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Cosa avremmo dovuto rispondere a Marchionne

26 ottobre 2010

Marchionne ha fatto le sue dichiarazioni e ha urtato la suscettibilità dell’intero paese. È il solito modo di vedere le cose per cui tutto è politica, e invece di rispondere alla prospettazione di un problema con una soluzione si procede col metodo per cui a una dichiarazione si risponde con un’altra dichiarazione, salvo lasciare tutto esattamente come prima. Addirittura Fini ha detto che Marchionne parla da canadese invece che da italiano, come se una grande azienda globale ragionasse sulla base della logica delle appartenenze nazionali.

Ora io dico: se il capo della principale azienda del paese dice che l’Italia è molto meno competitiva di altri mercati e che qui la Fiat agisce in perdita, una classe politica che si rispetti registra asetticamente il campanello d’allarme e prova a capire il perché. Dopidiché i vari schieramenti politici propongono le loro diverse ricette per cercare di proteggere l’occupazione e la produzione facendo dell’Italia (a livello di infrastrutture, servizi, fisco, efficenza della pubblica amministrazione, sicurezza contro la criminalità organizzata e sistema di relazioni industriali) un paese più competitivo – e non solo per la Fiat ma magari per altre imprese che sarebbero così invogliate a venire in Italia.

Invece cosa è successo qui da noi? Il campanello di allarme di Marchionne è rimasto totalmente inascoltato e si è passata l’intera giornata a recriminare sugli aiuti statali che la politica ha concesso a Fiat nel corso dei decenni, come se finanziare un’impresa privata e i suoi azionisti a carico dei contribuenti sia stata una cosa normale e giusta e non la madre di tutti gli errori. Facciamo un serio programma che renda l’Italia più semplice e attraente per le imprese e vedrete che i capitali e gli investimenti arriveranno anche da questa parte e, se il sistema paese sarà competitivo, sarà anche più semplice salvaguardare l’occupazione e i diritti dei lavoratori.

49 commenti

  1. broono says:

    Ed è quello sì, il punto della questone.
    Non tanto per il suo tenere in piedi l’intera trattativa, quanto per il fatto che quel punto è il misuratore del numero dei partecipanti al tavolo.
    Se c’è quel punto, significa che a quel tavolo è seduto anche chi è interessato a far sì che le ricadute siano positive in termini di occupazione e sviluppo di un territorio, se manca significa che a quel tavolo sono seduti solo gli interessati al profitto dell’azienda e quando il profitto è l’unico fine del tavolo, vien da sé che le ricadute non possano che essere trascinate da quell’unico fine e quindi per forza di cose (o diciamo statisticamente) negative per chiunque non sia tra i destinatari di quel profitto, leggi: la forza lavoro.
    Prova ne è che la tipologia di compromesso offerta (ehm) da FIAT non sia sbagliata in assoluto, ma lo diventi quando non accompagnata dallo spostamento della forza lavoro da pura forza lavoro quale è a parte di coloro che partecipano all’utile dell’azienda in modo diretto e non sotto forma di promessi, ma non si sa in base a cosa garantiti, aumenti di salario nel caso andasse bene.
    Ecco, se la forza lavoro viene trasformata in “azionista” allora nel renderla parte degli usufruitori degli eventuali successi risiedono anche le possibilità di chiedere in cambio sacrifici, altrimenti altro non si sta facendo che organizzarsi per ottimizzare gli utili e trasferire i relativi rischi su quella forza lavoro che, oltre al danno la solita beffa, non avrà alcun potere contrattuale, se ma l’ha avuto negli ultimi vent’anni.
    Ora se non ricordo male questa impostazione si ripropone a cadenza abbastanza regolare ogni qual volta questo governo si trova a “gestire” un cambiamento di sistema industriale, perché al di là del singolo contratto e della singola vertenza di questo si tratta, di una trasformazione definitiva di un sistema industriale.
    L’operazione Alitalia-CAI credo abbia fatto abbastanza scuola in questo senso, con il suo aver sdoganato il sistema “privatizzare gli utili statalizzare i debiti” come sistema per piallare una situazione di stallo e trasformarla a costo zero (per l’azienda) e in tempo zero in una situazione di crescita utile ai sondaggi ma per nulla al paese.
    Di fatto la situazione FIAT è la stessa, una minaccia di buttare in strada migliaia di persone se non si accetta di farsi carico delle perdite di uno che però i profitti se li porta altrove.
    Con la differenza che nell’operazione CAI il governo la menò per mesi con “Possiamo cedere alla Francia un patrimonio nazionale? MAI! o stato si accolli i debiti!” mentre in questo caso pare non aver nulla in contrario riguardo all’invio di “qualche stabilimento” tra USA e Serbia con conseguente azzeramento di intere aree di paese.
    Il possibile perché di questa differenza di atteggiamento mi piacerebbe sentirlo da ro55ma, ché lo vedo predisposto.

    Infine, per Scalfarotto che ha risposto.
    Questo post è scritto per i tuoi colleghi?
    Scusa fammi capire, ma per trovare una strategia comune tra voi non avete già i congressi e le riunioni che immagino settimanali?
    Cioè adesso il problema è che non avete un cellulare su cui chiamarvi e quindi usate gli spazi virtuali che per loro natura dovrebbero al contrario essere il territorio nel quale parlare “alla base”?
    E meno male che il web è stata la tua pista di lancio!
    Certo che dovevi scrivere un’indicazione di merito e certo che “adesso ve la da Scalfarotto”.
    A meno che tu non abbia come incarico nel partito quello di moderatore del traffico web e non mi pare sia così, quando occupi uno spazio lo devi usare per parlare con chi quello spazio lo utilizza, non con i tuoi colleghi con i quali vai già a pranzo.
    Altrimenti viene naturale che poi alle critiche di merito e non di metodo che ti vengono rivolte tu non abbia altro da opporre se non ulteriori risposte sul metodo: non parlavo con voi.
    Che altro non è che quel “son cipolle” che hai contestato agli altri.
    Ultimo, il tuo avere un background bello corposo di programmi e militanza (che nessuno contesta né nega, anzi, appunto fa incazzare) che dovremmo andarci a leggere: ma proprio per niente.
    Sei tu che ti sei proposto qui, sei tu che è qui che devi offrire i mezzi per decodificare.
    Quei programmi sono vecchi di due anni e non saresti né il primo né l’ultimo che cambia idea o non tiene fede a quanto detto in altri tempi e altri contesti, soprattutto dalle parti del tuo partito.
    Se ti si misura ti si può misurare solo sul qui e ora, non usando metri di ieri e altrove.
    Anche, ma non solo, per il fatto che quei programmi e quei metri non hanno mai avuto modo di essere provati sul campo al punto da dirsi opportuni anche in contesti come quest’oggi così inimmaginabile quando quei programmi li mettesti giù su carta.
    Ma magari mi sbaglio.
    Grazie comunque per il tempo della risposta.

  2. matnet says:

    @Broono. Anche se la domanda l’hai girata a ro55ma mi permetto di provare a rispondere anche io. Il parallelo con CAI lo vedo fino ad un certo punto, ed in negativo. Nel senso che mi sembra che siamo tutti d’accordo nel dire che quella roba li che è stata fatta non ci è piaciuta. In particolare non ci è piaciuto -almeno a me- quello che tu definisci il privatizzare gli utili e statalizzare le perdite.

    Ora ritorniamo al post di scalfarotto che si è posto la seguente domanda retorica: se un’azienda ci dice che ha dei problemi ad operare in questo paese cosa dovremmo rispondere?
    Abbiamo gia levato dal tavolo la risposta stile Alitalia di dare contributi per sostenere un’azienda decotta.
    Possiamo dire a Fiat -ed è questo che hanno fatto praticamente tutti i politici da Fini a Vendola- che alla Fiat ne abbiamo già dati tanti in passato ed adesso è un’ingrata. Se ci accontentiamo di questa risposta….
    Oppure possiamo fare come suggerisce Scalfarotto e provare a dare delle risposte che rendano il sistema paese più competitivo in modo tale da convincere quest’azienda a rimanere e possibilmente a fare in modo che ne arrivino altre.

    L’equivoco alla base di tante divergenze anche in questo forum forse sta nel pensare che rendere il sistema più competitivo significhi per alcuni (me, ro55ma, oppure scalfarotto) abbassare i salari tout-court oppure arrivare a compromessi cinesi o messicani. Ma questa è una caricatura delle nostre posizioni (certamente delle mie). La competitività di un paese viene da tante cose. alcune le ha elencate scalpha: livello di infrastrutture, servizi, fisco, efficenza della pubblica amministrazione, sicurezza contro la criminalità organizzata e sistema di relazioni industriali. Ora è vero che il governo latita su tutto, ma sull’ultimo punto si può fare qualcosa senza il governo. ORa la domanda che ponevo anche nel mio intervento precedente è: è possibile monetizzare alcune richieste ragionevoli di fiat al sindacato in modo tale da rendere tali richieste vantaggiose per tutti? Questo mentre aspettiamo che questo governo si muova o che quelli che verranno dopo si attrezzino opportunamente. Io spero che tra questi ci siano scalfarotto ed ichino ovviamente…

  3. ro55ma says:

    @broono, siamo tutti + o- predisposti, really!-)) Alitalia è messa così, come risultato di veti incrociati (socio-ideologici) in cui tutti hanno dato il peggio di sè ma quelli che poi hanno deciso, ovviamente, hanno le responsabilità maggiori. Da qui a dire che Di Pietro e la compagnahostess avessero ragione e/o proposte migliori, spero converrai.. ce ne corre. Torniamo a bombamarchionne chè non c’azzecca per mille motivi: il management che pilotò Alitalia, come dire, metteva il carro – da decine di anni – dove tiravano i buoi, tutti, proprio tutti. L’accordo per gestire (non subire, come piace caricaturare a molti) la riorganizzazione FIAT c’è, è sottoscritto da gente seria (almeno quanto i dirigenti FIOM) per migliaia di lavoratori (altrettanto non-cerebrolesi di quelli dello scioperoduroepuro). Ma è solo un pezzetto e, come dice Marchionne, rischia di non essere sufficiente. Il sistema da migliorare (gestendolo) è molto più vasto di Pomigliano. Io non so se maglioncinoboss sta preparando le valigie chè l’Obama l’ha comprato (e ciulato noi) o se, semplicemente, è preoccupato di essere quello col cerino occupazionale FIAT. Però parla abbastanza chiaro, come dice Scalfarotto, mette le sue ragioni sul piatto e sarebbe bello che un sacco di altra gente facesse lo stesso. Insisto, FIM, UILM e FIAT hanno fatto un pezzo, che può non piacere, ma si dovrebbe dire cosa e con chi si doveva fare diversamente oltre a protestare..

  4. cassiodoro says:

    ihihihih…fantastico…ihihihhi…2 giorni di discussione inutile perchè abbiamo letto in maniera errata il titolo…ihihihhi

    Spero almeno che le cose dette non passino al dimenticatoio e vengano prese in considerazione…ihihih

    Diamoci allora all’enogastronomia…ihihih

    - Cameriere, la minestra fa schifo !
    – Di grazia perchè non le piace ?
    - Fa schifo.
    – Si capisco ma cosa devo dire al cuoco, manca di sale, il sapore forte di cipolle, cosa ?
    - Fa schifo e quindi vado a mangiare da un’altra parte…

    Questo mi sembra fotografare il discorso di Marchionne. Semplicemente non vuole mangiare, oppure…vuole mangiare qualche altra pietanza senza pagare la prima…ihihihihih

    Torniamo al reale:
    – Marchionne vuole la gestibilità delle fabbriche (nel senso di tregua sindacale, non vuole scioperi o agitazioni). In questo modo si garantisce quando spende 20 Miliardi in investimenti.
    - Si mi sembra corretto, di grazia ci fa vedere il progetto ?
    – No, il piano è mio e lo gestisco io.
    - Si, è tuo e nessuno te lo vuole toccare ma prima di firmare fammi vedere a cosa vado incontro.
    – No, prima firma…

    Aggiungo a contorno che a Menfi (fabbrica presa ad esempio da Marchionne durante la trattativa con Obama), a fronte di un produttività del 65% il “premio produzione” pagato è stato: 0, zero, nulla, neanche 1 euro !!!
    Il premio produzione è la ex 14esima, allora ci convinsero che sarebbe stato meglio e avremmo guadagnato di più, per scoprire invece che gli obiettivi li fissavano loro e che il 100% era un miraggio…ihihih

    Questo è il rischio che si corre a firmare accordi con taluni che prima dicono, firmano e poi non fanno…ihihihih

    Ma scusate, Marchionne non era quello magari duro ma che dice le cose chiare ?
    Io questa chiarezza non la vedo, e neanche Ivan se vuole chiedergli di cosa ha bisogno per restare a mangiare nel nostro ristorante…ihihihih

    Finisco con 2 risposte:

    @matnet: come al solito ho fatto 2 calcoli, monetizzare 10 minuti equivale a 1 euro al giorno, che calcolato sui giorni INPS in busta paga sono circa 20 euro al mese. Se io mi spezzassi la schiena in linea mi terrei i 10 minuti di pausa.
    A questo proposito ti vorrei ricordare il film di Chaplin dove lavorava in linea, riguardalo e pensa che ancora non è superato…ihihih

    @ro55ma: si, la lotta è dura e senza paura. Avendo lavorato in francia, milano, america e adesso sicilia, non ho paura dei ricatti di Pomigliano, e ne ho ancora meno a difendere i diritti, anche sciocchi ed inutili agli occhi di taluni, che mio padre, operaio FIAT mi ha portato in dono dopo aver preso le manganellate della polizia negli anni 70, proprio mentre io nascevo. Lotterò ancora + duramente per lasciare ai miei figli, ed anche ai tuoi, + diritti, + salario e più prospettive di quanto no ho io ora.

    Cassio

    P.S. Marchionne non rappresenta il padrone contro cui lottare, ma soltano un Capitano d’azienda che secondo me sta dicendo sciocchezze e lanciando promesse effimere.

  5. Pingback: Links for 27/10/2010 | Giordani.org

  6. matnet says:

    @cassio.
    1)Io non ho seguito la trattativa tra sindacato e Fiat sul piano fabbrica italiana ma la tua descrizione mi sembra un po caricaturale. Forse che non ha promesso di portare la produzione della Panda dalla Polonia al Pomigliano? Credi che ad esempio questa era una delle promesse che si sarebbe rimangiato? O forse tu volevi che facesse vedere tutto il piano da qui a 10 anni e magari spendesse già pure i soldi prima di chiedere al sindacato se ci stava?
    2)di nuovo, parlo senza conoscere i dettagli, ma davvero che un impianto in funzione al 65% (immagino per il resto coperto da CIG) in un anno di magra per tutti non si pagano i premi di produzione non mi sembra una roba incredibile. Lo dico con tutto il rispetto per la fatica dei lavoratori e con un po’ di inquetudine se mi dicessi che nello stesso anno sono stati pagati premi al management (non lo so)
    3) la lotta in difesa dei diritti e la lotta per la giustizia sociale è una cosa bella che ti onora.Ma credo faresti torto a me ed ad altri a pensare che noi invece i diritti li vogliamo calpestare a favore di qualche privilegiato o che non ci sta a cuore la giustizia. La realtà è un altra ed in parte se ne è parlato nello strascico dell’altro post. Le scienze sociali moderne ci insegnano che a volte anche le migliori intenzioni hanno dei risultati inaspettati e controintuitvi. Si chiama l’eterogenesi dei fini. La questione dei diritti sindacali è una di queste. Chi in linea di principio non è d’accordo ad innalzare il livello dei diritti e dei salari? Il punto è che questo innalzamento, se imposto dall’esterno, irrigidito attraverso degli strumenti legali che non permettono la rinegoziazione efficiente e condotto in una situazione macro che non asseconda più certe dinamiche (alas, non siamo più negli anni 70) non solo non produce quei risultati che perseguiamo, ma produce delle vere e proprie ingiustizie. Ad esempio creando una barriera artificiale tra chi è dentro il perimetro di protezione più elevato e quelli che lottano da fuori per entrarci (i precari). Oppure tenendo proprio fuori dal mondo del lavoro moltissime persone che non solo sono disoccupate ma addirittura nemmeno pensano più al lavoro

  7. cassiodoro says:

    @Ivan:

    Forse loro saprebbero rispondere meglio di tutti noi a Marchionne, sempre se li faranno parlare…ihihhi:

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2010/10/27/visualizza_new.html_1727886220.html

  8. cassiodoro says:

    @ matnet:
    Le industrie sono la caricatura del comunismo reale, infatti era Marx che teorizzava i piani industriali quinquennali e le industrie Italiane sono fra quelle che li presentano, anche perche` altrimenti niente sovvenzioni pubbliche…
    Ora io non capisco come tu possa pensare di dire si ad un piano industriale senza averlo visto e letto. Ripeto da oramai 20 giorni che questo piano non l’ha visto nessuno.
    Spero con questo documento di fugare i tuoi dubbi e di non dover + tornare sull’argomento:
    http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2010/Ottobre/info1135440726.htm
    In effetti sono stato impreciso, non e` zero, ma dimezzato. Non di meno si pagano i dividenti (a mal pensare con l’altra meta` del premio produzione non versato…ihihhi)
    http://www.lucanianews24.it/?p=32439
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201001articoli/51579girata.asp
    Per quanto rigarda il periodo storico, non sono io che vivo negli anni 70, e` qualche altro che vuole farci tornare indietro.
    Io non tifo per gli insider contro gli outsider, io metterei tutti nell’insieme degli insider, magari + avanti parliamo di come funzionano i contratti a progetti e della differenza fra i soldi scritti in busta paga e quelli percepiti, il “nero” che avanza, nel senso di lavoro nero ed evasione.
    Infine, non mi pare che la flessibilita` dei contratti abbia migliorato l’occupazione.
    L’UK che in questo e` maestra ha gli indici peggiori d’Europa.
    Favoletta:
    Una domenica sera squilla il telefono…
    Dennis: Hi Cassio how are you ?
    Cassio: Hi Dennis, fine thanks and you ?
    D: It’s a bad time, no proposal from Intel…
    C: Ca22o non ti hanno offerto di far parte dello spin-off ? resti in Intel ?
    D: No…bla, bla…3 mesi ancora e poi sono fuori, poi ho altri 6 mesi di stipendio come paracadute. Una gravidanza di tempo per trovarmi un altro lavoro…bla, bla …
    C: Ho capito, buona fortuna allora, se ci sono novita` mi fai sapere…
    1 mese dopo…
    D: Ciao Cassio, oggi e` una buona giornata, ho trovato un lavoro meglio retribuito, faccio assistenza ai macchinari del sito Intel dove lavoravo. Stessa distanza da casa stessi orari, stipendio migliore…
    C: I miei migliori auguri…(nella mia testa, meno male che non eri in Italia, altrimenti…)
    Morale:
    - In america ci sono ammortizzatori migliori che qui in Italia per i lavoratori a progetto.
    - Anche in periodi di crisi un’opportunita`, una occasione la trovi.
    Cassio

  9. Pingback: Makkox: Marchionne, Bunga Bunga e Lodo Alfano | Radio Pereira

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