Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook Registrati Login

Il lavoro del PD sul lavoro

18 ottobre 2010

Non sono andato al corteo della Fiom. Non ci sono andato per un paio di ragioni: una di metodo, l’altra più schiettamente legata al merito politico della manifestazione.

La prima ragione è che penso che un partito politico non debba andare a un corteo sindacale e che in genere non debba provare a “mettere il cappello” su chi legittimamente interpreta e difende gli interessi di una singola categoria. Sovrapporsi a un interesse particolare non fa bene né al partito né agli interessi rappresentati: il partito in qualche modo si declassa a portatore di interessi particolari abdicando a tenere insieme le complessità che una visione più generale fatalmente comporta, chi difende quegli interessi corre invece il rischio di essere etichettato politicamente e in quanto tale diventa meno efficace. Il messaggio che passa è che stia in realtà conducendo una battaglia politica e che il lavoro di tutela sia solo strumentale all’affermazione di una determinata visione politica, magari stabilita dall’esterno.

Sarà per questo motivo, o forse più prosaicamente per la difficoltà ormai atavica di trovare una sintesi tra le nostre varie anime, fatto sta che il PD ha comunque deciso di non essere presente ufficialmente, al contrario di IdV e SeL che hanno deciso di sfilare in quanto tali. Molti miei colleghi di partito hanno però partecipato a titolo personale e ne ho certamente capito le motivazioni: il lavoro è probabilmente l’emergenza numero uno di questo paese in questo momento e i bisogni che si sono manifestati in quel corteo sono una voce che di certo non può essere ignorata, come molti hanno giustamente sottolineato.

Il punto è che ci sono domande secondo me fondamentali a cui questo corteo non rispondeva e che anzi ha probabilmente reso più urgenti e gravi: siamo sicuri, per esempio, che di tutti i modelli di relazioni industriali sia quello proposto dalla Fiom quello che assicura maggiore e più efficace protezione ai lavoratori e maggiore sviluppo? Un’idea delle relazioni industriali polarizzata in una dialettica di contrapposizione tra lavoratori e imprese, insomma, è quello che ci serve? In questa economia globalizzata, inoltre, l’approccio della Fiom rende l’Italia un paese più o meno attraente per gli investimenti stranieri e per il mantenimento delle produzioni in Italia, e quindi per il mantenimento nel nostro Paese di posti di lavoro? E poi: un sistema di relazioni sindacali così nettamente diviso tra lavoratori subordinati e imprese è davvero quello che meglio descrive il modo del lavoro in questo secolo? Non siamo forse rimasti a una rappresentazione che andava bene per il passato ma che si è persa per strada pezzi interi di mondo produttivo? C’era davvero in quella piazza la voce di chi – soprattutto giovani – lavora in questo paese in schemi giuridici diversi dal lavoro subordinato? Di chi opera magari per anni con contratti precari o temporanei, o con partita iva, o facendo il praticante in uno studio professionale, e senza nessuna garanzia né alcuna forma di rappresentanza collettiva?

L’idea che una maggiore collaborazione del sindacato e dei lavoratori allo sviluppo delle imprese, e una maggiore partecipazione dei lavoratori alle vicende delle stesse, costituisca una svendita dei diritti è secondo me sbagliata. Nessuno pensa che si debbano aprioristicamente e permanentemente spuntare le armi del conflitto come extrema ratio ma nemmeno pensare il mondo del lavoro in modo stabilmente conflittuale credo possa più essere una risposta in questo nostro tempo. In un’economia moderna non può sfuggire a nessuno che la prima garanzia, e la più effettiva, per i lavoratori è quella di lavorare in un’economia sana e che la collaborazione del lavoro alla crescita economica sta diventando via via parte integrante delle responsabilità di cittadinanza. L’unico ruolo e il motivo di esistere di un partito come il PD è difendere i diritti e la dignità del lavoro avendo l’abilità di sintetizzare risposte assai più complesse, insomma, di quelle che si sono proposte sabato scorso a Roma. O ce la si fa, o si è persa la sfida per la modernizzazione di questo Paese.

90 commenti

  1. cassiodoro says:

    No, non sono queste le proposte, noto con dispiacere che non ti interessa conoscerle, ti appigli agli slogan, cosa che io nella discussione non ho mai fatto e fai facile ironia che ritengo non contribuisca alla discussione a meno che non vuoi buttarla in caciara come ho visto troppo spesso fare…

    Se le avessi lette sapresti che alcune riguardano anche gente che attualmente questi diritti non li ha … ihihihih

    Scusa ma io non ingrosso le fila di nessuno (ti riferisci agli altri sindacati ? alla destra Berlusconiana?), semmai e qui tiro in ballo il titolare del blog, la mancanza di parole chiare del PD su temi scottanti questa è la vera causa di emorragia di voti e simpatie.

    Sabato 16 in piazza a Roma c’erano le voci di persone, gruppi e associazioni che normalmente non hanno tribuna. La FIOM è riuscita dove il PD, con mio enorme dispiacere, sta fallendo.

    Ma non è la FIOM che fa politica, è la politica (PD) che non sa dare risposte adeguate, non riesce a dare voce a questo disagio, non riesce a dare risposte !!!

    Forse la FIOM sbaglia, ma il PD non può lamentarsi se lascia vuoti a destra e a sinistra inseguendo un’idea di politica di casta.

    Perchè la politica vera non la fai lisciando il pelo ai segretari di partito o sindacali. Devi venirti a sporcare le mani nei problemi reali !!!
    Capire i problemi ed offrire proposte chiare.

    Cassio

    P.S. Mi viene + facile difendere la FIOM che il PD durante le discussioni con gli amici…triste constatazione…

  2. cassiodoro says:

    Dimenticavo, da noi si dice: “o ti manci sta minestra o ti ietti da finessra” (trad. o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra).

    Ma questa non è una proposta su cui fare un referendum o su cui hai possibilità di scelta.

    La scelta la fai su 2 piattaforme, non sul: ti adegui o vai a casa.

    Veramente pensi che il 35% dei lavoratori di Pomigliano siano pazzi ?

    Cerchiamo di essere + rispettosi e come dici tu non criminalizziamoli…

    Cassio

  3. rifkin2856 says:

    Attrarre investitori in Italia? da cosa dipende la scarsa appettibilità italiana agli occhii degli investitori stranieri? Da molte cose certamente , ma non non in modo particolare da quanto affermano i sostenitori della”modernizzazione” nostrani. Secondo loro il nosgtro paese mancando della “modernizzaziuone”(categoloria filosofica politica)il nostro paese è evitato, ma se lo evitano i nosgtri imprenditori che preferiscono la Serbia. io vorrei portare l’attenzione di tutti su di un particolare, io vivo al centro di un distretto industriale forte quello delle calzature, dove ci sono le più grandi fabbriche delle scarpe. Noi viviamo da 15 anni senza la possibilità di poter ber acqua della nostra falda perchè inquinata in modo irreversibile dall’industria della gomma e del poliuretano produttori di suole e tacchi per le scarpe. Ora queste industrie hanno delocalizzato in CINA VIETNAM MESSICO e lasciato a casa centinaia di operai e l’indotto, colpevoli di che? Da noi era impossibile produrre per loro , non certo per colpa dei sindacati, ma essendo oggetto di attenzioni pesanti della magistratura che ha definito il loro crimine “un crimine odioso contro l’umanità” e daleggi sempre più severe per l’ambiente hanno chiuso, questo è il motivo per i nostri imprenditori nostrani e non del settore chimico per non investire in Italia. Un altro odioso motivo è la burocrazia italiana della P.A. etc etc
    credo che la responsabilità della classe operaia nel non attrarre investitori sia minima , ma fa più effetto riempirsi la bocca remando con la correntre antioperaia(io non sono un operaio) fa più intellettuale dire che la globalizzazione va governata, per poi non fare mai proposte in tal senso, la tassazione finanziaria sui movimenti di capitale internazionale chi la sostiene? un sparuta minoranza tra cui spesso non ci sono i nostrani intelletuali di nuova generazione, a cui i bassi salari italiani stanno bene.

  4. matnet says:

    cassiodoro. per amore di argomento cerco di rispondere dove posso. spero che questo basti anche xche mi sembra di capire che ci sono alcuni punti di vista inconciliabili e non è che continuando a ributtarci i rispettivi argomenti uno convince l’altro. (certo puoi sempre provare, se ti accontenti, a sostenere come hai gia fatto che i tuoi sono argomenti ed i miei slogan).

    parto dall’ultima domanda. Chi criminalizza gli operai? in special modo chi criminalizza chi ha votato contro al referendum? criminalizzare vuol dire accusare di un crimine. Questo non credo nessuno l’abbi fatto. certo non io. Questo non vuol dire che non possa pensare che hanno sbagliato a dire no all’accordo. E’ una cosa diversa. Piuttosto, parlando di criminalizzazione, che cosa succede se accusi chi la pensa diversamente da te -mentendo- di violare diritti, di violare la costituzione addirittura? non lo stai -tu si- accusando di un crimine?

    Sulla questione referendum mi sembra che ci si attacchi ad una cavolata.Scusa ma non era la Fiom che voleva lo strumento di democrazia sindacale per far vedere il suo peso? Prima vuole il referendum e poi magari vuole scegliere pure il quesito? Il referendum è uno strumento dove devi dire si o no. La scelta tra due piattaforme c’è: accetti il nuovo piano che prevede investimenti oppure rimane tutto come prima con i rischi connessi. Che cosa vuole la Fiom, scegliersi pure i quesiti? scegli tra l’opzione A (nuovo piano) l’opzione B (tutto come prima e quindi forse chiudiamo) oppure l’opzione C (tutto come prima, fiat perde soldi e tu continua pure ignorando la realtà)? Dai….

    confesso che le proposte fiom non le ho lette. anche perche sul loro sito non ci sono oppure non sono in bella mostra. forse non ci credono molto neanche loro. In ogni modo, anche senza aver letto le loro proposte sul precariato o sui non-occupati, posso affermare che bisogna essere credibili quando si fanno le proposte, a prescindere dal contenuto di esse. Ora difendere a spada tratta tutti e dico tutti i diritti degli insiders vuol dire una delle due cose 1) degli outsiders te ne sbatti oppure 2) non hai capito come funziona il mondo del lavoro. Perchè puoi pure riempirti la bocca di belle parole ma oggi, nell’anno domini 2010, nessun e dico NESSUN paese del mondo concilia tutele rigide all’italiana + bassa disoccupazione + basso ricorso a contratti a termine + alto tasso di occupazione (che è diverso come ben sappiamo dalla disoccupazione). Attendo smentite in proposito.

    Allora la fiom o ci è o ci fa. Se ci è, allora sono una compagine che forse deve tornare un po a studiare e la smettesse di illudere una sacco di persone che quello di cui parla sia possibile, oppure ci fa ed allora difende l’interesse particolare di una piccola categoria di insiders (e non è manco detto che ci riesca) ed agli outsiders mente spudoratamente e -permettimi- odiosamente.

  5. cassiodoro says:

    Si credo che non ci capiamo.

    Io infatti ho detto che a Pomigliano non si trattava di referendum, lo ha voluto e chiamato cosi` la FIAT. Il referendum doveva essere fatto sulle piattaforme di nuovo contratto presentate separamente da X e Y insieme e dalla FIOM da sola nel 2009.

    Per quanto riguarda gli slogan nei miei post non li trovi ne slogan della FIOM ne quelli degli altri, non li uso per giustificare le mie tesi.
    Li hai usati tu per avvalorare la tua tesi che con quelle parole d’ordine non si va avanti. Ma anche qui la discussione manca di cio` che c’e` dietro gli slogan. Su un cartellone ad una manifestazione non posso mettere il programma economico (esempio), magari scrivo:”meno tasse”.

    Ho capito, quello che dice la FIOM e` sbagliato e mente.

    Io sono abituato al rigoroso procedimento matematico e procedo in questo modo:
    - Ipotesi (fatti oggettivi)
    - Tesi (conclusioni)
    - Dimostrazione della tesi (dimostrazione del cammino che porta dai fatti alle conclusioni)

    Quello che leggo nei tui scritti e`:
    - Tesi (la FIOM mente, sbaglia e in ogni caso non sono d’accordo qualunque prova tu possa portare a supporto perche` io ho fede nella modernizzazione)

    Magari poi mi spieghi cosa si intende per modernizzazione, perche` toccando solo i lavoratori non si sta modernizzando nulla, anzi…ihhihihi

    Dici tu che nessun paese concilia etc, etc…

    Caschi male, la STM e` Italo/Francese ed avendo lavorato anche in Francia posso smentirti facilmente. In Francia un mio omonimo nel ruolo guadagna il 150%. Lavora 35 ore anziche` le mie 40. Come vedi in TV il diritto di sciopero e di fermare le fabbriche esiste ancora. Hanno congedi parentali sia mamma che papa` che qui ci sognamo (1 anno a casa tutto pagato, la mamma). Asili nido vicino ai Fab, campo da tennis e piscina all’interno dello stabilimento, etc…

    Infine, stai vedendo cosa fanno in Francia per 2, dico 2 anni di aumento delle pensioni…ihihhih…anche li` tutti vetero comunisti ?

    ihihhiihihih

    Si, forse hai ragione tu, noi non dobbiamo confrontarci con la Francia o la Germania, il nostro modello e` la Serbia o la Polonia…questa si che e` lungimiranza…ihihihi

    Con affetto
    Cassio

  6. matnet says:

    Ti ringrazio per la lezione di epistemologia. Ora vediamo se com la applico nel seguente ragionamento supera l’esame.

    Ipotesi (rigorosi fatti oggettivi dici tu): Si vuole qui illustrare alcuni dati comparati tra Francia e Germania, esempi sollevati in precedenza. Tra i due in questo momento ci sono delle sostanziali differenze in termini di tasso di disoccupazione (dati 2008eurostat, 10.1 vs 6.8) e di occupazione (2008 eurostat, 64 vs 71) a favore della germania. questi dati sono ulteriormente divaricati a seguito della crisi.

    Tesi: Francia e Germania sono due esempi calzanti che supportano il mio argomento che non si può avere tutele rigide all’italiana + bassa disoccupazione + basso ricorso a contratti a termine + alto tasso di occupazione. in particolare la divaricazione nella performance tra i due mercati del lavoro è spiegabile con le differenze nella legislazione del lavoro.

    Dimostrazione. La differenza di performance del mercato del lavoro tedesco, che a fin anni 90 era considerato ” il malato d’europa” è evidenziata dai dati è dovuta a parecchie riforme che sono state fatte in germania nel mercato del lavoro negli ultimi dieci anni, mentre in francia no. La germania che noi tutti ammiriamo è anche quel paese dove viene giudicato corretto un licenziamento perche la segretaria mangia gli avanzi del pranzo di lavoro del capo (http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_07/polpetta_germania_licenziata_58024c34-b341-11de-b362-00144f02aabc.shtml)
    oppure perchè uno ricarica il cellulare dalla presa di corrent dell’ufficio (http://www.libero-news.it/news/480094/Lavoratore_tedesco_licenziato_per____centesimi_di__cresta_.html). Ovviamente gli scioperi di questi giorni in francia non sarebbero nemmeno immaginalbili in germania.

    Sulla questione dell’età pensionabile tu sai bene che in germania sono a 67 anni mentre i francesi si arroccano a 60. Allora chiedo io a te, i tedeschi sono tutti degli imbecilli che si sono fatti inchiappettare dagli industriali?

    Vedi, sulla questione delle pensioni, mi sembra di capire dal tuo commento sarcastico che sostanzialmente sei d’accordo con le barricate che si fanno in Francia. SE ho fatto una supposizione corretta, questo marca in maniera definitiva la distanza che ci separa per quanto mi riguarda. La battaglia per tenere ad un livello basso l’età pensionabile io la trovo semplicemente di un egoismo che è o miope a pensar bene oppure odioso a pensar male. E’ semplicemente impossibile pagare la pensione alle generazioni future con le età pensionabili cosi basse. In italia abbiamo nascosto il problema sotto il tappeto con un sistema che assicurerà pensioni future da fame. Ben al di sotto di quello che noi oggi consideriamo le pensioni minime. Io fino all’altro giorno pagavo il 22% del mio stipendio in contributi inps. il 22%!!!! E non vedrò mai una lira. questi soldi servono oggi a mandare i 60enni in pensione. Ti è evidente l’ingiustizia? oppure me la devo prendere anche in questo caso con marchionne? Ora è evidente che chi difende oggi lo status quo o non si rende conto dell’ingiustizia oppure questa ingiustizia gli sta bene. Da che parte sta la Fiom sulle pensioni? (cosi giusto per aggiungere altra carne al fuoco)? Purtroppo temo -ma qui confermo di non aver letto le loro posizioni- che stia dalla stessa parte che sulle altre questioni che riguardano il lavoro: ovvero dalla parte degli insider.

    au revoir…

  7. cassiodoro says:

    Andiamo alla polpa, i resti del pranzo lasciamoli ad altri…ihihhi

    - Possiamo concordare sul fatto che sia Francia che Germania, a cui possiamo aggiungere i paesi scandinavi, pur avendo tutele rigide, ammortizzatori forti e tanto altro, performano meglio dell’Italia? Se concordi pero` viene a cadere la tesi per cui la crescita del paese e` funzione del modello ma bensi` dalla buona applicazione del modello. In altre parole, qualunque modello scegli, se lo fai funzionare correttamente esso dara` i suoi frutti positivi. Aggiungo non di meno che in paesi come la UK i numeri di cui parli tu sono pessimi e li` il modello e molto flessibile…

    - Quando analizzo una resa di prodotto, guardo il centro della gaussiana e tralascio le code, perche` quelle vanno analizzate come difetti di processo. Nel nostro caso (licenziamenti per motivi assurdi) le chiamerei difetti del sistema…

    - In effetti in Francia si sta parlando di passare da 65 a 67 con modifiche non indifferenti alla vecchia normativa, il caso 60 -> 62 e` solo per determinate categorie con determinati requisiti…

    - In Germania, come ho gia` avuto modo di scrivere il patto di solidarieta` riguarda tutte le categorie, governo ed industriali compresi, magari mi dici qui in Italia chi fara` i sacrifici e come…ihihihhi…per esempio la fininziaria chi la paga…ihihhi

    - Aggiungo a margine che in Francia il livello di investimenti provenienti dall’estero e` superiore a quello di paesi come la slovacchia o la gran bretagna, dove flessibilita` e` la regola…

    - Non accetto la provocazione e rispondo che:
    Premesso: I francesi non sono vetero comunisti e non hanno la FIOM a sobillarli
    Tesi: Nessuno li addita come pericolosi terroristi o come gente ancorata agli slogan degli anni 70.
    Dimostrazione: stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia per quello che pensano sia un sopruso con l’appoggio della popolazione (non entro nel merito, non do` un giudizio in merito, ma questo e` un dato di fatto).

    - INPS ? Parliamo dei conti INPS ? Prima che fossero messi dentro un unico calderone, sai quale era l’unico comparto in attivo ? E sai perche` ?
    L’unico comparto in attivo era quello metalmeccanico e il motivo e` che l’aspettativa di vita di un operaio che lavora in acciaieria o in linea o in camere bianche a contatto con acidi era molto al di sotto della media. Qui mi fermo altrimenti dovrei continuare raccontandoti chi beneficio` di quei soldi che oggi in INPS non abbiamo … ihhiihih

    - Per me che lavoro al PC l’innalzamento ha un effetto relativo, non avra` lo stesso impatto di un operaio…della Tyssen per esempio…

    Infine se ti consola io pago ancora + di te in previdenza e contributi ed essendo in totale regime contributivo…lasciamo perdere..ihihihhi
    L’INPS mi impedisce di fare un calcolo della pensione altrimenti sarei uno di quelli che provocherebbe la sommossa sociale (parole del presidente…ihihih)

    La distanza fra te e me e` incolmabile fintanto che il tuo obiettivo e` tentare a tutti i costi di “criminalizzare” il comportamento e le decisioni della FIOM, il tutto aprioristicamente…ihihihhi

    Anche perche` e` quella che ha innescato le discussioni sul problema dei lavoratori e l’ha messo al centro…ma guarda che brutti ceffi…ihihihhi

    Cassio

  8. piti says:

    Potrei e vorrei dire un sacco di cose, ma non ho tempo e poi è scoraggiante.
    Ne dico due, una generale e una particolare.

    Quella generale è che più la crisi attanaglia, più si pensa di uscirne con più turbacapitalismo, e più la crisi aumenta la stretta. Va a finire che buone dosi di socialdemocrazia sarebbero più efficaci, sebbene ideologicamente odiate dagli amanti del turnbocapitalismo.

    Quella particolare è sulla presunta insostenibilità delle pensioni a 60 anni. Detto che con il criterio contributivo ognuno prende qual che deve e non un centesimo in più (e quindi perchè negargliela?), aggiungo solo che aspettate di aver superato la famosa certa età. Poi mi venite a raccontare se è proponibile umanamente che uno si alzi ancora tutte le mattine per andare a lavorare. Se è un lusso lasciare il lavoro a sessant’anni. Costa? Forse (anche se non capisco che posti si liberino, se si sta a lavorare fino a settant’anni). Ma allora, perchè curiamo gli ammalati, visto che costano? A sessant’anni non avere la possibilità, se lo si desidera, di mollare il lavoro è una cosa indegna.
    Aspettate e vedrete.

  9. matnet says:

    Piti ti rispondo sula questione pensioni. il criterio contributivo è quello a cui approderemo. Nel frattempo dobbiamo gestire la transizione ed i soldi immessi da noi che entriamo ora nel mercato del lavoro servono sia a pagare parte della pensione di chi è nel sistema misto sia la propria. Quei lavoratori la cui pensione la mia generazione sta sovvenzionando (mi sembra di capire ci sia anche tu) potranno andare in pensione diciamo tra i 60 ed i 65 anni godendo di un aspettativa di vita che, grazie a Dio si aggira su ulteriori 20 anni (è la probabilità di sopravvivenza, condizionata al fatto di essere gia arrivati a 60 anni).

    Lavorare stanca lo sappiamo. Stancherà anche a noi quando avremo quell’età. Però non potremmo nemmeno permettercelo di pensarci alla pensione perchè sarà assolutamente misera. talmente misera che l’INPS nemmeno vuole farcelo sapere. Adinolfi riporta una cifra in questo intervento, cosi giusto per quantificare. http://www.youtube.com/watch?v=zraZSKiWu3Q

    Allora, con la premessa che questa è gia di per se un ingiustizia perchè i costi della transizione al contributivo vengono scaricati per la maggior parte su di noi che saremo costretti, anche se lavorare stanca, a lavorare a lungo perchè l’alternativa di andare in pensione, anche potendo, sarà impraticabile; con questa premessa dicevo, a me va in linea di principio benissimo che dentro un sistema contributivo si vada in pensione quando si vuole. Però in tale sistema non ci possono essere altre forme di sussidi presi dalla tassazione generale ai pensionati. In altre parole se il pensionato decide che 35 anni di contributi gli bastano e 60 anni sono l’età giusta per andare in pensione deve assumersi la responsabilità di questo fino alla fine. Deve farsi bastare quella pensione e non accedere agli altri strumenti di sostegno alla povertà che sono pensati come forme di assicurazione contro gli eventi della vita di cui non abbiamo controllo (ad esempio le malattie o la povertà generata in altre circostanze). Diventare poveri anziani è una libera scelta in questo contesto e quindi non ne va caricato il peso su chi ha scelto di continuare a lavorare o chi semplicemente viene una generazione dopo. Se tu accettassi questo semplice criterio di responsabilità io difenderei fino alla fine il tuo diritto di andare in pensione quando ti pare.

  10. Pingback: Il lavoro del PD sul lavoro –

Lascia un Commento