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  • martedì 23 ottobre 2012

Gli ostaggi al teatro di Mosca, il 23 ottobre 2002

Un gruppo di separatisti ceceni sequestrò circa 850 persone al teatro Dubrovka: finì tre giorni dopo, molto male

di Emanuele Menietti – @emenietti

Olga Romanova superò il cordone della polizia ed entrò nel teatro. Era l’una e mezza di notte. Raggiunse l’area in cui si trovavano i prigionieri e, urlando, li invitò a rivoltarsi contro i loro sequestratori che li tenevano in ostaggio da ore. Un sequestratore pensò che Olga fosse una spia e la uccise pochi istanti dopo. Ancora oggi non è chiaro che cosa la spinse a entrare e come fece a superare le forze di sicurezza agli ingressi. L’unica cosa certa è che Olga Romanova fu la prima persona a essere uccisa durante le complicate ore della crisi del teatro Dubrovka a Mosca, iniziata il 23 ottobre 2002 con il sequestro di circa 850 ostaggi da parte di un gruppo armato che chiedeva la fine della Seconda guerra cecena.

Il sequestro
Mentre centinaia di spettatori assistevano inconsapevoli al secondo atto del musical Nord-Ost, poco dopo le nove di sera del 23 ottobre 2002, oltre quaranta persone con il volto coperto entrarono nell’atrio del teatro. Armati di fucili da assalto, spararono diversi colpi in aria e si sparpagliarono nella sala principale, prendendo in ostaggio tra le 850 e le 900 persone. Alcuni spettatori ebbero crisi di panico e si misero a urlare, altri svennero, avrebbero poi raccontato i sopravvissuti.

C’era molta confusione in sala e dietro le quinte, dove si trovavano diversi attori che sarebbero dovuti entrare in scena durante il musical. Alcuni riuscirono a fuggire, attraverso una finestra aperta nelle quinte, mettendosi in salvo e chiamando la polizia. Nei primi concitati minuti del sequestro, circa 90 persone riuscirono ad allontanarsi dal teatro, mentre per le altre iniziò una lunga e snervante attesa sotto la violenta sorveglianza degli assalitori.

Il capo dei sequestratori disse agli spettatori che erano ostaggi di un gruppo suicida. Li invitò a mantenere la calma e spiegò di essere interessato solo ai cittadini di nazionalità russa, e che avrebbe quindi lasciato andare tutti gli stranieri che gli avessero mostrato un passaporto. Erano 75, ma il loro rilascio si sarebbe complicato nelle ore successive durante le fasi di negoziazione con le forze dell’ordine.

Le richieste
Movsar Barayev era alla guida dei sequestratori. Avrebbe compiuto 23 anni tre giorni dopo l’inizio dell’operazione al teatro ed era nipote del comandante della milizia cecena Arbi Barayev, organizzatore di diversi sequestri e rapimenti nel corso della Prima guerra cecena, ucciso dalle forze speciali russe nel 2001, un anno prima del fatti al teatro di Mosca. Movsar Barayev si mise in contatto con la polizia, che aveva circondato la zona, e diede le sue condizioni: chiese l’immediata fine delle operazioni militari russe in Cecenia entro una settimana, altrimenti avrebbe fatto uccidere tutti gli ostaggi.

Gli fu risposto che si trattava di richieste non realistiche, specialmente per i brevi tempi imposti. Barayev allora chiese come primo segnale la fine dei bombardamenti tramite artiglieria e aeroplani a partire dal giorno successivo, la fine delle ricerche casa per casa dei ribelli ceceni e una dichiarazione formale, da parte del presidente Vladimir Putin, in cui vi fosse un impegno a fermare la guerra in Cecenia. Per non creare nuove tensioni, le autorità russe disposero per i giorni seguenti al 23 ottobre una sospensione dei bombardamenti più pesanti.

Nel teatro
Attraverso le telefonate di alcuni ostaggi ai loro parenti, all’esterno del teatro, le autorità ebbero la conferma che i sequestratori erano in possesso di granate, armi e che indossavano altri tipi di esplosivi rudimentali. In realtà, si scoprì in seguito, molti componenti del gruppo indossavano finte cinture esplosive. Le donne avevano il viso coperto dal niqāb e i sequestratori comunicavano chiamandosi con nomi arabi. Le centinaia di ostaggi erano mantenute all’interno dell’auditorium, mentre la buca dell’orchestra fu destinata a toilette. Ci furono diversi momenti di tensione ma non si verificarono particolari episodi di violenza durante le ore del sequestro.

Nel corso della prima notte, quella tra il 23 e il 24 ottobre, gli assalitori diedero un primo segnale alle autorità su come avrebbero gestito la cosa, liberando spontaneamente oltre 150 persone. Si trattò principalmente di donne incinte, bambini, musulmani, stranieri e persone che avevano bisogno di cure mediche e che sarebbero potute diventare un problema. Due donne riuscirono a scappare e una di queste nel farlo rimase ferita. In quella notte si verificò anche l’irruzione nel teatro di Olga Romanova, il cui cadavere fu portato fuori da un gruppo di medici autorizzati a entrare alcune ore dopo, facendo pensare inizialmente che si trattasse del primo ostaggio ucciso dai sequestratori.

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