Il Post
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Le rovine dell’Aquila

16 settembre 2010

Lo scorso weekend Paolo Virzì è stato a L’Aquila, e per il Post ha provato a raccontare con fotografie e parole la situazione della città a 17 mesi dal terremoto. Trovate qui il suo reportage, “Le rovine dell’Aquila”.

  • vsgaudio

    UN INCANTEVOLE 2011 PER IL POST!
    Alla redazione tutta e ai blogger insieme riuniti un grazie per quello che mi hanno dato nel 2010,
    ho portato un regaluccio, l’introduzione al 2011: può essere commentato.

    ●Il sipario si alza su un vasto deserto selvaggio del tipo Saraceno dell’Alto Jonio.
    Uomini e donne si siedono in gruppi separati e poi cominciano a ballare, ma non sanno bene perché, e presto si risiedono. Dopo un po’ entra un giovane, è il 2011, e si mette a ballare una danza del fuoco. Improvvisamente si scopre che lui ha preso davvero fuoco, si chiama un canadair della Protezione Civile e contemporaneamente si stacca un assegno per l’avanti di tal la vitola; dopo che l’hanno spento, si scopre che fa un freddo della madonna e che un freddo così non s’era mai visto negli ultimi tre secoli, perciò riaccendono il fuoco, ma non balla più nessuno, la temperatura si e no sale di un paio di gradi, ma quando si comincia a stare discretamente bene ci si accorge che siamo in estate, e il guaio è che nessuno avevo messo l’ora legale in primavera. Comunque, si va al mare che qui è vicino, anzi tagliamo per la pineta del timpone e facciamo prima. Lì ci informano che a ferragosto c’è un barbecue sulla spiaggia e cominciamo a prendere qualche albero nella pineta , ci sono pure gli eucaliptus e così ci passa il mal di gola; così come facciamo il falò sulla spiaggia di pietre arriva un altro canadair della Protezione Civile e dobbiamo staccare un altro assegno per l’avanti del tal la vitola e intanto che ci siamo ordinare pure un certo quantitativo di pesci che lui vende in Brasile. Comunque, c’è uno con la chitarra, e una ragazza si mette a ballare, tutti si rallegrano, guardano l’orizzonte e si mettono a piangere ‘ché già l’autunno è annunciato dal rientro serale delle cornacchie. A questo punto arriva una ragazza con le pizze e le birre e torniamo a casa che fa un freddo boia. Siamo talmente depressi che, passando per la pineta, per tirarci su accendiamo qualche fiammifero e arriva un altro canadair che spegne immediatamente il fuoco e ci arrestano tutti, però provvidenziale telefona quello dell’avanti e tutto ricomincia daccapo, ‘ché il 2012 è al primo ponte sul Saraceno[sono tre i ponti e c’è qualche minuto per andare a prendere la gazzosa nel ripostiglio].

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