Il trapianto di utero in Svezia

È la più avanzata operazione di questo tipo fin qui: nove donne nei prossimi mesi affronteranno l'inseminazione artificiale nella speranza di restare incinte

Mats Brannstrom, capo del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia all’università di Göteborg, in Svezia, ha detto che le nove donne che nel settembre 2012 subirono un trapianto di utero saranno sottoposte alla fecondazione in vitro nei prossimi mesi. L’operazione è stata la più avanzata nel suo genere e gli uteri erano stati donati alle pazienti dalle madri o da altre parenti. La maggior parte delle donne, tra i 30 e 40 anni, è priva di utero perché asportato per un cancro oppure a causa della sindrome di Mayer-Rokitansky-Küstner-Hauser, una malformazione piuttosto rara che consiste nell’assenza di utero o tube di Falloppio.

Brannstrom ha spiegato che le nove pazienti stanno reagendo bene all’intervento. A molte sono venute le mestruazioni sei settimane dopo il trapianto, un segnale che gli uteri erano sani e funzionanti. Una donna ha avuto un’infezione e altre hanno avuto episodi minori di rigetto, ma né le donne che hanno ricevuto né quelle che hanno donato l’utero hanno avuto bisogno di particolari cure e interventi. Gli uteri impiantati non sono stati collegati alle tube di Falloppio, per cui le donne non potranno restare incinte naturalmente. Prima del trapianto i medici hanno prelevato loro alcuni ovuli, che sono stati fecondati: gli embrioni sono stati congelati e verranno impiantati nelle donne nei prossimi mesi. Brannstrom ha detto che il trapianto di utero è «un nuovo tipo di chirurgia. Non abbiamo un libro di testo da seguire»: non si sa ancora se le donne riusciranno a portare a buon fine una gravidanza.

Dopo un massimo di due gravidanze gli uteri saranno rimossi e le pazienti potranno così smettere di prendere i farmaci anti-rigetto, che possono provocare alta pressione, gonfiore e diabete e aumentare il rischio di alcuni tipi di cancro. Non sembra comunque che i farmaci possano provocare malformazioni ai feti. La decisione di utilizzare gli uteri di donne ancora vive ha provocato alcune polemiche, ma i medici svedesi hanno spiegato che si tratta di una garanzia in più del buon funzionamento dell’utero e della riuscita dell’operazione. Al momento non si conosce l’identità né delle donatrici né delle nove pazienti.

Finora il trapianto di utero è stato tentato in altri due paesi: in Arabia Saudita nel 2000, dove l’utero impiantato è stato rimosso dopo tre mesi per un coagulo di sangue, e in Turchia nel 2011. In questo caso era stato utilizzato l’utero di una donna deceduta; la paziente era rimasta incinta ma la gravidanza era terminata dopo due mesi, quando i medici non registrarono più il battito del cuore del feto. Il Regno Unito e l’Ungheria stanno progettando operazioni simili, ma per ora l’operazione realizzata in Svezia è la più avanzata nel suo genere. Brannstrom sta lavorando all’impianto di utero da quindici anni, dopo nel 1998 che una giovane paziente a cui aveva rimosso l’utero per un cancro gli aveva proposto di impiantarle quello della madre, così da poter restare incinta. Ha condotto con successo i trapianti nei topi, nelle pecore e nei babbuini, anche se questi ultimi non hanno avuto parti dopo l’operazione.

Il gruppo di ricercatori svedesi si esercita per condurre il trapianto di utero nell’ospedale di Göteborg, in una foto del 4 aprile 2012. (AP Photo/University of Goteborg, Johan Wingborg)