• Cultura
  • mercoledì 29 Gennaio 2014

La storia degli scoiattoli di New York

E che storia: furono introdotti dall'uomo a Central Park e in poco tempo diventarono migliaia, per due volte fecero chiudere il NASDAQ, nel 2001 erano quasi tutti rossi

Chi è stato almeno una volta a Central Park, New York, avrà visto probabilmente uno scoiattolo che correva tra l’erba, si arrampicava sugli alberi o si avvicinava alle panchine e ai passanti in cerca di cibo. Gli scoiattoli del parco attirano da sempre l’attenzione dei turisti, mentre l’interesse degli abitanti della città oscilla dalla simpatia all’indifferenza al fastidio: il New York Times Magazine ne ha raccontato la storia, da quando incontrare uno scoiattolo in città era un evento raro a quando furono reintrodotti fino a diventare migliaia in pochi anni.

La rivista riprende un articolo scritto da Etienne Benson, professore all’Università della Pennsylvania, che spiega accuratamente i processi culturali che tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento portarono alla diffusione e al successo dello scoiattolo grigio nordamericano nei parchi di New York. La storia inizia nel Settecento, quando gli scoiattoli vivevano nelle foreste attorno a New York, erano considerati alla pari degli altri animali selvatici e venivano a volte cacciati per essere mangiati. Gli unici scoiattoli che si vedevano in città erano quelli addomesticati – come Mungo, l’esemplare di Benjamin Franklin che sopravvisse a un viaggio oltreoceano in Europa per finire ucciso da un cane (e Franklin gli scrisse un epitaffio).

Nella prima metà dell’Ottocento la deforestazione e l’urbanizzazione che portarono all’espansione di New York causarono la quasi totale scomparsa degli scoiattoli. Incontrarne uno in città era decisamente raro: un articolo del 1856 del New York Daily Times aveva definito «visitatore inusuale» uno scoiattolo – probabilmente addomesticato e scappato – avvistato su un albero; decine di curiosi si erano fermati a guardarlo ed era dovuta intervenire la polizia per allontanarli. Nel frattempo alcune città degli Stati Uniti come Philadelphia e Boston avevano iniziato a introdurre animali selvatici (scoiattoli, cervi e pavoni) nei parchi pubblici, per offrire uno svago agli abitanti. Questi scoiattoli vivevano in parchi molto piccoli e per sopravvivere potevano contare quasi esclusivamente sull’uomo, che forniva cibo, nidi artificiali e ripari durante l’inverno. Per questo in molte città scomparirono nel giro di qualche decennio.

Le cose cambiarono dopo la diffusione dei grandi parchi realizzati da Frederick Law Olmsted, il famoso architetto e urbanista americano che progettò tra le altre cose proprio Central Park. Gli urbanisti dell’epoca promuovevano la presenza di animali nei parchi per creare un’atmosfera bucolica, divertente, rilassante e salutare. Lo scoiattolo grigio era considerato un animale particolarmente adatto: il naturalista John Burroughs lo definì una «creatura elegante, pulita nelle sue abitudini, aggraziata nel portamento, agile e audace nei movimenti»; si diceva che l’uomo dovesse vivere in armonia con la natura e che i parchi pubblici fossero fondamentali per lo svago degli operai e delle altre persone che non avevano modo di andare in vacanza in campagna. I primi scoiattoli grigi furono introdotti a Central Park nel 1877, l’anno successivo vennero aggiunte altre 30 coppie. Furono sistemate anche casette in cui gli scoiattoli si potevano riparare dal freddo e sacchetti di noccioline che i visitatori del parco potevano lanciare agli animali. Inoltre il parco era enorme, pieno di albero di noci e castagne, e povero di predatori: in sei anni gli scoiattoli divennero almeno 1.500, iniziarono a invadere le strade della città e danneggiare gli alberi per costruire i loro nidi.

Per ridurne il numero furono organizzate alcune cacce mattutine e il comune adottò delle pratiche per contenerne la crescita. Nel frattempo sempre più persone iniziarono a prendersi cura degli scoiattoli, nutrendoli e costruendo rifugi per loro. Divennero una sorta di animali domestici pubblici: si pensava che curarli fosse un dovere della città, che così dimostrava la propria bontà. La loro presenza era considerata anche in qualche modo educativa: ragazzi e bambini erano invitati a nutrirli, nel tentativo di incanalarne l’aggressività e insegnare loro la compassione. Gli scoiattoli erano adatti a stimolare la premura delle persone, dato che oltre ad accettare il cibo lo chiedevano attivamente. In breve tempo furono idealizzati – in poesie e illustrazioni dell’epoca furono addirittura associati a mendicanti e bambini poveri – e allo stesso tempo si consolidò l’avversione verso chi li maltrattava. A fine Ottocento i gestori di Central Park accusarono immigrati italiani di cacciare gli scoiattoli per cibarsene; una guardia nel parco del Bronx venne picchiata mentre cerca di arrestare un cacciatore di scoiattoli. Nel 1901 un ragazzo aveva ucciso uno scoiattolo colpendolo con una pietra dopo averlo attirato con una noce e i giornali lo definirono un gesto di «estrema crudeltà e brutalità».

Tutta questa attenzione e disponibilità di cibo ebbe ripercussioni anche sul comportamento degli scoiattoli, che finirono per essere definiti pigri, dato che si affidavano solo agli uomini per procurarsi il cibo, e anche aggressivi. Addirittura il presidente statunitense Theodore Roosevelt intervenì nella questione e accusò gli animalisti di umanizzare e fare del sentimentalismo sugli scoiattoli in modo strumentale. Secondo alcuni giornali, nel 1910 gli scoiattoli erano 5000 e avevano iniziato a invadere alcuni quartieri, come l’Upper East Side: iniziarono così a perdere le simpatie dei newyorchesi. Nel frattempo si sviluppò una qualche forma di cultura ecologista: gli animali non venivano più umanizzati e favoriti in base a simpatie, e l’intervento umano era visto come un fattore di squilibrio che alla lunga danneggiava gli animali stessi. Lentamente l’interesse per gli scoiattoli diminuì sempre più e negli anni Ottanta il comune iniziò a piantare cartelli nei parchi pubblici invitando la gente a non dargli cibo.

La storia più recente degli scoiattoli a New York è piuttosto costante e fatta soprattutto di episodi curiosi e oscillazioni nelle simpatie degli abitanti. Nell’autunno del 1968 decine e decine di scoiattoli morti furono ritrovati sul ciglio delle strade, oppure affogati in fiumi e altri corsi d’acqua. Gli studiosi scoprirono che l’anno prima un raccolto di ghiande particolarmente abbondante aveva diminuito la percentuale di scoiattoli morti, favorito la riproduzione e portato alla nascita di un numero notevoli di nuovi scoiattoli, che avevano poi cercato di spostarsi in cerca di nuovi territori, nella cosiddetta grande migrazione del 1968. Nel 1987 uno scoiattolo danneggiò un cavo della corrente elettrica, provocando un blackout e interrompendo i lavori del NASDAQ per 82 minuti. Nel 1994 la cosa si ripeté quando un altro scoiattolo rimase fulminato in un cavo elettrico e interruppe nuovamente il NASDAQ. I blackout causati dagli scoiattoli sono piuttosto frequenti in tutto il paese, come ha raccontato Jon Mooallem sul New York Times.

Nel 2001 ci fu una diffusione notevole di scoiattoli rossi, una variante degli scoiattolo arboricolo del Nordamerica, che il New York Times commentò scrivendo che «Per gli scoiattoli, il rosso è il nuovo nero». Nel 2010 Pearl the Squirrel, uno scoiattolo femmina disegnata dall’illustratore Adam Koford, è stata scelta come mascotte dei parchi della città: ha un sito, un account Twitter e le piacciono, oltre alle ghiande, gli hamburger di Shake Shack. Nel 2010 un veterano dell’esercito americano di 81 anni è stato condannato a 30 giorni di carcere per aver sparato a uno scoiattolo nel suo giardino a Long Island. Infine, nel 2013 è stata installata una webcam che trasmette su internet le immagini di un nido di scoiattoli, e che è tuttora attiva.