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  • sabato 16 Novembre 2013

Almeno 43 morti in Libia

Negli scontri tra manifestanti e la milizia di Misurata: è il bilancio più grave dalla fine della guerra civile

Venerdì 15 novembre almeno 43 persone sono state uccise e altre 460 sono state ferite in una serie di scontri a Tripoli tra manifestanti e la milizia di Misurata. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale del paese si è trattato dello scontro più sanguinoso dalla fine della guerra civile, che nel 2011 ha portato alla caduta del dittatore Muhammar Gheddafi.

Gli scontri sono cominciati venerdì, dopo che alcune migliaia di manifestanti si sono radunati nel quartiere Gharghour di Tripoli, dove ha sede la sede della milizia di Misurata nella capitale. I manifestanti protestavano contro i miliziani, a cui chiedevano di abbandonare le armi e di lasciare Tripoli, dove da mesi oramai tengono di fatto in ostaggio il governo centrale. Secondo un comunicato diffuso dal governo la manifestazione è rimasta “pacifica” anche dopo l’inizio degli scontri.

Nelle immagini trasmesse da alcune televisioni private si vedono i miliziani aprire il fuoco sui manifestanti utilizzando cannoni anti-aerei montati su pick-up. Gli scontri sono durati per ore e i manifestanti sono ritornati sul luogo dei primi incidenti armati e accompagnati da miliziani provenienti da altri quartieri della capitale.

Attualmente a Tripoli sono presenti diverse basi delle varie milizie che hanno contribuito a deporre Gheddafi nel 2011. Un comandante della milizia di Misurata ha dichiarato che i manifestanti hanno aperto il fuoco per primi. Nelle scorse settimane diversi comandanti delle milizie avevano dichiarato che avrebbero abbandonato Tripoli dopo l’approvazione della costituzione. Venerdì 15, uno dei comandanti della milizia ha dichiarato che dopo gli scontri le cose sono cambiate: «Ce ne andremo soltanto nelle nostre bare».

Le proteste contro la milizia sono aumentate nel corso delle ultime settimane soprattutto dopo che il governo centrale si è dimostrato debole e praticamente incapace di reagire. Il 10 ottobre alcuni miliziani hanno rapito e liberato poche ore dopo lo stesso capo del governo, il primo ministro Ali Zeidan.