• Cultura
  • martedì 31 dicembre 2013

Teoria dei postumi da sbronza

Il Guardian ha messo insieme quello che se ne sa (cioè poco), ma è vero che dipendono dall'età e dal tipo di bevanda

Il Guardian ha raccontato come funzionano i postumi da sbronza (tema piuttosto attuale). Si tratta di un meccanismo che non è stato ancora pienamente compreso dalla scienza: sono state pubblicate decine di migliaia di articoli scientifici sugli effetti acuti dell’intossicazione da alcol, ma quelli che cercano di spiegare i postumi da sbornia sono molto pochi, tanto che di norma per prevenire e contenere le conseguenze più fastidiose ci si affida a luoghi comuni e constatazioni empiriche.

Quanti anni hai?
Cominciamo dalle cose semplici: l’articolo del Guardian spiega che la convinzione che gli effetti delle sbornie siano più intensi e duraturi con l’avanzare dell’età ha un fondamento scientifico. Studi su bevitori adulti e adolescenti mostrano che in generale gli adolescenti se ne lamentano più raramente. Inoltre, secondo ricerche condotte sui topi, gli adolescenti sono meno ansiosi e più impegnati in interazioni sociali durante i postumi da sbronza rispetto agli adulti.

Cosa hai bevuto?
Un altro fattore che determina le conseguenze di una sbronza è, molto banalmente, il tipo di bevanda ingerito, in particolare in relazione alla quantità di congeneri che contiene. I congeneri sono molecole organiche che vengono prodotte durante il processo di fermentazione e che hanno effetti tossici, come per esempio l’acetone, l’acetaldeide e i tannini. Sono contenuti soprattutto negli alcolici più scuri, come il bourbon, il brandy e il whiskey, e nei vini rossi, mentre sono più rari nelle bevande chiare, come la vodka e il gin, e nei vini bianchi.

Cosa cambia?
Le prime ricerche sugli effetti dei congeneri furono condotte negli anni Settanta. Uno studio del 2010, condotto su 95 forti bevitori tra i 21 e 33 anni, ha scoperto che le conseguenze dei congeneri riguardano soprattutto il modo in cui le persone avvertono la sbronza e non le prestazioni. Il 33 per cento dei partecipanti allo studio che aveva bevuto bourbon ha riportato forti postumi da sbornia, mentre la percentuale tra chi aveva bevuto vodka era del tre per cento; gli effetti delle due bevande sul sonno, il tempo di reazione, le prestazioni motorie, la memoria e l’attenzione del giorno dopo erano però gli stessi. In sintesi: si sta peggio se ci si ubriaca col bourbon, rispetto alla vodka, ma il calo di riflessi, prestazioni e memoria è uguale.

Farsela passare
Il Guardian conclude dicendo appunto che in base agli studi pubblicati fin qui non c’è ancora una comprensione completa degli effetti dell’alcol sulla persona e sul cervello. Questo vale anche per i sintomi dell’intossicazione da alcol: una ricerca pubblicata nel 2005 sul British Medical Journal ha concluso che non esiste al momento un metodo provato e univoco per prevenire o curare i postumi da sbornia. Quindi circolano le voci più svariate, quasi tutte basate sull’assunzione di cibi ricchi di amminoacidi: un piatto di uova e pancetta; un cocktail con uovo crudo, salsa piccante, e salsa Worcester; le prugne sottaceto; la cipolla cruda. Oppure il cosiddetto “richiamino” – un bicchierino di una sostanza alcolica la mattina dopo essersi ubriacati: ma è una pratica controversa – oppure banalmente bere un sacco di acqua, per facilitare lo smaltimento delle tossine.

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