I semi di girasole della Tate Modern

Il pavimento della Turbine Hall è ricoperto da cento milioni di semi di girasole dipinti a mano

Milleseicento artigiani cinesi hanno realizzato l'opera nell'arco di due anni

La nuova, gigantesca installazione della Tate Modern di Londra è stata temporaneamente chiusa al pubblico per motivi di sicurezza. L’artista cinese Ai Weiwei – quello che aveva realizzato lo schizzo iniziale dello stadio delle Olimpiadi di Pechino – aveva fatto ricoprire il pavimento della Turbine Hall con un tappeto argentato composto da cento milioni di semi di girasole in porcellana, ma la polvere sollevata dai visitatori a furia di camminarci sopra – che sembrerebbe essere tossica se inalata a lungo – ha spinto il museo a chiudere l’accesso alla mostra finché non sarà realizzata una passerella.

L’installazione fa parte della serie di mostre insolite e spesso interattive che di solito vengono allestite in quell’area del museo. I semi sono piccolissimi pezzi di porcellana, ognuno dipinto a mano da 1.600 artigiani di una città del sud della Cina, Jingdezhen: per completare l’opera sono serviti due anni. Il Guardian si è fatto raccontare da Ai da cosa è nato il progetto:

«In passato, l’unica attività commerciale di Jingdezhen era legata alla produzione di porcellana. Il talento in quest’arte è stato tramandato di generazione in generazione per oltre mille anni e ha contribuito alla produzione di alcuni dei maggiori capolavori dell’arte imperiale. In tempi moderni invece la produzione di porcellana è andata incontro a un progressivo processo di commercializzazione», ha spiegato.

Ogni pezzetto di ceramica è stato modellato e dipinto a mano da artigiani locali, nella maggior parte dei casi donne che lavoravano da casa.

«Ho cercato di spiegare agli artigiani che cosa volevo, ma all’inizio facevano molta fatica a capirlo perché sono abituati a realizzare cose molto più pratiche e a dipingere motivi floreali classici grazie alle loro abilità tecniche molto sviluppate». Tutti gli artigiani sono stati pagati con un regolare stipendio: «Tutti lo sapevano a Jingdezhen, perfino i tassisti ne parlavano, mi stanno già chiedendo quando inizieremo a lavorare di nuovo: mi dovrò inventare un altro progetto».

I semi di girasole hanno un significato particolare nella cultura e nella storia cinese. Nell’iconografia della rivoluzione culturale, Mao Tse-tung veniva spesso associato al sole e il popolo veniva spesso rappresentato nella forma di migliaia di girasoli che gli ruotavano attorno adoranti. Ai – che ama molto la comunicazione online – ha poi paragonato la sua opera a Twitter, definendolo un vasto mare di idee realizzate da migliaia di singoli individui.

Incalzato dal giornalista del Guardian sul rischio che i visitatori possano cadere in tentazione e portarsi a casa uno dei semi, Ai ha risposto che probabilmente anche lui lo farebbe al loro posto ma che si rende conto che le regole del museo vanno rispettate. La mostra resterà aperta fino al 2 maggio del 2011, poi tutti i semi di girasole – che nell’insieme occupano mille metri quadrati – verranno rispedite nello studio di Ai di Pechino, dove forse saranno usate per un altro progetto. Lui dice di averne fatti solo tre o quattro, ma che nessuno è venuto davvero bene.

Non è la prima volta che la Tate Modern deve intervenire per motivi di sicurezza su una delle sue ardite installazioni allestite nella Turbine Hall. Nel 2007 una quindicina di visitatori inciamparono nella crepa dentata lunga 167 metri dell’artista colombiana Doris Salcedo e il museo fu costretto a coprirla con una serie di lastre acriliche trasparenti. L’anno scorso invece un visitatore inciampò e cadde all’interno della grossa scatola nera realizzata dall’artista polacco Miroslaw Balko: il container era foderato di velluto nero e entrando dentro molti visitatori lamentavano la sensazione di perdere completamente il controllo sui propri sensi.