Giovanni Toti, il normale

Mattia Feltri racconta l'ultimo indicato dai giornali come possibile nuovo coordinatore di Forza Italia, che «per quelli alla Daniela Santanché è una specie di anticristo»

Da quando Silvio Berlusconi ha annunciato il ritorno a Forza Italia, circa due mesi fa, sui giornali circolano i nomi dei possibili coordinatori del nuovo partito. Si era parlato, in particolare, di Raffaele Fitto, 44enne ex presidente della Regione Puglia, e del 43enne ex commissario straordinario di Pompei Marcello Fiori. Da alcuni giorni circola invece sui giornali il nome di Giovanni Toti, 45 anni, attualmente direttore sia di Studio Aperto sia del Tg4. Mattia Feltri ne ha scritto un profilo sulla Stampa di venerdì.

Giovanni Toti – soprannominato amorevolmente “il Pupino” in mancanza di una “t” – per bocca di un dirigente di Mediaset ha “un ruolo di servizio e di affetto”. Lo ha nei confronti di Silvio Berlusconi e dell’intera azienda. Non gli vuole male nessuno, lì dentro.

Nessuno a Cologno ha da ridire su di lui. «Smussa, attenua, compatta», dicono. E questa è musica di violino per il Capo, che fuori dalla porta ha file di aspiranti beati, tutti che si accreditano come ultimo baluardo del berlusconismo contro subdoli nemici intestini: il che ha fatto di Forza Italia un partito di falchi tendenza avvoltoio. Una famelica propensione concentrata ora proprio su Toti, del quale i pretoriani forzisti dicono che è leggerino e senza esperienza e alla sua nomina a coordinatore organizzativo frappongono questioni burocratiche, e cioè convocazioni di assemblee, necessità di firme, cambi di statuto: robe però buone giusto a prendere tempo e a scocciare il Sire, che la sua decisione l’ha presa.

Giovanni Toti gli piace. Piace tanto anche ai figli, Marina e Pier Silvio, che dal bidirettore (Tg4 e Studio Aperto) non ricavano grane perché lui le grane preferisce risolverle. E’ accomodante, è un uomo garbato, non alza la voce, non sparla degli altri, evita i litigi. «E’ un salesiano», dicono a Mediaset con morbido trasporto. Frequenta Arcore da qualche anno – come è diventato costume per i direttori d’area – e ci va soffice soffice, una piuma, non porta con sé lamentele, non ha rivendicazioni, mangia con gusto e garbo, si guarda le partite con partecipazione mai eccessiva.

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foto: Riccardo Sanesi/LaPresse