e basta è come guardare qualcuno che viene torturato». Marclay inserì il suono di questo video in un LP, e Marcus dice di aver ascoltato questa traccia ripetutamente e di aver deciso di inserirla nel libro per vedere se era in grado di dimostrare che c’è del rock anche in questo rumore.

To Know Him Is to Love Him, The Teddy Bears
Questa canzone fu scritta dal compositore e produttore musicale statunitense Phil Spector nel 1958, e suonata dal solo gruppo vocale di cui Spector fu mai membro, i Teddy Bears, un gruppo formato insieme a due suoi compagni di scuole superiori, che durò soltanto un paio di anni. La canzone fu un grande successo negli Stati Uniti, poi ricantato anche dai Beatles e da Nancy Sinatra. La versione che ne fece Amy Winehouse, nel 2007, è il motivo che ha spinto Marcus a includere questo pezzo nella lista del libro: in quella parte che fa “to know, know, know him”, dice Marcus, è come se Amy Winehouse «abbia ascoltato qualcosa che forse nessuno aveva mai ascoltato prima».

This Magic Moment, The Drifters
Fu scritta dal cantante blues Doc Pomus e dal pianista Mort Shuman. Fu registrata per la prima volta nel 1960 dai Drifters, un gruppo di cantanti rhythm and blues messo insieme nel 1953 e in cui c’è passata un sacco di cente. È stata una delle tredici canzoni registrate coi Drifters con Ben E. King, cantante allora 21enne che nel 1961 – lasciati i Drifters – diventò famosissimo per avere composto e registrato Stand By Me. In seguito, la canzone è stata registrata fra gli altri dalla band punk Misfits: è la prima canzone di Project 1950, un loro disco uscito nel 2003. Marcus, scrivendone per un articolo sulla rivista Believer, disse che Ben E. King – all’inizio della canzone – canta in un modo molto particolare, «con una strana, stentorea esitazione in ogni frase, come se stesse pronunciando un discorso, come se quello che avesse da dire era così importante che ci stava mettendo tanti nervi quanto cuore».

In The Still Of The Nite, The Five Satins
I Five Satins sono un gruppo di soli cantanti formato nel 1954 e ancora in giro. In The Stille Of The Nite è la loro canzone più famosa. La registrarono nel 1956 dopo che fu composta da Fred Parris, il cantante principale. Quando fu pubblicata, la canzone non ebbe molto successo. Diventò una hit quando venne inclusa nella colonna sonora di Dirty Dancing, un famoso film del 1987 (fra il 1987 e il 1988 il disco vendette più di 10 milioni di copie).

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.