• Scienza
  • domenica 21 novembre 2010

Si è aperto in Russia il summit per le tigri

Il meeting approverà un documento che tenterà di fermare l'estinzione della specie

Secondo il WWF un secolo fa gli esemplari in natura erano centomila, ora sono poco più di tremila

Si è aperto oggi a San Pietroburgo il cosiddetto “tiger summit”, un incontro internazionale che ha come obiettivo la stesura di nuove linee guida per la preservazione delle tigri, un animale a rischio di estinzione a causa della deforestazione e del bracconaggio.

Secondo i dati del WWF negli ultimi cento anni il numero delle tigri che vivono in natura sarebbe sceso da 100mila a circa 3.200. Negli ultimi settant’anni già tre sottospecie di tigri si sono estinte — Bali, Javan e Caspian — e se nessuno dovesse intervenire gli esperti calcolano che per il 2022 tutte le tigri potrebbero scomparire. Negli ultimi vent’anni le organizzazione ambientaliste, talvolta con l’aiuto dei governi, hanno cercato di fare il possibile per salvare la specie, ma il numero di esemplari è comunque diminuito di circa un terzo dal 1998 a oggi.

L’incontro si chiuderà mercoledì ed è ospitato da Vladimir Putin, che più volte ha pubblicamente espressione preoccupazione per il problema, facendosi anche fotografare nel 2008 dopo aver sparato un tranquillante a un esemplare femmina, per poi metterle una ricetrasmittente intorno al collo all’interno di un programma di tracciamento degli esemplari rari. Al meeting parteciperanno tredici nazioni, che tenteranno di arrivare a un accordo in grado di raddoppiare il numero di tigri entro il 2022. Il documento che uscirà dall’incontro dovrà essere approvato da tutte le tredici nazioni presenti a San Pietroburgo, quelle che hanno ancora tigri sul proprio territorio: Bangladesh, Bhutan, Cambogia, Cina, India, Indonesia, Laos, Malesia, Birmania, Nepal, Tailandia, Vietnam e Russia.

Durante il summit i governi cercheranno inoltre di ottenere donazioni e finanziamenti privati per aiutare la messa in atto delle misure. Una stesura iniziale del documento prevede che nei prossimi cinque anni ci sarà bisogno di circa 330 milioni di dollari in aiuti esterni. Circa il 30 per cento di questa cifra andrà ad organizzazioni e programmi che combattono i bracconieri.

A guidare l’incontro è la Global Tiger Initiative, un’associazione creata due anni fa dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. La questione, come spiega l’associazione, non è unicamente simbolica. Le tigre, oltre che belle, sono utili.

“Le tigri allo stato brado non sono solo il simbolo di tutto ciò che c’è di splendido, mistico e potente in natura” ha dichiarato la Global Tiger Initiative attraverso una comunicazione. “Sono anche un faro della biodiversità, collegano tra loro le foreste in cui abitano e le risorse naturali che i loro habitat producono per le persone. La perdita delle tigri e la degradazione dei loro ecosistemi sarebbe inevitabilmente una catastrofe storica, culturale, spirituale e ambientali per i paesi in cui vivono.”

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