L’importanza del secondo nome

O meglio, della sua iniziale: chi la utilizza viene percepito come più importante e intelligente, dice una ricerca

Le iniziali del secondo nome, come nel caso di John F. Kennedy o di George R. R. Martin, fanno percepire più importante e intelligente chi le utilizza, almeno secondo una ricerca condotta presso l’Università di Limerick, in Irlanda. Lo studio è stato condotto da Eric R. Igou in collaborazione con Wijnand A. P. van Tilburg dell’Università di Southampton (Regno Unito), entrambi in evidente conflitto d’interesse.

La ricerca è stata pubblicata di recente sullo European Journal of Social Psychology ed è stata condotta eseguendo diversi esperimenti, che hanno coinvolto circa 500 volontari. In uno dei test, ai partecipanti è stato proposto un breve saggio di un certo David Clark, mentre altri hanno letto lo stesso identico testo firmato però questa volta da un tale David F. P. R. Clark. I primi hanno valutato il saggio meno positivamente rispetto ai secondi, che hanno poi dimostrato di attribuire particolare importanza alla presenza delle iniziali per gli altri nomi dell’autore.

In altri test, i ricercatori hanno notato che i partecipanti tendevano ad attribuire importanza alle iniziali del secondo nome solo in particolari discipline. Nello specifico, hanno mostrato interesse per la loro presenza nelle materie tradizionalmente associate all’utilizzo di maggiori capacità intellettive, come i quiz di logica per esempio, mentre hanno dimostrato di badare meno alle iniziali del secondo nome in discipline per le quali si pensa siano necessarie meno doti intellettuali, come gli sport di gruppo.

Secondo Igou, la ricerca dimostra come in alcune circostanze ci sia un effettivo beneficio nel comprendere nella firma di un testo l’iniziale del proprio secondo nome. I partecipanti alla ricerca hanno inoltre dimostrato di associare la presenza delle iniziali a uno status più alto della persona che le utilizza.

Naturalmente la storia è piena di personaggi che hanno avuto grande successo e che, nel bene e nel male, sono stati determinanti per intere popolazioni senza avere nella firma l’iniziale del loro secondo nome, ammesso ne avessero uno. Lo studio fa semplicemente riferimento all’attribuzione di un particolare status più alto da parte di chi, più o meno inconsapevolmente, pensa che le iniziali dopo il primo nome siano indice di qualcosa di importante.

La pratica di comprendere l’iniziale del proprio secondo nome, e in alcuni casi la sola iniziale anche del primo, è molto diffusa nei paesi anglosassoni. Letterati, politici e personaggi dello spettacolo fanno da tempo ricorso a questo sistema per rendere il loro nome più facile da ricordare e per distinguersi da eventuali omonimi. C’è chi non ha un secondo nome e che si è comunque inventato una iniziale dopo il primo nome, e chi ancora usa una lettera diversa rispetto a quella che dovrebbe esserci, come nel caso di Michael J. Fox, che di secondo nome si chiama Andrew.

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