La top ten del Mulino Bianco

Barilla annuncia perdite per 101 milioni nel 2009

Massimo Bernardi di Dissapore rende omaggio al marchio più famoso

di Massimo Bernardi

La notizia è che il marchio Pasta Barilla segna il passo da cinque anni, mentre i 3 quarti dei ricavi 2009 del gigante di Parma, sono arrivati da biscotti, merendine, e fette biscottate.

Ecco perché oggi ci è parso calzante un tributo al detestabile Mulino, il più amato dagli italiani.

1- Tarallucci | “Semplici frollini di pastafrolla” dice Mulino Bianco. Semplici? C’ero dentro fino al collo, ipercalorici inzuppamenti notturni e a colazione, uno o due venivano via perfino a latte finito. Ma ho pagato tutto a suon di addominali pesanti. I 5 centimetri più schiavizzanti del mulinobianchismo. Oggi tuttavia sono fuori dal tunnel.

2 – Pan di stelle | Esaltavano il goloso, lo mettevano al centro. I Pan di stelle non si mangiavano come gli altri biscotti. No, si grattavano via le stelle con i denti, per poi liquidare il disco bruno infilandolo in bocca per intero. Avrebbe potuto disegnarlo Andy Warhol sexy e iconico com’è, una roba di culto, oggi c’è pure l’app per l’iPhone. Nel tempo dimenticati ma ancora un baluardo per gli affari di Barilla.

3 – Saccottini | Altro che pasta sfoglia, erano pura plastica appena tolti dalla busta trasparente, ma qualche minuto di forno li rendeva inspiegabilmente morbidi. Trasudavano unto, che c’entra, ma cedevano la farcitura (un’ombra di confettura, vade retro crema o cioccolata) con arrendevolezza. Nel periodo di grave dipendenza sono arrivato a 3 al giorno. Oggi li trovo moderni come le spalline.

4 – Macine | 51 calorie a porzione: panna, burro, margarina… bleah! Ma le macine sono sempre state subdole, ti fregavano con l’aspetto semplice, un disco di pasta con il buco in mezzo, liscio nella prima edizione, poroso in quella dopo. Proprio non avevanole phisyque du role della pecora nera di famiglia. Il bastione di ogni raccolta punti degli anni ‘80, oggi: totalmente dimenticate.

5 – Grancereale | Come ti intercetto il trend del cereale pressandoli in un biscottone confezionato a tubo. Ne mangiavi uno e invariabilmente pensavi: “stitichezza adieu!” Quando mai si erano visti i fiocchi d’avena e la crusca in un biscotto del Mulino Bianco. Sapevamo che era solo apparenza (52 calorie a biscotto) ma la svolta rustica e salutista ci faceva sentire meno colpevoli. Oggi, se capita, distrattamente.

6 – Fette biscottate | Una scuola di pensiero senza vocazione maggioritaria quella di chi la mattina prende il tè. Eppure, è da loro che secoli fa ho appreso dell’essitenza di queste fette biscottate. Prima di tutto un capolavoro di apparenza, grandi, spesse, poco disposte a spezzarsi anche se imbevute di liquido, e abbellite dalla magnetica spirale scura. Accettabili se prese a morsi così come sono, ancora meglio se terreno di conquista per una buona confettura. Posologia: una volta al mese.

7 – Baiocchi | Mortifero il ripieno, perfino chi non aveva mai sentito parlare di grassi idrogenati capiva all’improvviso cosa fossero. Ma lussureggiante nell’insieme, il paccoscofanato nel viaggio in autostrada rimpiazzava ampiamente pranzo e cena. Mai potuto mangiarli nella forma originale di Ringo ingigantiti dalle emissioni di Chernobyl, perché spezzati 9 volte su 1o. Sono sempre stati duri come sassi. Dopo un paio i denti facevano male.

8 – Nastrine | Una forma femminile, non sono mai state roba per uomini veri. Al più, hanno intercettato la tendenza metrosexual degli ultimi 10 anni. Poco raccomandabili dal punto di vista nutrizionale, ma piene di dignità per l’assenza del ripieno, come se bastasse il sapore della brioche di pasta sfoglia profumata dai canditi. Che appena scaldata, dobbiamo riconoscere, assumeva una consistenza piacevole, quasi del tutto commestibile.

9 – Galletti | Bruttini con quel gallo in rilievo, basic nella ricetta, secchi, appena riscattati dal profilo zuccherino che si scioglieva sulla lingua. L’idea di poterne mangiare un tot perché essenziali, senza fronzoli, non era né giusta (margarina vegetale e sale tra gli ingredienti) né particolarmente sbagliata (28 calorie a porzione). Tanto riuscire a mangiarli interi era un’impresa, dal fondo della busta pescavi sempre il pezzo impregnato di briciole. Imperfetti ma familiari.

10 – Molinetti. Ho sempre pensato che fossero usciti di produzione, un po’ come le auto riuscite a metà che, passato qualche anno ruggente svaniscono nell’oblio. Al contrario, sono ancora lì, evidentemente non sono solo una mia perversione. Qui i cardini erano la farina di grano saraceno, lo zucchero di canna, e una rustica, mastodontica forma di otto. Oltre a una botta da settantuno (71!) calorie a porzione. Eccessivi in tutto, e proprio per questo ancora di moda a casa mia. Posologia consigliata: uno ogni 6 mesi.

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