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  • mercoledì 20 Marzo 2013

Michael Owen si ritira

Foto e video del calciatore che esplose ragazzino nel 1998 e sembrò a tutti un fenomeno, prima di perdersi: vinse un Pallone d'Oro, ora gioca nello Stoke City

di Francesco Marinelli – @frankmarinelli

Con un messaggio pubblicato martedì sul proprio account Twitter, il calciatore inglese Michael Owen ha annunciato che a fine stagione si ritirerà. In una lettera, pubblicata sul suo sito, Owen ha confermato la decisione e ha ricordato il suo debutto da professionista con il Liverpool, nel 1997 a 17 anni, squadra in cui è diventato uno dei giocatori più amati dalla Kop, la calorosa curva dei tifosi locali. Owen si fece notare da giovanissimo con un gol strepitoso ai Mondiali del 1998 e sembrava che fosse arrivato un nuovo fenomeno, un alieno, un calciatore in grado di rivaleggiare con Ronaldo o Zidane. Non fu così, anche a causa di un elenco infinito di infortuni.

Michael Owen lascerà il calcio professionistico a 33 anni. Nella lettera dice di essere stato molto fortunato, anche se dopo gli anni con il Liverpool praticamente non è più riuscito a trovare continuità: a partire dal suo trasferimento al Real Madrid, dove ha fatto soprattutto panchina, per proseguire con le stagioni seguenti. Con il Liverpool Owen ha giocato 216 partite, segnato 118 gol, vinto una Coppa UEFA, una Supercoppa Europea, una Coppa d’Inghilterra. Il tutto coronato, nel 2001, con la vittoria del Pallone d’Oro, il più importante premio individuale internazionale per calciatori, assegnato dalla rivista francese France Football.

Per i tifosi inglesi, Michael Owen è diventato il Golden Boy, “il ragazzo d’oro” quando durante la partita tra Inghilterra e Argentina ai Mondiali di Francia del 1998 segnò un gol bellissimo: si allungò la palla stoppandola con il tacco, resse il confronto spalla a spalla con un difensore argentino, superò tutti in velocità, dribblandone un altro e poi segnò con un gran tiro sotto alla traversa. Tecnica e velocità, le sue qualità principali.

Dopo il fallimentare trasferimento al Real Madrid – 13 gol in un anno, diversi acciacchi, poche partite da titolare – Owen è tornato in Inghilterra nel 2005, per cercare di ritrovarsi. Il Newcastle lo comprò per 20 milioni di euro, l’acquisto più caro nella storia del club. Ma ancora una volta gli infortuni segnarono il resto: si fece male prima al metatarso e poi, durante una partita con la nazionale inglese, si ruppe il legamento crociato del ginocchio: infortunio, tra l’altro, che si procurò da solo. Restò fermo per 10 mesi e tornò in campo con un nuovo legamento crociato, donato da un atleta morto.

Alcuni dei gol più belli di Michael Owen con il Liverpool

Owen riuscì successivamente a trovare una certa regolarità, dopo anni di alti e bassi, poi arrivò un nuovo grave infortunio: il 23 gennaio 2009 si ruppe la caviglia, ma riuscì a riprendersi per le ultime giornate di campionato. Nella stagione successiva, nel 2009, passò a sorpresa al Manchester United: il trasferimento venne molto criticato dai suoi ex tifosi di Liverpool, per la forte rivalità che c’è tra le due squadre, e anche tra quelli del Manchester non mancavano gli scettici.

Con lo United ha indossato la maglia numero 7, maglia importante nella storia del club (quella di George Best, David Beckham e Cristiano Ronaldo), ha vinto un campionato e la Coppa di Lega, anche se in tre anni ha giocato come titolare soltanto in sei partite: ha segnato però un gol importantissimo, che fece vincere un derby contro il Manchester City al 96esimo minuto. Anche in quella stagione Michael Owen si è dovuto fermare per un altro infortunio, uno strappo muscolare.

L’ultima tappa della sua carriera è stata lo Stoke City, con cui ha firmato un contratto di una sola stagione: fino a oggi ha giocato soltanto 7 partite, in tutto poco più di un’ora di gioco. Nonostante la seconda parte della sua carriera sia stata condizionata dagli infortuni, Michael Owen ha segnato in tutto 222 gol in 480 partite nelle squadre di club e 40 gol in 89 partite con la nazionale inglese. Ed è lecito chiedersi dove sarebbe potuto arrivare, con un po’ di sfortuna in meno.