• Scienza
  • mercoledì 23 Giugno 2010

Al voto sulla caccia alle balene

In questi giorni si sta tenendo il meeting che deciderà il futuro della caccia alle balene

La proposta è fermare la moratoria in vigore dall'86, e regolamentare la caccia

Aggiornamento: è definitivo, le discussioni sulla proposta si sono interrotte, gli 88 paesi riuniti non si sono accordati. La motivazione sarebbe la volontà del Giappone di continuare a cacciare le balene anche nei mari del sud.

Dopo due anni di riunioni e discussioni, i vertici dell’IWC (la Commissione Internazionale sulla Caccia alle Balene) sono giunti a una proposta di riforma per i prossimi dieci anni di caccia alle balene, in discussione in questi giorni al meeting annuale che si sta svolgendo ad Agadir, in Marocco. Il voto è in programma per oggi, e in caso la proposta passasse andrebbe a sostituire la moratoria sulla caccia del 1986.

Protagoniste dei primi giorni del meeting sono state le discussioni sull’inchiesta pubblicata dieci giorni fa dal Times di Londra, che avrebbe rivelato delle tangenti (sotto forma di contanti, viaggi e prostitute) pagate dal governo giapponese ai commissari di sei piccole nazioni, nell’intento di comprare il loro voto.

Poche ore fa è arrivata una comunicazione della delegazione statunitense (a favore dell’accordo) riportata da Reuters:

“Dopo tre anni di discussioni, sembra che si sia arrivati a una fase di stallo. “

La risposta di Sue Lieberman, del gruppo ambientalista Pew presente alle discussioni:

“Questo significa che il dialogo è finito.”

Anche Al Jazeera riporta le difficoltà dei membri della Commissione di accordarsi, a causa della resistenza dei tre principali paesi pro-caccia, Giappone, Islanda e Norvegia. La BBC ha preparato una lista di domande e risposte per fare chiarezza sugli accordi di cui si sta discutendo.

Qual è la proposta?
L’idea dell’IWC è di dare il via libera alla caccia regolamentata alle balene nelle coste giapponesi, ma fissando dei limiti precisi alla quota di esemplari uccisi: portarla immediatamente dai 935 ai 400 e a 200 entro il 2015. Stessa cosa per Islanda e Norvegia, ma con numeri differenti.

Inoltre, secondo la prosposta, le tre nazioni non potrebbero cacciare unilateralmente, e il Giappone dovrebbe smettere di usare la scusa della “ricerca scientifica” per la sua caccia alle balene. La commissione scientifica dell’IWC avrebbe la libertà di modificare le quantià di esemplari cacciati, in base al rischio per la specie, e sarebbe garantita la presenza di osservatori indipendenti a bordo delle navi cacciatrici.

In sintesi: rendere legale la caccia, ma a regole precise.

Quali sono le ragioni dei contrari?
Si basano soprattutto sul fatto che, di fatto, renderebbe legale la caccia dopo 24 anni di moratoria, il che potrebbe portare anche altre nazioni a iniziare la caccia alle balene — la Sud Corea, ad esempio, ne ha già espresso la volontà. Inoltre, nell’accordo non viene esclusa la caccia a specie di balene a rischio di estinzione.

Quali sono le ragioni dei favorevoli?
Sotto la moratoria, almeno 2000 balene all’anno sono state uccise comunque, illegalmente o con la scusa della ricerca scientifica. Le associazioni ambientaliste considerano la moratoria un buon obiettivo raggiunto, ma notano l’evidenza del suo insuccesso nei confronti di Giappone, Islanda e Norvegia. Rendere legale la caccia e regolamentarla porterebbe invece a una diminuzione delle morti, e a un controllo maggiore, se non totale, degli organi internazionali.

Quali sono i benefici per il Giappone?
Soprattutto d’immagine: finirebbero le polemiche e le condanne internazionali, lasciando comunque libero il Giappone di cacciare le balene, seppur in numero inferiore. Qualcuno dei negoziatori sostiene inoltre che le spedizioni nell’Antartico per la caccia iniziassero a costare troppo, e avere la libertà di cacciare nelle proprie acque taglierebbe le spese.

La proposta passerà?
È difficile a dirsi. Gli Stati Uniti vorrebbero un accordo unanime, ma molto dei paesi coinvolti hanno richieste che non sono presenti nella proposta, legate soprattutto alle aree di propria giurisdizione, e sarà difficile mettere d’accordo le convinzioni di paesi distanti come l’Australia e l’Islanda.