• Italia
  • giovedì 29 aprile 2010

A proposito di intercettazioni

L'inchiesta della procura di Milano si allarga, ora c'è anche l'accusa di corruzione

Un imprenditore dice di avere consegnato personalmente il nastro a Berlusconi

Repubblica racconta dei passi avanti fatti in questi giorni dall’inchiesta sulla pubblicazione da parte del Giornale della famosa intercettazione su Piero Fassino e il caso Unipol-Bnl (sì, proprio quella: “Ma abbiamo una banca?”).

L’inchiesta è in corso alla procura di Milano: gli indagati sono Roberto Raffaelli, ex numero uno della società di intercettazioni RCS (che non ha niente a che fare con l’omonimo gruppo editoriale), e l’imprenditore Fabrizio Favata. La notizia di oggi è che i capi d’accusa stanno aumentando: inizialmente si indagava solo per la violazione dei server della procura, oggi si indaga anche per corruzione.

Lo scorso dicembre Claudia Fusani ricostruiva così l’intera vicenda sull’Unità.

L’intercettazione è stata catalogata tra i misteri d’Italia: per evitare fughe di notizie l’unica copia infatti era custodita dalla procura di Milano in un archivio sigillato della Provincia; invece il nastro trovò mani che lo fecero uscire e il suo contenuto fu pubblicato su Il Giornale la mattina del 31 dicembre 2005. La svolta è recente, ed è legata a una denuncia presentata alla procura che ha come protagonisti un imprenditore milanese con un fallimento alle spalle, “Alfa” appunto, l’ad di Rcs, Raffaelli, e Paolo Berlusconi. Ecco la ricostruzione. Dicembre 2005. Alla vigilia di Natale Raffaelli si rivolge ad Alfa, a cui è legato da vecchi rapporti di lavoro, e gli spiega che vorrebbe incontrare il presidente del Consiglio perché ha «un regalo per lui».

Oggi sappiamo che Alfa è Fabrizio Favata, che più avanti promise pure di fornire all’Unità “un memoriale fornito di file audio” (per questo la stessa Fusani venne successivamente interrogata e perquisita dalla Digos). Siamo nel dicembre 2006: secondo gli inquirenti Favata, Raffaelli e Paolo Berlusconi si vedono ad Arcore il giorno della vigilia di Natale, e questo è confermato dalla localizzazione delle chiamate dai/ai loro telefoni cellulari.

La procura ha assunto anche la testimonianza di uno dei tre presenti all’incontro, da cui risulta che il presidente del Consiglio avrebbe ricevuto quel pomeriggio il file con l’intercettazione telefonica tra Fassino e Consorte, lo avrebbe ascoltato e ringraziato vivamente i suoi ospiti. Di quel file erano in possesso solo la Procura – che stava indagando sulle scalate bancarie – e la Rcs, cioè Raffaelli, che per conto delle procure ha in appalto le registrazioni delle telefonate in mezza Italia.

Il resto è la storia che conosciamo: qualche giorno dopo l’incontro il Giornale, il cui proprietario è proprio Paolo Berlusconi, pubblicherà il testo dell’intercettazione di Fassino.

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