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  • mercoledì 30 Aprile 2014

Lenin a Seattle

Matteo Bordone racconta come una grande statua di bronzo di Lenin sia arrivata in un incrocio di Seattle, grazie a un insegnante di inglese

di Matteo Bordone – @matteobordone

Non c’è una ragione razionale per cui a Seattle, nel quartiere di Fremont (da leggere come se fosse scritto Freemont), ci sia una statua di Lenin in bronzo. C’è una ragione storica e c’è un notevole effetto estetico, ma un motivo razionale proprio no. Cominciamo col dire che Fremont è stato a lungo il quartiere hippie di Seattle, e ora si sta gentrificando come molti altri quartieri di molte città americane, con il solito effetto di snaturamento e delusione collettiva per chi ci viveva prima, grande trasporto da parte degli speculatori, gioia e senso di un nuovo inizio da parte di chi ci si trasferisce.

Partendo dal centro di Seattle, che si estende su un territorio tutto fiordi, marine, penisole, insenature e golfi, si supera il George Washington Memorial Bridge e si è a Fremont. Per spiegarvi che tipo di quartiere è, sappiate che ogni anno per il solstizio d’estate fanno ancora oggi un corteo dei cittadini, una cosa festosa con i carri e i soundsystem, e lo fanno spesso completamente nudi. Sotto al ponte suddetto c’è un troll gigante: simbolo di un quartiere di nerd, lettori di Tolkien, gay, lesbiche, artisti e stralunati vari, grandi fumatori di canne. Ma quando si supera il ponte, basta prendere la quarta strada a sinistra, e dopo poco ci si trova davanti una statua di Vladimir Il’ič Ul’janov, noto anche come Lenin, padre della rivoluzione russa. Cosa ci faccia una statua di Lenin nel quartiere hippie di una città americana è quello che tutti si chiedono, se non ne hanno già letto sulla Lonely Planet.

Poprad, Slovacchia, nel 1988 è un pezzo della Cecoslovacchia, un paese di area sovietica, per quanto non naturalmente in linea con Mosca. Il sindaco, con un tempismo discutibile, commissiona una statua in bronzo di Lenin allo scultore bulgaro Emil Venkov. La statua viene piazzata davanti all’ospedale locale, salvo poi essere smontata dopo la Rivoluzione di Velluto dell’anno dopo. La storia finirebbe così, con la statua che finisce da un rigattiere, resta lì un po’, finché con qualche battuta non viene venduta, fusa, trasformata in maniglie e corrimano. Se non fosse per Lewis E. Carpenter, insegnante di inglese di Issaquah, Washington, che lavora proprio a Poprad. Carpenter la vede, se ne innamora, riesce dopo qualche tempo a comprarla dal comune per 13.000 dollari. Carpenter ipoteca la casa, fa tagliare la statua in tre tronconi e la fa spedire negli Stati Uniti per 41.000 dollari. Nel febbraio del 1994 Carpenter muore in un incidente d’auto, e lascia alla famiglia i debiti per la statua di Lenin. La famiglia cerca di venderla a peso perché sia distrutta e fusa, ma il quartiere si mobilita e riesce a ripagare i debiti. Nel corso degli anni è stata prima vicino a un parcheggio e poi dove sta ora. Una targa ai suoi piedi tratta Lenin con il tipo di costernazione delirante che hanno spesso gli americani nei confronti di pezzi della storia europea.

A ribadire la gravità delle idee e delle azioni di Lenin, sulla targa è anche riprodotta una celebre fotografia che ritrae Lenin e Stalin insieme. La foto è anche uno dei più celebri falsi storici del regime di Stalin. Il vecchio Vladimir Il’ič, ormai prossimo alla fine, in sanatorio, viene fatto accomodare su una panchina, fotografato, riportato in camera; sulla stessa panchina poco dopo si siede Stalin; un fotomontaggio inventa la continuità tra i due. Ma questa è tutta un’altra storia, e comunque la statua di Lenin a Fremont c’è, a quanto pare nessuno la toglierà mai, e per il Gay Pride ogni anno viene travestita da signora europea elegante.

Lenin