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  • venerdì 25 Giugno 2010

La Guinea senza Dadis Camara

Prese il potere con un golpe nel 2008, alla morte del precedente dittatore Lansana Conte

Nel 2009 i suoi soldati massacrarono centinaia di persone durante una manifestazione di protesta nella capitale

Quando prese il potere con un golpe militare nel 2008, alla morte del dittatore Lansana Conte, il capitano dal berretto rosso Moussa Dadis Camara disse che non sarebbe rimasto a lungo al comando in Guinea. Era un patriota, spiegava, non un dittatore. Non avrebbe mai usato la forza per mantenere il potere e avrebbe concesso elezioni democratiche di lì a poco. Fu acclamato da molti suoi connazionali come un eroe, un salvatore del paese devastato da anni di corruzione. Le preoccupazioni internazionali furono respinte da un ampio consenso per l’arrivo di un uomo forte che annunciava pulizia. Qualcuno azzardò anche la definizione di “Obama Junior“.

Nove mesi dopo, il 28 settembre del 2009, i soldati del suo esercito massacrarono 157 persone e ne ferirono più di mille durante una manifestazione di protesta nello stadio della capitale Conakry. Ci furono terrificanti violenze e stupri, e l’attenzione indignata della stampa internazionale. L’ufficiale col fascino da attore era diventato il dittatore che si temeva. Un paio di mesi dopo il capo delle sue guardie Abubakar Toumba Diakite sparò a Camara un colpo di pistola alla testa, ferendolo gravemente. “L’ho fatto perché ci aveva tradito: mi accusava di essere il responsabile del massacro allo stadio, ma la verità è che è stato lui a ordinare il massacro”.

Dadis Camara fu curato in un ospedale in Marocco e i primi annunci di una sua rapida guarigione e rientro furono ridimensionati nei giorni successivi: da allora non è più tornato in Guinea. Dopo la guarigione, fu trasferito a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, dove gli fu fatto firmare un documento in cui si impegnava a non rientrare in Guinea prima delle nuove elezioni.

Le elezioni si terranno domenica (27 giugno), e qualcuno teme che Dadis Camara cercherà di riprendere il potere attraverso i suoi uomini ancora in Guinea. Nei giorni scorsi, le forze di sicurezza del presidente ad interim Sekouba Konate hanno arrestato e poi rilasciato l’ex capo delle forze armate di Dadis Camara e altri alti ufficiali che avevano fatto parte della sua giunta militare. Mentre negli ultimi giorni di campagna elettorale ci sono stati quattro morti in scontri tra i sostenitori di due candidati rivali.

I candidati principali – nessun militare tra loro – sono cinque: Alpha Conde, Cellou Dalein Diallo, Sidya Toure, Francois Fall e Lansana Kouyate. Conde – 72 anni e storico leader dell’opposizione al defunto presidente Conte – e il cinquattontenne Diallo, ex ministro di Conte,  sembrano essere i favoriti.

La Guinea è uno dei paesi meno sviluppati dell’Africa e uno tra i più ricchi di minerali, primo produttore al mondo di bauxite: per distinguerla dalle altre Guinee del mondo, è a volte chiamata Guinea Conakry, dal nome della capitale.