La “norma salvapedofili” era incompetenza

L'emendamento 1.707 sulle violenze sessuali "di lieve entità" scatena dietrologie online, e viene ritirato

"La norma evitava l’arresto in flagranza delle coppie di adolescenti sorprese dalle autorità in atteggiamenti intimi"

Nel decreto legge sulle intercettazioni c’era una norma che fa decadere l’obbligo di arresto per chi compie violenze sessuali “di lieve entità” sui minori. L’informazione si è diffusa rapidamente in Rete scatenando la reazione di alcuni blogger e di diverse migliaia di utenti su Facebook, e ha raggiunto alcuni giornali, nella forma “la maggioranza vuole salvare i pedofili”. Le proteste, perdendo ogni capacità di analisi logica e politica, attribuiscono all’emendamento l’intenzione di proteggere i rei di pedofilia: difficile pensare, anche con tutta la diffidenza del mondo nei confronti dell’attuale maggioranza, che nella sua agenda di eventuali complicità ci sia anche questa. Ma la responsabilità è anche di chi ha formulato la norma, l’emendamento 1.707, causando una lunga serie di incomprensioni e mobilitazioni, come racconta Massimo Mantellini sul suo blog:

A questo punto sarebbe il caso di domandarsi quale possa essere la ragione di un provvedimento del genere, invece la maggioranza delle persone in rete sembra più interessata alla propagazione della nefasta notizia piuttosto che alla sua analisi. I risultati sono immediati: un gruppo su Facebook con oltre 20000 iscritti, una serie di blog che bersagliano i firmatari dell’emendamento con tanto di foto e note biografiche (fra questi anche nomi noti come Gasparri, Berselli ed un pugno di leghisti dall’espressione non esattamente incoraggiante): un flusso enorme e ripetitivo di indignazione generalizzata che riguarda anche il sito ufficiale del Popolo Viola. Un sacco di gente con l’indignazione web automatica.

Se tutto questo non bastasse l’indignazione del “popolo del web” ottiene subito immediato supporto anche da chi le domande dovrebbe magari porsele per mestiere: Repubblica.it per esempio cavalca la tigre in un articolo di Carmine Saviano e domanda anch’essa, fin dal titolo e a gran voce, i nomi dei proponenti il turpe emendamento.

Una battaglia potenzialmente giusta ma completamente accecata, che avrebbe potuto avere maggiori elementi in pochi minuti consultando il sito web del Senato e i verbali della Commissione che già il primo giugno si era posta il problema dell’errata lettura della norma.

Il presidente BERSELLI, nell’avvertire che si passerà all’illustrazione dei subemendamenti all’emendamento 1.707, sollecita l’attenzione dei colleghi su questa disposizione, osservando come in questo caso si trovi di fronte al problema di un grave travisamento da parte dell’opinione pubblica e degli organi di informazione circa gli scopi di questo emendamento, che è stato da più parti presentato come una sorta di disposizione favorevole ai pedofili, proposta sulla base di fantomatiche pressioni da parte di ambienti vaticani, e sarebbe pertanto opportuno lavorare in vista di una formulazione che non lasciasse dubbi sulle reali intenzioni dell’emendamento.

Il relatore CENTARO (PdL) ricorda che l’emendamento è stato presentato sostanzialmente per ragioni di armonia del sistema: infatti, come è noto, l’articolo 380 del codice di procedura penale non prevede il reato di atti sessuali con minorenni, di cui all’articolo 609-quater, fra quelli per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, mentre lo prevede per la violenza sessuale, di cui all’articolo 609-bis, escludendo però la predetta obbligatorietà per i casi di minore gravità: era quindi logico che, una volta inserito il reato di cui al 609-quater fra quelli per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, che venisse prevista un’analoga causa di esclusione.

Sempre nel testo del verbale emerge con maggiore chiarezza l’intento della norma, spiega Mantellini:

Fra le righe della discussione si capisce finalmente quale sia la ratio del provvedimento: lo spiega il senatore Casson del PD in uno dei suoi interventi: la norma sarebbe servita per evitare l’arresto in flagranza di qualsiasi coppia di adolescenti sorpresi dalle autorità in atteggiamenti intimi.

Successivamente, Berselli suggerisce di accantonare l’emendamento per consentire al Governo di riformularlo ripresentandolo in una versione più soddisfacente e meno ambigua. Conclusioni da trarre: l’Italia ha un governo incapace di formulare in modo “soddisfacente” delle norme di legge, ma attribuirgli intenzioni di protezione dei pedofili dall’arresto in flagrante per pressioni vaticane suggerisce forse anche una certa perdita di realtà in alcuni suoi critici.

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