La conquista del Polo Sud

La storia e le foto della sfida tra l'esploratore britannico Scott e quello norvegese Amundsen, cent'anni fa

Lara Ricci sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa aveva raccontato la spedizione del capitano norvegese Roald Amundsen, la prima a raggiungere il Polo Sud il 14 dicembre del 1911, e quella del suo rivale, l’esploratore inglese Robert Scott, che arrivò 35 giorni dopo.

Cento anni fa, lunedì 4 dicembre 1911, l’esploratore norvegese Roald Amundsen annotava sul suo diario: «Il vento è calato – dopo aver soffiato con la forza di una tempesta da SE a N. Si è calmato ed è tornato il sereno. Siamo usciti senza perdere tempo e ci siamo messi in marcia. Dapprima abbiamo dovuto attraversare la sala da ballo del Diavolo. Puro ghiaccio levigato con crepacci pieni di neve qua e là».

Non molto lontano, eppure a una distanza ormai insormontabile, in quel cerchio bianco e vuoto che era allora l’Antartide, il suo rivale inglese scriveva: «è assolutamente impossibile andare avanti con questo tempo, e nessuno sa trovare una spiegazione per quello che sta succedendo. Ieri notte il barometro è salito da 29,4 a 29,9, un aumento fenomenale.

Evidentemente c’è un grosso sconvolgimento nelle condizioni atmosferiche». Dodici giorni dopo, sabato 16 dicembre, i taccuini del norvegese riportano: «Domani partiremo per il punto esatto del polo, a 5 miglia nautiche e ½ da qui. Adesso abbiamo cibo per noi uomini per 18 giorni, 10 giorni per i cani. Credo che arriveremo senza problemi al nostro deposito agli 88° 25′, e da lì al deposito sul Ghiacciaio del Diavolo. È davvero interessante vedere il sole che si muove in cielo per così dire alla stessa altezza giorno e notte. Credo che siamo i primi uomini a vedere questo spettacolo singolare». E ancora, il giorno dopo: «Ecco qui il polo Sud – un’enorme distesa piatta, non si vede una sola irregolarità. Il sole gira attorno all’orizzonte praticamente sempre alla stessa altezza e splende e scalda da un cielo senza nuvole. Questa sera l’aria è ferma e c’è una tale pace».

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