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  • venerdì 20 Maggio 2011

I primi 57 anni di Oprah Winfrey

Mercoledì va in onda l'ultima puntata del suo show, diventato negli anni un fenomeno di cultura e potere inimitabile

di Chiara Lino

L’Oprah Winfrey Show chiude, dopo venticinque anni di successo: il 17 maggio, alla registrazione dell’ultimo episodio allo United Center di Chicago (andrà in onda il 25), era presente un pubblico di oltre 20.000 persone. Tra gli ospiti c’erano Tom Hanks, Tom Cruise con la moglie Katie Holmes, Josh Groban, Madonna, Beyoncé, Halle Berry, Queen Latifah, John Travolta, Will Smith e Jada Pinkett-Smith. Ma anche Michael Jordan, Dakota Fanning, Stevie Wonder, Aretha Franklin.
Il successo di Oprah Winfrey e del suo talk-show non ha, in Italia, nulla che vi assomigli, qualcosa che possa spiegare ai nostri occhi l’importanza mediatica e sociale di questo personaggio: chi la definisce “la loro Maria de Filippi” semplifica molto, perché Oprah è più di una conduttrice televisiva con un programma popolare.

Nel 1996, nel periodo di diffusione del virus della mucca pazza, Oprah si lasciò sfuggire durante una puntata dedicata all’argomento che non avrebbe più mangiato un hamburger. Fu citata in tribunale da un allevatore texano, con l’accusa di aver fatto perdere ai produttori di carne oltre un milione di dollari, alterando l’andamento del mercato. Vinse la causa, e diede un programma televisivo a uno dei suoi avvocati.
Nello stesso anno Oprah introdusse una nuova rubrica nel suo show, l’Oprah’s Book Club, che usava e usa tutt’ora per discutere di libri: sia novità che classici, tanto conosciuti quanto completamente ignorati dal pubblico. L’impatto è tale che un titolo presentato da Oprah entra immediatamente tra i best seller nazionali e la citazione è considerata la massima promozione auspicabile per un libro.
L’unica campagna elettorale che Winfrey appoggiò fu quella presidenziale di Obama, nel 2008: secondo una minuziosa analisi condotta da due studiosi dell’università del Maryland, la partecipazione di Oprah portò a Obama “tra i 423.123 e i 1.596.995” voti solo nelle primarie del partito democratico, e le statistiche a cui lo studio si è appoggiato non comprendono Texas, Michigan, North Dakota, Kansas e Alaska.

L’influenza di Oprah sull’opinione pubblica è tale che le hanno dato persino un nome, The Oprah Effect, un ascendente sulla popolazione che si manifesta tanto quando parla di temi sociali importanti, violenza sulle donne, discriminazione, omosessualità, quanto nei momenti in cui intervista le celebrity più famose, con le quali riesce a instaurare il dialogo su un piano molto intimo per l’ambiente di uno show televisivo. Ma il dialogo più riuscito è quello col pubblico: nel 1998 Time ne raccontava la storia.

Le donne, in particolare, ascoltano Winfrey perché la percepiscono come un’amica. Anche se a inventare il format fu Phil Donahue (il presentatore, microfono in mano, si muove tra il pubblico rivolgendo domande alle persone che lo compongono come fossero ospiti), il suo talk-show aveva un’impronta molto maschile, lo definirei report-talk. Si focalizzava sulle informazioni. Winfrey ha preso quel format e l’ha trasformato in ciò che chiamerei rapport-talk, l’approfondimento dei singoli aspetti che sta alla base dell’amicizia femminile, che enfatizza le confidenze più intime. Ha spostato il centro del discorso dagli esperti a donne e uomini comuni che parlano di problemi personali. L’amicizia tra ragazze e tra donne è spesso costruita sulla base di uno scambio di segreti: Il potere di Oprah Winfrey è raccontare i propri, far sapere che una volta ha mangiato un pacco intero di panini da hot-dog immersi nello sciroppo d’acero, che ha fumato cocaina, persino che da bambina ha subito uno stupro. Con Winfrey il talk-show è diventato più immediato, più intimo, più personale. Quando la storia di un ospite la commuove, lei piange e tende le braccia alla ricerca di un abbraccio.

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