• Mondo
  • giovedì 5 agosto 2010

Lo stadio che è sempre pieno (o dice di esserlo)

I Boston Red Sox registrano il tutto esaurito n° 600, ma dietro al record c'è una politica ben precisa

Lo stadio non è sempre pieno, ma l'invenduto ricade sulle spalle dei rivenditori secondari

Non è un record sportivo in senso stretto, ma è sempre un record: la settimana scorsa i Boston Red Sox hanno fatto registrare il loro seicentesimo tutto esaurito consecutivo. La serie va avanti dal 2003 e nessuno nella Major League nordamericana – il campionato di baseball più importante al mondo – era mai riuscito nell’impresa.

Il primato però, lo racconta Business Week, non è soltanto frutto della rinnovata fortuna della squadra di Boston: i Red Sox sono tornati a vincere le World Series – le fasi finali del campionato – sei anni fa, dopo addirittura 86 anni, liberandosi così della Maledizione del Bambino, sortilegio che si diceva avesse colpito la titolata squadra di Boston dopo la cessione ai rivali New York Yankees del giocatore più forte della storia del baseball, Babe “Bambino” Ruth.

Boston è tornata a vincere nel 2004, per poi ripetersi nel 2007, ma gli ottimi risultati ottenuti dalla squadra non sono sufficienti a spiegare un’affermazione che è prima di tutto manageriale: i biglietti vengono venduti a prezzi molto bassi, essendo bassi fanno il tutto esaurito, e facendo il tutto esaurito il marchio Fenway – lo stadio di Boston, i tifosi vengono chiamati anche i Fedeli di Fenway – acquista valore.

I biglietti non sono introvabili, come si potrebbe invece immaginare. Anzi, i prezzi molto al di sotto del valore di mercato incentivano le rivendite e il bagarinaggio: spesso è più facile trovare un biglietto per via indiretta che rivolgendosi ai canali ufficiali. E di fatto, lo stadio non è “sempre pieno”: ma la società vende sempre tutti i biglietti, e l’invenduto ricade sulle spalle delle rivendite secondarie.

La società mette comunque dei limiti: dei 37 mila posti dello stadio soltanto 22 mila vengono messi in vendita come biglietti annuali – che non sono nominativi e si possono quindi cedere – all’inizio della stagione; qualche centinaio di tagliandi, poi, viene sempre tenuto per il giorno della partita, e a ciascuno individuo è permesso di acquistare soltanto otto biglietti.

La dirigenza, tuttavia, non fa l’unica cosa che annullerebbe il mercimonio dei biglietti: alzare i prezzi. Il club risponde che con questa politica vuole fare soltanto sì che i proprî tifosi – anche quelli meno ricchi – possano permettersi di pagare il prezzo del biglietto, e che l’ottenimento del record è soltanto un lieto effetto collaterale. Ma in realtà, dice Business Week, è una strategia che funziona col concorso di tutti. I biglietti si vendono tutti, i rivenditori secondi si prendono dei rischi ma hanno i loro margini, e il “sold out” è un’ottima pubblicità.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.