I cani di San Francisco

Le carceri della California, Abu Ghraib e altre storie dal libro di Enrico Deaglio La felicità in America

È uscito per Feltrinelli La felicità in America, il nuovo libro di Enrico Deaglio, giornalista, scrittore e conduttore televisivo. Il libro rappresenta una specie di viaggio sentimentale alla scoperta dell’America attraverso storie importanti o sconosciute che Deaglio ha raccolto in trent’anni di frequentazione assidua degli Stati Uniti.

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Diane Whipple pensava di essere tornata a casa, quando venne sbranata da Bane e Hera, due Presa Canario

Il fatto successe il 26 gennaio del 2001, al numero 2308 di Pacific Avenue, in una delle zone più chic di San Francisco. Un palazzo di pietra con una maestosa vista sulla baia, un’entrata art déco tra il religioso e il lugubre, scale antincendio, bovindo e pinnacoli. Agli inizi del secolo scorso residenza di uomini dall’improvvisa ricchezza, oggi diviso in appartamenti di prestigio in affitto.

Al sesto piano si affacciavano sul corridoio gli appartamenti di Diane Whipple, 26 anni, insegnante di ginnastica in una scuola femminile cattolica appena fuori città; quello degli avvocati Robert Noel e Marjorie Knoller (studio e abitazione) e quello della signora Esther Birkmaier, ultrasettantenne che raramente usciva di casa. Fu Esther la prima che sentì, e poi vide, quel poco che lo spioncino le permetteva. Terribili ululati, poi grida, poi sangue sul pavimento e sulla parte bassa delle pareti. Chiamò il 911, la polizia arrivò in sette minuti e trovò morente la giovane Diane Whipple, coperta di sangue sulla soglia della sua abitazione. Impietrita, sotto shock e anch’essa sporca di sangue, l’avvocato Marjorie Knoller davanti alla sua porta.

Dentro i suoi due cani: Bane il maschio e Hera la femmina, della feroce razza dei Presa Canario, bestie da più di 70 chili di peso. Erano insieme alla loro padrona sulla soglia di casa quando Diane Whipple aprì la porta dell’ascensore con le chiavi di casa in una mano e la borsa della spesa nell’altra. Bane le saltò addosso e le sbranò la testa, Hera partecipò strappandole i vestiti. L’avvocato Knoller riuscì con fatica a riportare i due cani in casa. Agenti specializzati assediarono le due bestie per più di un’ora, sparando loro proiettili sedativi, prima di averne ragione. Bane fu ucciso sul posto, Hera portata al canile municipale e trattata come un “testimone”. Robert Noel, che non era presente alla scena, l’aveva però intuita quando arrivando in macchina aveva visto tutto l’isolato circondato dalla polizia. Sollevato nell’apprendere che la vittima non era sua moglie, cominciò a pensare a una linea di difesa.

La notizia si sparse subito attraverso radio e televisioni in una città notoriamente amante degli animali e dei cani in particolare. (Una vignetta mostra due barboncini che si azzuffano in un salotto e uno grida: “Io, non tu, io sono il figlio che lei avrebbe voluto avere!”.) I cani di San Francisco sono la manna per psicologi, allenatori, accompagnatori, cuochi, dietologi, reumatologi, coiffeur e opinionisti: è necessario cibo kosher per i cani di padroni ebrei?

I centralini furono sommersi di chiamate. Perché Bane era stato ucciso? Si poteva salvare Hera? Perché i vicini di casa avevano tollerato la presenza di bestie così pericolose? Dov’era l’amministratore di condominio? Perché erano senza museruola? Ci sarebbero state restrizioni al passeggio dei cani nei parchi e nelle strade? Una certa quantità di persone immediatamente si informò sulla razza dei Presa Canario, per acquistarne un esemplare. Si scoprì subito, e con amarezza, che la compagna di Diane Whipple, Sharon Smith, con cui la vittima divideva l’appartamento e in favore della quale aveva fatto testamento, non aveva il diritto di costituirsi parte civile. E questo nonostante si fosse nella patria dei diritti dei gay.

Ma lo stupore crebbe il giorno dopo, quando l’avvocato Robert Noel fece avere al procuratore distrettuale e alla stampa venti pagine di fax con la sua versione dei fatti. Spiegava l’avvocato che i cani erano sempre stati gentili e obbedienti ai comandi, benvoluti dal vicinato e che l’attacco aveva, a suo parere, una spiegazione plausibile: Diane Whipple, lesbica e sportiva professionista, probabilmente faceva uso di ormoni che avevano spinto il cane maschio a difendere la sua padrona. D’altronde, spiegava ancora l’avvocato, se Diane Whipple non fosse stata ferma sulla porta (la vittima aveva ancora le chiavi in mano), ma fosse entrata e l’avesse chiusa dietro di sé, nulla sarebbe successo. Ed era quello che sua moglie Marjorie le aveva gridato.

Non era finita. La polizia scoprì che Bane e Hera erano tenuti “in custodia” dalla coppia di avvocati, per conto di un detenuto della prigione di massima sicurezza di Pelican Bay, su, all’estremo Nord dello stato. E che detenuto! Nientemeno che Paul “Cornfed” Schneider, ergastolano, nemico pubblico numero uno, presunto capo della Fratellanza ariana, la principale gang presente nel circuito carcerario americano, di cui Noel e Knoller erano i procuratori legali. Cliente e patrocinatori avevano rapporti così stretti che i secondi lo avevano legalmente adottato: quindici giorni dopo l’assalto, l’iter burocratico terminò e Noel, Knoller e Schneider festeggiarono la nascita di una “nuova famiglia”.

Un circuito così fosco, accompagnato da rivelazioni dei media su fotografie erotiche dei cani che genitori adottivi e figlio adottato si scambiavano da tempo, convinse il procuratore Terence Hallinan a ordinare l’arresto della coppia. Nel frattempo anche Hera, terminate le esigenze istruttorie, era stata messa a morte, tra non poche proteste. Tra le sue feci, le prove della sua partecipazione al delitto, sotto forma di brandelli del vestito di Diane Whipple.

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