Io sono incazzato e sto male. Perché c’è una ragazzina di 15 anni con la faccia nell’acqua, giù in un pozzo, coperta di pietre. Abbiamo parlato, hanno parlato, di Facebook, di Google e di privacy, hanno fatto trasmissioni intere sul fatto che Sarah avesse tre account, come se fossero stati tre passaporti falsi. Tutte cazzate. Chi ha ammazzato Sarah probabilmente non ha mai aperto una pagina Internet. Era tutto terribilmente semplice: in Italia un omicidio su quattro avviene in famiglia, si ammazza di più tra parenti di quanto faccia la criminalità organizzata.
Dicono gli investigatori che se una persona scomparsa non si trova entro 24 ore, 48 al massimo, tutto diventa terribilmente complicato. È difficile ritrovarla viva, insomma. Così è stato, purtroppo. Da domenica i giornalisti che lavorano su questa storia sapevano che tra mercoledì e giovedì sarebbe accaduto qualcosa. Chi indaga ha aspettato negli ultimi giorni i tempi giusti, ha stretto la cerchia, come si dice, e poi ha deciso di muoversi, di attaccare. Senza la confessione dello zio, il corpo di Sarah probabilmente non sarebbe mai stato ritrovato.
Cos’altro si può dire? Che questa storia, come altre storie brutte, racconta più di questo Paese di quanto facciano milioni di inchieste su case a Montecarlo e discussioni sul nuovo Ulivo che è un po’ come la Fattoria degli animali: guardi uno e poi gli altri e poi gli altri ancora e non distingui più gli uni dagli altri. Facce che sono immobili da prima che Sarah nascesse. Sono anche qualunquista oggi. Ieri in tanti si angosciavano e piangevano guardando “Chi l’ha visto”. Io ho preso mia figlia e ha dormito nel lettone, tra me e sua mamma.
Ci sarà il funerale e speriamo ci sia il sole e speriamo arrivi un sacco di gente molto più che per presidenti e presentatori. E quel giorno, anche se non invitati, che gli Dei siano presenti.

@Broono. Imponete? voi chi? voi donne? ah.
meno femminismo di così mi sembra davvero difficile, davvero.
Avevamo un tenente Colombo fra i commentatori del Post e non lo sapevamo.
E chi ha aperto la polemica per l’uso dei termini cazzate e cazzo fa pena e mescola proprie nevrosi con i dati della peggiore realtà.
@elenal
Imponete voi donne, sì, esatto.
Meno femminista di quello che tu hai sarcasticamente indicato come il meno femminismo possibile, c’è quella versione di femminismo che vede la sua azione passare attraverso la collaborazione dell’uomo.
Che, detto per aggiornarti, se fosse predisposto all’affiancamento in questa lotta in numero tale da considerarlo una risorsa, non avrebbe generato lo scenario che quella lotta la rende così urgente.
A noi uomini tocca ciascuno di noi uomini come ruolo personale di ciascun singolo.
A voi donne tocca l’insieme di noi uomini come potenza della massa.
La meta è comune, le battaglie necessarie per raggiungerla sono inevitabilmente due diverse.
Se non capisci questo, vuol dire che non ti è chiara la dimensione del problema.
P.S. Dato che ti vedo predisposta al malinteso, preciso che “tocca” è da leggersi come “tocca risolvere” e non come “tocca affiancare”
Si imponga tutti, non noi donne.
Broono, di fronte a una tale acrimonia il confronto/riapertura del dibattito mi sembra impossibile. Se non si parte da una profonda tristezza per le potenzialità mortifere della sessualità maschile e da una generale benevolenza per l’altro, il confronto è impossibile.
Stiamo parlando di femminicidi. Invece di rifiutare con questa violenza una notazione sull’uso del cazzo nella lingua corrente, per quanto possa essere sbagliata, secondo me dovreste perlomeno considerare la possibilità che ci sia del vero, o anche solo che la persona che la fa abbia tutte le ragioni umane per farla. Poi magari rifiutarla con più delicatezza. Scusa, è una difesa troppo stizzita perché io non pensi che sia d’ufficio.
Ti faccio solo un paragone. Se una persona di colore fosse intervenuta in un dibattito su un omicidio di un’altra persona di colore, e avesse detto ai commentatori bianchi, che so, che usare Nero come parola negativa ha conseguanze funeste (dico per dire, ti prego, lo so che non è un paragone perfettamente calzante), tu, per quanto potessi pensare che dicesse una stronzata, non avresti risposto secondo me con questa veemenza. Una storia definitiva del femminismo in dieci righe per liquidare una donna che ha un’opinione radicale su una questione che la colpisce direttamente. Dico meno femminismo di così perché trovo straordinario che in un clima come questo non ci sia una radicalità diffusa. Porco cane, se trovo una un po’ radicale ogni tanto io la abbraccio, non le butto addosso le colpe del fallimento della rivoluzione.
(e nemmeno le dò della nevrotica, versione aggiornata dell’isterica di una volta)
Personalmente non farei una battaglia in particolare sull’uso del cazzo nella lingua italiana, perché sono troppo sboccata e razzolerei malissimo, però non mi dire che il linguaggio non è importante. Non credo che sia la fine della battaglia, perché è un indice della consapevolezza di sé di chi lo usa e la consapevolezza arriva per strada, non alla fine. Se no vale sempre la giustificazione “È una battuta”, “È uno scherzo” ecc.
A proposito di linguaggio. Ci sono tanti femminismi, tanti pensieri. Una versione meno radicale non è Un po’ meno femminismo, altrimenti diventa vera la versione popolare secondo cui il femminismo è male, e più femminismo=più male.
Magari può essere che in Lombardia, dove dicono “Uè, figa”, il maschilismo e la violenza sulle donne è un problema pressochè risolto. Deve essere certamente così.
E se uno dice Porca miseria, poi finisce col prendersela coi ceti meno abbienti. E’ statisticamente provato.
Per non parlare delle sevizia agli animali d’allevamento, dovuti all’uso sfrenato dell’espressione Porca Vacca.
Magari si potrebbe curare la stipsi con dei sonori Va’ a cagare.
Difedendere una causa che ha aspetti giusti usando argomenti pateticamente e manifestamente fuori luogo non aiuta, anzi complica la battaglia per quella causa.
piti, se la sai tutta tu così bene non parlo più. ho ammirazione per chi riesce ad avere delle certezze così categoriche.
O forse hai capito di avere detto una boiata ma vuoi ugualmente l’ultima parola.
E il fuck inglese previene il calo del desiderio nella coppia, elenal?
@elenal
L’unico modo per vanificare qualsiasi percorso che voglia parificare i due generi, è esattamente quello di suggerire al Genere predominante una “generale benevolenza” verso il Genere tenuto in gabbia.
Se poi a questo si aggiunge una capacità di confronto tale da definire “acrimonia” la manifestazione di una posizione diversa per il (abbastanza palese) raggiungimento di una stessa meta solo perché il tono usato non ha tenuto conto del fatto che l’interlocutrice porta la gonna, allora andiamo tutti a casa ché tanto la situazione questa è e questa sarà per altri due secoli.
Se l’obiettivo è andare in vacanza insieme vale la benevolenza.
Se l’obiettivo è la soluzione del problema di Genere in Italia, una posizione “per quanto possa essere sbagliata” va trattata come una posizione sbagliata.
Ragioni umane…più delicatezza…
O stiamo facendo un momento di analisi per risolvere un problema personale della Petrucci, e allora vai con la ricetta perché la tua è quella giusta, oppure stiamo parlando di un problema che si fonda PROPRIO sulla convinzione che dall’altro lato ci sia una posizione di inferiorità, motivo per cui il suggerimento di tener conto di quella inferiorità per scegliere i toni con i quali affrontarlo forse, dico forse, non è decisamente il suggerimento più opportuno.
Oserei dire un “Chi se ne frega dei traumi subiti in passato dalla Petrucci”, ciascuno ha i suoi e non è detto che quelli subiti da una donna siano necessariamente più grandi di quelli subiti da un uomo (o da un bambino).
Qui il discorso è sociale, non personale.
Diviene personale quando si è risolto quello sociale e diviene personale non come nuova modalità possibile della fase due del dialogo, ma come soluzione finalmente trovata.
“Porco cane, se trovo una un po’ radicale ogni tanto io la abbraccio, non le butto addosso le colpe del fallimento della rivoluzione.”
Tu sei una donna, io un uomo.
Se io uomo trovo una un po’ radicale in questo discorso e tento di abbracciarla, oltre ad aspettarmi un vaffanculo legittimo mi aspetto che sia lei a rispondermi che è esattamente da questa impostazione che bisogna correre via veloci per fare un passo avanti.
Nessuno ha buttato colpe addosso a nessuno.
Si sono solo evidenziati i possibili perché di una strada persa qualche anno fa e che continuano a essere presenti sul tavolo del dibattito, suggerendo di vedere nella coincidenza degli elementi i possibili perché dell’attuale continuo stallo del percorso.
E’ un’analisi, non una sentenza.
Se questa analisi è “acrimonia” allora tu sei “nevrotica”.
O li prendi entrambi o non ne prendi nessuno.
Se vuoi prendere solo la parte che ti fa comodo, suggerendo di sostituire quella che non ti garba con “abbracci e delicatezza” allora non sei per la parità di Genere o comunque sei lontana, secondo me, dalla strada per ottenerla.
Fine.
Per me.
o gesù, devo essermi spiegata male.
non suggerivo niente al genere predominante, suggerivo benevolenza verso l’altro se si vuole un confronto, laddove l’altro è l’altro – io per te e tu per me.
Per me sei acrimonioso se una parla dell’uso nel cazzo nell’italiano e tu riconosci in una frase tutto un sistema di pensiero, che non è “quella versione di femminismo che vede la sua azione passare attraverso la collaborazione dell’uomo”. La trovo una reazione fuori luogo, che io chiamo appunto acrimoniosa, probabilmente la stessa che con le tue categorie spiegheresti come “nevrotica”.
L’abbraccio comunque era figurato.
Comunque non voglio la parità, prima di tutto vorrei il disarmo.