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Matteo a scuola

Massimo Gramellini immagina una storia non tanto immaginaria, sulla Stampa di oggi

Nella sua rubrica quotidiana in prima pagina sulla Stampa, venerdì Massimo Gramellini racconta una specie di favola dal finale aperto e dai protagonisti riconoscibili.

C’era una volta, in una scuola pericolante, un bambino spigliato e ambizioso con un problema: era adorato dai compagni delle altre classi, ma detestato da quelli della sua. Gli tiravano i capelli, gli pestavano i piedi e appena si girava gli facevano lo sgambetto. «Vattene!», gridavano. «Tu non sei come noi. Hai gusti troppo diversi. A noi piace giocare a scannarci l’un l’altro, però tutti insieme, fingendo di essere amici. Tu invece vuoi sempre fare giochi nuovi e non ti metti mai in fila». Per tutta risposta il bimbo si candidò capoclasse, chiedendo all’intero istituto di votare per lui. E forse sarebbe accaduto davvero, se una bambina vecchissima, la sindacalista della classe, non avesse bloccato le porte dell’aula all’ultimo momento. Il bimbo fu sconfitto, ma rimase seduto al suo posto, tranquillo. Beh, più o meno: usciva di continuo in corridoio a prendersi gli applausi delle altre sezioni. Ma poi tornava sempre nella sua.

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