• Italia
  • mercoledì 30 Gennaio 2013

Cosa ne è stato del bambino X

Quello che la polizia trascinò via da scuola a Cittadella per poterlo consegnare al padre, lo scorso ottobre: lo racconta Carlo Verdelli su Repubblica

Su Repubblica di mercoledì Carlo Verdelli – per la prima volta collaboratore del giornale, dopo essere stato a lungo al Corriere della Sera, e poi direttore di Vanity Fair e della Gazzetta dello Sport – racconta e ricostruisce gli sviluppi della storia del bambino che lo scorso ottobre fu prelevato dalla polizia nella sua scuola di Cittadella per essere consegnato al padre. E spiega il contesto delle storie di questo e altri tipi che riguardano i bambini.

Si dimentica la Storia, figurarsi la cronaca. Eppure la vicenda di questo bambino, che chiameremo X, pochi mesi fa ha sconvolto tanta Italia. C’è un video, tre minuti, che chi l’ha visto non può più scordare. Riprende un ragazzino con una tuta azzurra e una vocina disperata che si dimena mentre degli uomini cercano di trascinarlo sul marciapiede. Implora la zia che sta riprendendo la scena mentre lancia urla rabbiose contro i poliziotti che lottano col nipote (“Lasciatelo stare! Non vedete che non respira! Stronzi, cosa siete, la Gestapo?”).
Lui, il bambino X, cerca di aggrapparsi alla strada, graffiandola con le mani. Ancora la voce fuori campo della zia: “Fermatevi, il bambino dice che non vuole andare con suo padre perché lo maltratta”. Lo maltratta? E allora perché i giudici l’hanno affidato proprio a lui? Sono pazzi? Consegnano un minore al suo persecutore?Il nonno materno è nella mischia, tira da una parte, i poliziotti dall’altra, X è in mezzo, strattonato, una bestiolina che si ribella al macello.
È il 10 ottobre scorso, un mercoledì. Non inquadrata, una scuola, la Elena Lucrezia Cornaro di Cittadella di Padova, intitolata alla prima donna laureata al mondo. Il bambino strappato studiava lì. Quando sono venuti a prenderlo in classe, pare che fosse tranquillo. Non felice, ma tranquillo. Poi, appena fuori, tutto cambia. Quel video: tre minuti di follia, insopportabili da vedere e da sentire, immaginarsi da vivere. Alla fine, X scompare dentro una macchina grigia. Comincia la caccia al mostro, ai mostri. I poliziotti, il padre, i magistrati che hanno firmato il decreto. Caccia spiccia, verdetto sbrigativo. La sentenza si consuma nel salotto di Barbara D’Urso su Canale 5.

(leggi per intero su Repubblica.it)