Come si finanzia Wikileaks

L'organizzazione utilizza un intricato sistema basato su alcune fondazioni per ricevere le donazioni e affrontare le spese

I costi fissi per Wikileaks superano i 160mila euro all'anno

La pubblicazione a luglio dei Diari di guerra (i cosiddetti War Logs) contenenti i documenti classificati del Pentagono e delle autorità statunitensi sul conflitto in Afghanistan ha attirato l’attenzione dei media mondiali verso Wikileaks, l’organizzazione coordinata da Julian Assange che ha diffuso online le informazioni riservate sulla guerra. Per tutelare i propri collaboratori e le loro fonti, Wikileaks non lascia trapelare molte informazioni sulla propria struttura interna e su come riesca a mantenersi in vita grazie alle donazioni ricevute da società e singoli finanziatori.

In un lungo articolo pubblicato oggi sul sito del Wall Street Journal, Jeanne Whalen e David Crawford cercano di ricostruire l’intricato percorso che segue il denaro utilizzato dai responsabili di Wikileaks.

La principale fonte di finanziamento dell’organizzazione è una fondazione creata in Germania, la Wau Holland Foundation. La fondazione raccoglie le donazioni e grazie alle leggi tedesche può mantenere il segreto sui nomi dei donatori. Ma non c’è solamente la Germania, spiegano sul Wall Street Journal citando le parole di Assange:

«Siamo registrati come una biblioteca in Australia, come una fondazione in Francia, come un quotidiano in Svezia» dice Assange. Wikileaks ha due organizzazioni non profit negli Stati Uniti, che lavorano come «testa di ponte» per il sito web. Assange non ha però detto i nomi delle due organizzazioni, sostenendo che avrebbero potuto «perdere parte dei loro finanziamenti a causa degli interessi politici»

Circa la metà dei soldi che riceve Wikileaks provengono dalle piccole donazioni effettuate dagli utenti sul sito web dell’organizzazione, mentre l’altra metà arriva direttamente da singoli finanziatori con i quali Assange e colleghi sono in contatto. Si tratta di persone che in genere hanno a disposizione «diversi milioni e che si fanno sentire per donare tra i 60mila e i 10mila» spiega Assange, senza specificare in quale valuta, probabilmente dollari.

Buona parte delle transazioni economiche orbita comunque intorno alla Wau Holland e ricevere i soldi non è per nulla semplice. Per ottenere il denaro Wikileaks deve presentare delle ricevute alla fondazione che poi attiva i rimborsi. La legge tedesca richiede però alle fondazioni di rendere pubbliche le spese, così quelli di Wikileaks utilizzano altre organizzazioni secondarie per mettere insieme diverse ricevute e presentarle poi alla Wau Holland. In pratica Assange e colleghi cercano di disperdere le tracce delle loro spese e dei soggetti con cui fanno affari inserendo passaggi intermedi che garantiscano l’anonimato.

Questi passaggi intermedi per confondere le acque sono indispensabili per alcune voci di spesa fondamentali come i pagamenti per le infrastrutture per il sito web. Il sistema permette anche di mantenere segreti i luoghi in cui si trovano i server di Wikileaks che contengono i documenti visibili sul sito. Ciò consente di mantenere più al sicuro i dati e riduce la possibilità di sequestro del materiale da parte delle autorità dei singoli paesi.

Fino a ora, la Wau Holland ha distribuito 50mila euro a un conto di Wikileaks in Germania, solamente in cambio di ricevute, sostengono Daniel Schmitt, portavoce di Wikileaks, e Hendrik Fulda, consigliere della fondazione. Schmitt si occupa del conto. Mediamente una donazione per Wikileaks attraverso la fondazione è di 20 euro. La donazione più grande ricevuta, 10mila euro, è arrivata da un donatore tedesco dopo la pubblicazione dei documenti di guerra sull’Afghanistan, dice Fulda senza aggiungere altri dettagli.

Wikileaks spende in media 160mila euro all’anno per alcuni costi fissi come le tariffe per la propria Rete, l’affitto e la gestione dei server del sito web. A queste spese si aggiungono poi quelle per le altre strumentazioni, per i viaggi e le spese legali. Se l’organizzazione dovesse mettersi a pagare collaboratori e staff, la cifra complessiva dei costi annui potrebbe superare i 450mila euro.

Stando a quanto racconta Fulda, Wikileaks ha bisogno ogni mese di 10/15mila euro per mantenere la propria presenza online. Lo scorso anno l’organizzazione non era ancora molto conosciuta e le donazioni superavano di rado i 3mila euro al mese. La mancanza di risorse spinse i responsabili di Wikileaks a sospendere le operazioni nel dicembre del 2009, lasciando online solamente un appello per ottenere nuove donazioni attraverso la Wau Holland. In poco tempo il numero di finanziamenti aumentò di venti volte, ma si ridusse nuovamente quando finita l’emergenza il sito web tornò online.

Le fluttuazioni nelle donazioni sono inevitabili, ma non sono viste positivamente da parte delle società che gestiscono le transazioni online. È il caso di PayPal, il sistema per i pagamenti con carta di credito online, che ha deciso di ricostruire attentamente l’andamento delle donazioni a Wikileaks prima di autorizzare i pagamenti per l’organizzazione. I tempi lunghi sono dovuti al sistema utilizzato da PayPal che mira a proteggere i propri clienti dalle possibili frodi e richiede alcuni controlli incrociati.

Per le donazioni online Wikileaks ha deciso di adottare altri intermediari, ma non tutti sono disposti a fare i conti con le fluttuazioni dei finanziamenti. Moneybookers, una società simile a PayPal, ha deciso di interrompere i rapporti con l’organizzazione coordinata da Assange perché non raggiungeva più gli standard richiesti dall’azienda. Le donazioni arrivano a ondate e in genere in corrispondenza della pubblicazione di nuovi documenti riservati da parte di Wikileaks. Sull’arrivo di nuove donazioni incidono anche le campagne di raccolta fondi che periodicamente vengono attivate dall’organizzazione per ricevere nuovo sostegno. Mantenere i propri segreti e rivelare quelli degli altri può essere costoso.