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Alpinismo con chiodi o senza

La Stampa racconta il grande dibattito che c'è da anni nell'alpinismo sugli strumenti usati dai rocciatori

Enrico Martinet racconta oggi sulla Stampa il grande dibattito che c’è da anni nel mondo dell’alpinismo sull’uso dei chiodi da roccia: alcuni professionisti sono fermamente contrari al loro utilizzo, mentre altri hanno raggiunto vette molto celebri con il loro aiuto. La questione è tornata di attualità nell’ambiente perché oggi si apre la ventunesima edizione del premio Piolets d’Or, il massimo riconoscimento alpinistico internazionale.

Puri come chi? Come Paul Preuss, che ogni chiodo piantato era un sacrilegio e guai a scendere da una montagna se non lungo la linea di salita? O come i rocciatori tedeschi del nazismo inseguiti dal motto «o vetta o morte»? La bufera del purismo alpinistico è destinato ad arroventare la ventunesima edizione dei «Piolets d’Or», massimo riconoscimento alpinistico, che si avvia oggi tra Chamonix e Courmayeur, le due «città» del Monte Bianco.

Già, perché tra le «menzioni speciali» assegnate dalla giuria presieduta dal «teorico dello stile alpino», l’inglese Stephen Venables, c’è l’annosa questione del chiodo sì, chiodo no. Per lui e gli altri giudici (tra cui Gerlinde Kaltenbrunner, austriaca e prima donna ad aver salito senza ossigeno i quattordici Ottomila) i meritevoli del premio sono Hayden Kennedy e Jason Kruz, che hanno schiodato la via del 1970 sul Cerro Torre (nella Patagonia contesa tra Argentina e Cile) di Cesare Maestri; e con loro gli austriaci David Lama e Peter Ortner, primi a risalirla senza quei chiodi.

Quarantatrè anni fa, Maestri, stufo di non essere creduto per aver scalato con Toni Egger il Cerro nel 1959, esagerò. Affrontò il liscio quanto verticale granito alla fine del mondo con un compressore e chiodi. Per superare l’ultima parete bucò la roccia e infilò trecento chiodi, oggi definiti «spit». Protezioni indispensabili per superare l’insuperabile.

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Foto: Stephan Siegrist scala il Cerro Stanhardt in Patagonia, Argentina meridionale, nell’agosto 2012.
(Thomas Senf/Photopress for Mammut via AP Images)