Studiare la storia d’Italia, con un Tumblr

Enrico Deaglio racconta su Repubblica il sito-archivio online creato da Ivan Carozzi, "The italian game"

Oggi la pagina di apertura della sezione Cultura di Repubblica ospita un articolo di Enrico Deaglio che racconta il sito-archivio di storia d’Italia “The Italian Game”, creato e curato da Ivan Carozzi, collaboratore del Post (e che mercoledì aveva raccontato questa bella storia).

Il consiglio è semplice e non costa niente: fate come me, aprite il link e cominciate a guardarci dentro. È molto probabile che rimaniate incollati. Si chiama
theitaliangame.tumblr.com e un “tumblr”, per intenderci, è una specie di blog, però fatto solo di immagini e un breve testo. Il titolo invece, “The Italian Game”, fa riferimento a un’espressione usata dalla diplomazia americana (la Cia, per farla breve) per descrivere l’Italia negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso. Ovvero un misto di machiavellismo politico, sovversioni, strategie della tensione, colpi di Stato progettati e lotte armate velleitarie; una maionese impazzita non in un paese sperduto, ma nella settima potenza industriale, in Europa, rendendo instabile la geopolitica di un mondo allora rigidamente diviso in due blocchi.
Ancora oggi, per la verità, noi stessi non sappiamo come definire quel periodo della nostra storia. Forse erano i postumi del tentativo fallito di “compromesso storico” tra la Dc e il Pci; o erano gli “anni di piombo”, a cui seguì il “riflusso”, gli anni delle uccisioni di Aldo Moro e del generale Dalla Chiesa, dei grandi licenziamenti alla Fiat, dell’ordine nuovo della mafia. O gli anni dell’avvento del liberismo, del famoso “edonismo reaganiano”. E si potrebbe continuare: gli anni in cui l’Italia andò in frantumi, gli anni incubatori della Lega, dell’ascesa criminale, della televisione a colori e del suo logico epilogo, il ventennio berlusconiano. Era, probabilmente, un misto di tutto questo; ma la verità è, che il periodo sfugge ancora oggi alla classificazione, per cui “Italian Game” non era il titolo più sbagliato.

(continua a leggere sul sito Diritti Globali)

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