Aaron Swartz sarà importante

Vincenzo Latronico spiega sul Corriere della Sera perché le battaglie dell'attivista suicidatosi una settimana fa avranno vinto quando saranno dimenticate

Oggi, sul Corriere della Sera, lo scrittore Vincenzo Latronico commenta la notizia del suicidio di Aaron Swartz, il programmatore e attivista che è morto l’11 gennaio 2013 a New York, e la mette in prospettiva: non importa tanto che cosa significa l’attività e la storia di Swartz oggi ma che cosa significherà tra qualche anno, quando alcune sue battaglie potrebbero essere diritti acquisiti e, in un certo senso, scontati.

C’è un luogo comune cinematografico in cui un adulto mostra a un bambino una figura del passato, un martire, un eroe, un perseguitato per una causa nel frattempo vinta e assorbita dalla coscienza comune. Magari non si trattava neanche di un attivista: solo di qualcuno che aveva sofferto perché la società non era ancora quella che sarebbe stata poi: un libero pensatore, un resistente, un criminale qualunque. «Sai chi è?», chiede il primo, indicando una statua o una fotografia. «Mai sentito», risponde il bambino.

(continua a leggere sul blog “Sei gradi” del Corriere)

Foto: AP Photo/ThoughtWorks, Pernille Ironside

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