La fine di Blockbuster

Ieri Blockbuster si è salvata dalla bancarotta, prolungando i termini per il pagamento dei suoi debiti

La società è stata estromessa dal listino della borsa di New York, per il valore troppo basso delle sue azioni

Secondo i dati di Wikipedia, la società di videonoleggio Blockbuster ha iniziato ad andare pesantemente in rosso nel 2002, con un meno 1,6 miliardi di dollari in soli dodici mesi. Poi quasi un miliardo perso nel 2003, 1,2 nel 2004, e così via. Un cambio di presidenza nel 2007 ha portato a diversi cambiamenti nella politica della società, ma non a significativi miglioramenti dal punto di vista finanziario.

Nei primi mesi di quest’anno, Blockbuster ha chiuso i suoi punti vendita in Portogallo, Spagna, Ecuador e Perù, incolpando il download illegale di film online. A marzo, i vertici della società hanno detto di avere intenzione di vendere tutti i negozi su territorio europeo, senza specificare ulteriori dettagli. Il 17 marzo Blockbuster ha annunciato la possibilità della bancarotta dovuta alle continue perdite, che attualmente non permetterebbero alla società di ripagare il quasi miliardo di debiti che ha con i suoi creditori. Due settimane dopo il suo azionista di maggioranza, Carl Icahn, si è dimesso dalla presidenza del consiglio direttivo, vendendo quasi tutte le sue azioni.

Reuters e il Wall Street Journal scrivono che ieri per Blockbuster sono arrivate due notizie, una buona e una molto brutta. Quella buona è il rinvio dei termini entro cui la società dovrà pagare i suoi debiti, in pratica salvandosi dalla bancarotta. Quella brutta, però, è la decisione dei regolatori di borsa di eliminare la società dal listino di New York, la NYSE. Il delisting, come viene chiamato in gergo, è avvenuto a causa del mancato accordo dei suoi azionisti di unificare le azioni per rialzarne il prezzo, sceso sotto al dollaro l’una, e aumentare il valore di mercato della società, ora a 57 milioni di dollari. Due valori troppo bassi, che non rispettano gli standard della NYSE.

Ieri, primo luglio, Blockbuster avrebbe dovuto pagare i suoi debiti. Seppur non abbia onorato i suoi obblighi, la società si è comunque salvata dal fallimento ottenendo un accordo con i suoi creditori per prolungare la scadenza del pagamento fino al 13 agosto, alzando gli interessi. Diversi analisti dubitano però che questo mese e mezzo scarso in più basterà per risolvere i problemi e trovare i soldi necessari.

“Sei mesi non sono molto tempo in un’economia dura, dove nessuno ha molto credito,” ha detto Michael Pachter, analista della Wedbush Securities. “Non c’è nulla all’orizzonte che lasci intravedere possibilità di un fatturato più alto per Blockbuster.”

Sempre ieri, il consiglio d’amministrazione ha votato per estendere il contratto dell’amministratore delegato Jim Keyes.

“Gli accordi ci danno più tempo e flessibilità, per cercare di fare passi avanti e migliorare la struttura del nostro capitale,” ha dichiarato Keyes. “Stiamo facendo progressi negli sforzi di ricapitalizzazione, e stiamo portando avanti una complessa negoziazione con diverse parti, e questa ha bisogno di tempo.”

Anche in Italia Blockbuster non se la passa meglio. Già nel 2008, a fronte di oltre 5 milioni di euro di perdita, aveva iniziato un piano di ridimensionamento con la chiusura di oltre 20 punti vendita sui 235 esistenti.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.