• Scienza
  • domenica 12 settembre 2010

In fondo al mar

L'apparecchio cinese Jiaolong è progettato per andare più giù di qualsiasi altro sommergibile al mondo

Nel 2012 dovrebbe riuscire a raggiungere 7.000 metri di profondità

Lo scorso giugno un sommergibile cinese con a bordo tre scienziati è sceso a più di tremila metri di profondità nel Mar Cinese Meridionale, un’enorme porzione dell’Oceano Pacifico su cui si affacciano Cina, Taiwan, Filippine, Malesia, Brunei, Indonesia, Singapore, Thailandia, Cambogia e Vietnam. Il piccolo sommergibile si chiama Jiaolong – dal nome di una drago marino della mitologia cinese – ed è stato presentato ufficialmente solo il mese scorso, dopo otto anni di ricerche e sviluppo condotti in gran segreto. È progettato per andare più in profondità di qualsiasi altro sottomarino e sommergibile esistente al mondo, e dare accesso alla Cina al 99,8% del fondale oceanico.

Jiaolong differisce da un sottomarino per le sue dimensioni più piccole, per la sua necessità di avere una nave madre sulla superficie e per la sua capacità di raggiungere profondità impressionanti nonostante il buio e la forte pressione dell’acqua. Al mondo esistono pochissimi apparecchi di questo genere. Di questi, Jiaolong è il migliore: è progettato per andare giù fino a settemila metri. Più del giapponese Shinkai, che arriva solo a 6.500 metri e che finora era considerato il leader mondiale. E più di qualsiasi altro posseduto da Russia, Francia e Stati Uniti, che sono ancora più indietro nella corsa alle profondità oceaniche. Il New York Times racconta di che si tratta, e quale conseguenze potrebbe avere per lo sfruttamento delle risorse oceaniche.

Dan Walsh, uno dei pionieri nell’esplorazione dell’oceano che ha recentemente visto il sommergibile e incontrato gli scienziati che l’hanno progettato, non ha dubbi: «È un programma molto preciso, e ci stanno investendo tutto. Stanno lavorando duro perché sanno di non avere troppa esperienza nel settore». I primi esperimenti con Jiaolong sono iniziati l’anno scorso, ogni volta con risultati migliori, e continueranno fino al 2012. «La cosa di cui hanno più paura è che ci possa essere qualche incidente», spiega Walsh «se gli scienziati restassero intrappolati o addirittura morissero in una di queste spedizioni sarebbe un disastro per loro».

Nel frattempo però le autorità cinesi stanno cercando di dare massima risonanza ai risultati raggiunti con l’ultima esplorazione. Un video diffuso pochi giorni fa documenta tutte le fasi del processo: dall’immersione all’installazione della bandiera cinese sul fondale, al rientro del sommergibile e degli scienziati. Liu Feng, il ricercatore che ha diretto l’operazione, ha detto che si tratta di un «grande risultato» e Wang Weizhong, vice ministro cinese per la scienza e la tecnologia, ha detto che l’operazione può essere considerata una «pietra miliare per la Cina e il futuro della sua ricerca scientifica». Affermazioni che secondo il New York Times ricordano molto quelle degli scienziati russi durante l’estate del 2007, quando dopo essere riusciti a piantare la bandiera russa nel fondale oceanico vicino al Polo Nord, dichiararono che l’operazione aveva rafforzato il diritto di Mosca a rivendicare il controllo su quei territori.

L’ingresso della Cina nel mondo dei sommergibili arriva dopo anni di ricerca. Con l’espansione delle sue ambizioni politiche nei territori marini vicini, ha dedicato una particolare attenzione all’oceanografia e alla costruzione di imbarcazioni che possono operare nelle profondità dell’oceano. Una volta erano gli Stati Uniti a condurre la ricerca in questo campo. Ma nel corso degli anni il primato è passato prima alla Francia, poi alla Russia e più di recente al Giappone. La Cina ha iniziato la sua rincorsa nel 2002. I paesi occidentali si sono accorti delle sue intenzioni quando chiese alla Russia la costruzione di un involucro sferico largo circa 2,4 metri.

Quel guscio di forma sferica è il cuore di ogni sommergibile, che ospita un pilota e due ricercatori che possono scrutare attraverso gli oblò. Secondo Weicheng Cui, un ricercatore cinese intervistato dal New York Times, la Cina avrebbe comprato dall’estero il quaranta per cento dell’equipaggiamento. In particolare, luci, telecamere e strumenti per controllare i bracci metallici verrebbero dagli Stati Uniti. E sempre gli Stati Uniti avrebbero aiutato la Cina nel suo programma di addestramento per i piloti e i ricercatori, lasciando che partecipassero a otto immersioni del suo sommergibile Alvin, capace di scendere fino a 4.500 metri. L’anno scorso Jiaolong aveva raggiunto i mille metri di profondità, quest’estate è sceso fino a 3.759 metri. Per il prossimo anno è già programmata una immersione di 5.000 metri e nel 2012 dovrebbe stabilire il record che finora nessuno ha mai raggiunto: 7.000 metri.

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