La mia copertina del New York Times Magazine

Un trentaseienne illustratore milanese da oggi ha una buona storia da raccontare

di Francesco Poroli

Sono finito sulla copertina del New York Times Magazine.
Meglio, ci è finita una mia illustrazione.
Meglio ancora, una mia illustrazione – montata all’interno di un giocattolo costruito ad hoc per l’occasione e poi fotografato – è finita sulla copertina del New York Times Magazine.

1 novembre, giovedì.
Una cover che ho disegnato per Rivista Ufficiale NBA finisce su un blog di settore, accompagnata dall’aggettivo “stylish” e già questo mi pareva una discreta soddisfazione. Poche ore dopo ricevo una mail da Caleb Bennet, deputy art director del NYTimes Magazine, che mi chiede maggiori informazioni sulla rivista e sul mio lavoro.

9 novembre, venerdì.
Dopo qualche chiacchiera via mail nei giorni successivi, prendo coraggio:

“Caleb, tu sei del New York Times: io DEVO farmi un po’ di autopromozione. Daresti un’occhiata alle mie illustrazioni? So di non essere all’altezza del NYT, ma magari mi puoi dare un paio di consigli…”

15 novembre, giovedì.
Dopo cinque giorni di silenzio in cui penso che forse sarebbe stato meglio stare zitto, provo a buttarla sul ridere:

“Ok, se stai cercando le parole per dirmi che non sono all’altezza di nessun magazine da nessuna parte, non preoccuparti. Posso sopportarlo. Dai, spara”.

E qui, colpo di scena (1):

“Francesco, dicono che il tempismo sia tutto nella vita. Stiamo lavorando su qualcosa per cui potresti essere perfetto”.

Seguono direttamente istruzioni di massima.
Soggetto: il candidato alle primarie repubblicane Mitt Romney. Stile: il mio. Modo: un weeble wobble.

“Tutto chiaro, Francesco?”

“Certo Caleb, ma scherzi?”.

Ok, cosa diamine è un weeble wobble?
Google immagini. Perfetto. Capito.
Come si traduce ‘Ercolino-sempre-in-piedi’? ‘Little-Hercules-always-on-his-feet’?
Resta da capire solo una cosa: i tempi.

“Sembra che faremo lo shooting fotografico lunedì mattina. Mi mandi i bozzetti venerdì mattina?”.

Avete presente lavorare la notte? E avete presente andare a dormire e per quel poco che si dorme sognare, nell’ordine: inadeguatezza, mail in lingua inglese e files di Illustrator?
Ecco.
Specie se il vostro contatto vi annuncia che è in partenza per (guarda il caso) l’Italia per le vacanze del Thanksgiving e da ora in avanti dovrete fare riferimento al suo boss: che è il Design Director del NYTimes Magazine, Arem Duplessis.

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