• Cultura
  • lunedì 13 Settembre 2010

Venezia, i nomi per il dopo Müller

La Stampa elenca i primi candidati in circolazione per sostituire il direttore del Festival

I giochi sembrano ruotare intorno alla guerra contro la Festa del Cinema di Roma

Paolo Mereghetti, eminente critico cinematografico del Corriere della Sera, oggi tira le somme della fine della Mostra del Cinema di Venezia, e risponde in un paio di modi alle accuse lanciate nei giorni scorsi dal direttore della mostra Marco Müller contro la categoria dei critici e anche contro Mereghetti stesso.

Il primo modo è ribaltare minacciosamente le accuse, sostenendo che Venezia non sappia tenere insieme le diverse anime dei suoi fruitori: quelle che Müller aveva più schematicamente diviso tra gli appassionati di cinema e i giornalisti cialtroni e conniventi con Roma, mentre Mereghetti li separa tra giornalisti e cinefili-tifosi.

Per capire cosa ha funzionato e cosa no in questa edizione della Mostra di Venezia bisogna partire da qui, cominciando dalla trasformazione della cinefilia in tifo, lungo un percorso che rischia di trascinare i suoi sostenitori (e chi li applaude) in un pericoloso cul de sac.
Mai come quest’anno è stato evidente che Venezia ha due anime e due pubblici distinti e lontani, incapaci (o messi nell’impossibilità) di comunicare: Concorso e Fuori concorso da una parte, Orizzonti dall’altra formavano due blocchi impenetrabili gli uni agli altri. Per la quantità di titoli proposti, per la scarsità di proiezioni, per l’accavallarsi degli orari (con i «soliti» spiacevoli ritardi), ogni spettatore era costretto a fare delle scelte radicali: da una parte i giornalisti e i critici, convinti che bisognasse privilegiare il concorso, dall’altra i “cinefili” (se questo termine ha ancora un senso) che si identificano sempre più con gli studenti Dams e affini.
Due Mostre per due pubblici diversi, a cui va aggiunto quello dei “coloristi”, coccolati e cercati negli anni passati e quest’anno lasciati a bocca asciutta (poche mondanità, ancor meno star, polemiche quasi assenti, al massimo una gara tra le altezze dei tacchi da sfoggiare).
La forza di festival come Cannes e Berlino è quella di mescolare queste tre componenti, che invece Venezia ha finito — con un calcolo troppo azzardato? — per separare e mettere una contro l’altra. Per tornare all’immagine iniziale, non tutti sono disposti a trasformare Tarantino nel proprio idolo (e ad accettare ogni sua alzata d’ingegno).

La seconda risposta di Mereghetti non solo non contesta le accuse di Müller sul conflitto di interessi di alcuni giornalisti che collaborano col festival di Roma, ma quasi le conferma. Mereghetti conclude infatti così la sua analisi.

L’intervento sulle colonne del Messaggero di Riccardo Tozzi, presidente dell’Unione Produttori Italiani, che ha dichiarato senza mezzi termini come il Lido non possa – per costi, inefficienza e ostilità – ospitare un festival degno di questo nome assomiglia molto a un ultimatum. Che in molti, a cominciare dal Festival di Roma, hanno voglia di far rispettare.

Nella conversazione incriminata assieme ai redattori e giornalisti di internet, Müller aveva anche confermato la sua intenzione di abbandonare l’incarico dopo l’anno prossimo, come da accordi. E oggi Fulvia Caprara sulla Stampa riferisce già su un primo toto candidati alla successione. Tra i nomi fatti, c’è persino quello della stessa Piera De Tassis, direttore di Ciak e del Festival di Roma.

La verità è che da oggi è ufficialmente iniziata la corsa alla successione. Müller ha davanti un altro anno di lavoro, ma le lobby cinematografiche sono già in moto. Tra i nomi che circolano, quello di Piera Detassis, direttore del concorrente Festival di Roma, di Giorgio Gosetti, attuale curatore delle «Giornate degli autori» e di Enrico Magrelli, direttore della Cineteca Nazionale, ma soprattutto insostituibile braccio destro di Müller. C’è anche chi opta per la soluzione straniera (già praticata in passato) e anche chi giura che l’unico successore di Müller sarà Müller. All’estero, dicono i mulleriani e non solo, va così: se un direttore funziona, resta in carica. Si vedrà. È anche vero che l’inaugurazione del nuovo Palazzo (si spera nel 2012) coinciderà con un gran rilancio della rassegna, e saranno in tanti, allora, a combattere per un posto in prima fila.