• Cultura
  • mercoledì 5 ottobre 2011

Le lettere triangolari dal fronte russo

Durante la Seconda guerra mondiale i soldati spedivano a casa i loro messaggi senza busta, piegati a triangolo

Durante la Seconda guerra mondiale, nel periodo tra il 1941 e il 1945 che in Russia viene chiamato “la Grande Guerra Patriottica”, la forma triangolare diventò lo standard della corrispondenza tra i soldati al fronte e le loro famiglie. Il blog Poemas del rio wang ne ha ricostruito la storia.

Durante la guerra, la posta veniva raccolta dal fronte e inviata ai familiari dei soldati gratuitamente. Non si poteva fare in altro modo perché far arrivare i francobolli fino alle zone di combattimento sarebbe stato molto difficile. Le cartoline e le buste c’erano, ma finivano molto in fretta. I soldati, allora, nei primi mesi della guerra inventarono un formato che era una lettera e una busta insieme. ll procedimento per piegare il foglio è simile a quello per fare l’origami a forma di shako, il cappellino militare.

Con questo sistema si poteva mandare una lettera senza bisogno della busta o di una cartolina postale: era sufficiente una pagina strappata da un quaderno, della carta per arrotolare le sigarette, o i bordi larghi di un giornale e mezz’ora di tempo per scriverla. Il contenuto delle lettere era quasi sempre molto semplice: i soldati scrivevano frasi affettuose per i familiari, facevano piccoli disegni per i bambini e per chi non sapeva leggere, e promettevano di tornare presto a casa, anche se non dipendeva da loro.

Piegare i fogli in questo modo, invece di inserirli in una busta, aveva un ulteriore vantaggo: il contenuto della lettera era più facile da controllare (era proibito sigillare i fogli in qualsiasi modo).
La censura militare che lavorava al fronte controllava la corrispondenza non tanto – come invece si pensa – per verificare che i soldati non si lamentassero del sistema (da un’analisi del contenuto delle lettere risalenti a quel periodo è emerso che praticamente nessuna faceva riferimenti politici o citava il nome di Stalin), ma per essere certi che i soldati non includessero riferimenti geografici e indicazioni da cui si potessero dedurre i piani dell’esercito russo.

Le frasi di questo tipo venivano cancellate con inchiostro nero, ma la lettera veniva inviata ugualmente. Come racconta Valya Uvarova che all’epoca della guerra aveva 17 anni ed era stata assunta per controllare la corrispondenza:

C’erano moltissime lettere, inviate dal fronte e al fronte. Accanto all’ufficio postale, in una speciale stanza “segreta” c’era il censore: il suo compito era quello di aprire e leggere le lettere triangolari […] I censori avevano un atteggiamento abbastanza umano rispetto alla corrispondenza dei soldati. Se c’erano soltanto poche righe che contenevano segreti militari – come ad esempio il nome della base occupata o dei corpi arrivati al fronte – i censori la cancellavano e poi inviavano ugualmente la lettera al destinatario.
Le uniche missive che venivano fermate e non spedite erano quelle in cui il contenuto sensibile era prevalente, ma capitava di rado.

Durante la Grande Guerra Patriottica furono inviate milioni di lettere dall’ovest all’est della Russia. Migliaia di queste sono ora conservate in collezioni e da privati. Le immagini di alcune di queste si trovano anche online, accompagnate dalla loro storia.

Il 9 maggio 2010, nel 65esimo anniversario della vittoria, la Russia ha distribuito ai veterani un set di lettere triangolari stampate per l’occasione. Erano imbustate, ma potevano essere spedite ovunque in Russia senza francobollo, proprio come in guerra.

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