Roger Waters e il muro sbagliato

Il creatore di The Wall lancia una campagna basata su una citazione pacifista del presidente Eisenhower

Tra i luoghi scelti, il memoriale di Elliott Smith, cantautore di culto suicida nel 2003

È una storia lacerante per qualunque appassionato di musica rock. Perché un grandissimo vecchio rocker – Roger Waters – ha combinato un guaio sulla memoria di un grandissimo rocker morto giovane – Elliott Smith – e il dispiacere è doppio.

Ecco la storia. Roger Waters, 66 anni, fondatore e animatore dei Pink Floyd adorato da più di una generazione, vuole fare pubblicità in modo inventivo al suo prossimo tour, ancora basato sul suo più famoso capolavoro: il disco The Wall dei Pink Floyd. E allora commissiona a una serie di artisti di strada delle creazioni da eseguire sui muri di New York e Los Angeles, basate su una citazione pacifista del presidente americano Dwigth Eisenhower.

“Every gun that is made, every warship launched, every rocket fired, signifies, in the final sense, a theft from those who hunger and are not fed, those who are cold and are not clothed.”

“Ogni arma che costruiamo, ogni nave da guerra che variamo, ogni missile che lanciamo, rappresenta, alla fine, un furto nei confronti di chi ha fame e non è nutrito, di chi ha freddo e non è vestito”

Dopo le prime esecuzioni che riprendono la inconfondibile calligrafia usata ai tempi di The Wall, la scelta della location cade anche su un muro di Los Angeles già molto decorato da graffiti. È infatti la parete sul Sunset Boulevard immortalata nel più celebre disco di Elliott Smith, il cantautore di Portland morto suicida a 34 anni quando era ritenuto il più creativo e interessante artista della musica alternativa americana (la storia di Elliott Smith è raccontata qui da Luca Sofri). Il disco si chiama Figure 8, e in copertina mostrava una fotografia di Elliott Smith sullo sfondo di un muro su cui erano disegnate delle strisce colorate e il titolo del disco.
Quando Smith si suicidò, quel muro divenne per i suoi fans l’equivalente contemporaneo della tomba di Jim Morrison a Parigi: un memoriale, un’opera d’arte in progress, una celebrazione delle emozioni e della musica che Smith aveva lasciato nella sua esistenza. Disegni, iscrizioni, dediche.

Pensando che fosse un luogo idoneo a trasmettere il suo messaggio, qualcuno dello staff di Waters decide però di occupare uno spazio di quel muro con il messaggio pacifista-promozionale di Eisenhower, applicato con una colla di farina. Ma l’iniziativa è giudicata subito prepotente e profanatrice dai fans di Smith, offesi che il muro sia occupato da un messaggio irrispettoso del luogo, per quanto benintenzionato (e benché altre iscrizioni non esattamente congrue compaiano già tra quelle dei fans). Anche se alcuni non lo trovano nemmeno così benintenzionato: un blog sul sito del LA Weekly ne parla come di “guerrilla marketing per costosi biglietti di uno spettacolo per nostalgici baby boomers”.

La protesta cresce e arriva così alle orecchie di Waters. Che cade dalle nuvole rispetto a Elliott Smith, ma mortificato si scusa interpellato dal Los Angeles Times e sulla sua pagina su Facebook, ma forse peggiora le cose.

Non volevo mancare di rispetto ai fans di Elliott Smith, e ho dato istruzioni che la colla sia rimossa

Confesso che non conoscevo la sua musica, ma le persone con cui ho parlato mi dicono che era un giovane di grande sensibilità che non avrebbe avuto obiezioni su quella citazione

Che questo spiacevole inciampo per Waters abbia poi a che fare con un muro, rincara la dose della spiacevolezza.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.