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  • martedì 29 maggio 2012

Il processo senza prove, nemmeno una

Carlo Bonini spiega perché le assoluzioni di ieri su Rignano Flaminio erano scontate: "un abbaglio di psicosi e contagio collettivi"

Carlo Bonini su Repubblica spiega perché le assoluzioni di ieri nel processo sui presunti abusi sessuali nell’asilo “Olga Rovere” di Rignano Flaminio – “il fatto non sussiste” – erano inevitabili e si potevano prevedere fin dalle prime fasi delle indagini, da quando i cinque imputati furono rilasciati dagli arresti in mancanza di indizi.

Non esistevano dunque né orchi, né streghe nella scuola per l’ infanzia “Olga Rovere”. I sei sventurati, inquisiti e come tali processati, sono un abbaglio da psicosi e contagio collettivi. I ventuno bimbi che si volevano abusati o comunque “esposti” a un trauma sessuale di nessuna violenza sono mai stati vittime. E la storia di una catastrofe processuale, umana, civica, arriva così al suo inevitabile compimento. Con un’ assoluzione che prende atto con coraggio e limpidezza di un vuoto probatorio macroscopico. Che mette a nudo l’ ostinazione di una Procura della Repubblica e di un ufficio gip che pur di non riconoscere i propri errori, di non arrendersi all’ evidenza contraria del fatto che si intendeva provare, hanno trasformato questa storia in un’ interminabile ordalia che ha schiantato per sempre le vite di chi ne è stato inghiottito. Ventuno bambini che hanno consumato e continuano a consumare la loro infanzia (avevano 4 anni quando questa storia è cominciata, ne hanno oggi 10) tra psico-terapeuti e visite ginecologiche, necessarie ad esplorare gli anfratti della loro psiche e dei loro corpi. Le loro famiglie, che hanno finito per convincersi di essere state vittime di un orrore al punto tale da non riuscire oggi a provare sollievo nell’ apprendere che così non è stato. Quattro donne e due uomini che hanno perso tutto. Il lavoro, gli affetti, la dignità e che continueranno ad essere inseguiti fino all’ ultimo dei loro giorni dal sospetto infame di essere in fondo quei pedofili che «un tribunale di merda» (come gridava ieri pomeriggio qualcuno alla lettura del dispositivo della sentenza) non avrebbe avuto il coraggio di condannare. Eppure, a questa catastrofe si sarebbe potuti non arrivare. Perché i suoi inconfondibili indizi erano sotto gli occhi di tutti già in quel lontano aprile del 2007. Solo a volerli vedere.

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