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Addio al nucleare?

19 settembre 2012

La notizia è recente e di quelle importanti: per le pressioni dell’opinione pubblica, dopo la Germania, anche il Giappone annuncia il suo addio al nucleare, almeno per il 2040, tra circa 25 anni.

È vero, il 2040 è ancora lontano e il prossimo governo giapponese potrebbe ribaltare la decisione. E in futuro un altro governo potrebbe invertire l’inversione. Ma non è questo il punto. Il punto è il segnale inviato da Tokio che il nucleare non può più contare sulla stabilità degli investimenti economici futuri.

Certo, da tempo la Germania ha annunciato il suo addio all’energia nucleare e il piano tedesco va avanti, pur con difficoltà tecniche e economiche. Tuttavia, il peso specifico del Giappone per l’energia nucleare è ben più alto di quello della Germania. Numeri alla mano, prima dell’incidente di Fukushima, nel 2010 in Giappone vi erano 54 centrali nucleari attive e connesse alla rete elettrica, producenti circa il 30 per cento del totale dell’energia elettrica. In Germania nel 2010 v’erano solo 17 reattori, per il 23 per cento del totale dell’energia elettrica tedesca. Fatto ben più importante, però, è che a differenza della Germania il Giappone nutre (nutriva) piani ambiziosi di espansione del nucleare, sia per la produzione nazionale – l’obbiettivo era raggiungere il 50 per cento del totale di energia elettrica – che per l’industria ad essa associata. A differenza della Germania, infatti, il Giappone possiede (possiedeva) un’industria nucleare nazionale fortemente proiettata verso l’esportazione. In altri termini, se la Germania è sempre stato un paese generalmente diffidente verso il nucleare, pur senza raggiungere gli estremi italiani, il Giappone ne è invece da sempre a favore, forse il sostenitore più importante.

La decisione del Giappone di abbandonare il nucleare è certamente importante per i giapponesi, ma potrebbe rivelarsi uno dei grandi punti di svolta nella storia dell’energia. Per un’industria ad alta intensità di capitale e fortemente dipendente da investimenti di lungo periodo come quella nucleare, questo può essere un colpo mortale. Qualora i piani di Tokio per l’addio al nucleare dovessero proseguire, infatti, proprio l’importanza del nucleare in Giappone è garanzia di ripercussioni negative per l’intero settore nucleare mondiale. Per alcuni la decisione di Tokio è una buona notizia. L’eliminazione del nucleare, seppur graduale, non potrà che rafforzare la domanda di gas e petrolio (e carbone) per lungo tempo, fintanto che le rinnovabili non acquisiranno quote di mercato più rilevanti. Non v’è dubbio che a Mosca Gazprom e il Presidente Putin abbiano celebrato festeggiato la decisione giapponese.

Ma vi è un messaggio più ampio che val la pena considerare qui. L’annuncio dell’addio al nucleare in Giappone per la contrarietà e le proteste dell’opinione pubblica rende evidente come, nei paesi democratici, l’energia nucleare non può più contare sulla stabilità degli investimenti a lungo termine di cui abbisogna per sopravvivere e prosperare. Del tutto similarmente a Germania e Giappone, la stessa inversione potrebbe avvenire negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia o in qualsiasi altro paese democratico oggi a favore del nucleare. Questa incertezza politica, e corrispettivamente normativa, non può che impattare negativamente sulla fiducia di investitori, industria e responsabili delle politiche monetaria e/o energetica nell’energia dell’atomo. Il messaggio inviato da Tokio allora, forte e chiaro, è che l’energia termonucleare convenzionale non è più da considerarsi l’energia del futuro. Corrispettivamente, il settore nucleare diviene un settore in declino.

Il fatto è che l’energia nucleare non può prescindere da pianificazioni a lungo termine. La recente proposta di Cameron per un nuovo rinascimento nucleare inglese, rivela come il nucleare con requisiti di sicurezza da terzo millennio – quello da 6 miliardi di euro a Gigawatt, per intenderci – non sta in piedi sui mercati elettrici più competitivi se lo Stato non si fa garante per la parte finanziaria, sui fondi di garanzia per la banche e per la continuità di esercizio. In altri termini, il nucleare è Stato. In questo contesto, l’abbandono del nucleare di Germania e Giappone, oltre al no dell’Italia nel recente referendum, è la dimostrazione plastica che dare un futuro all’energia nucleare impone al legislatore di bypassare, se necessario, la volontà dell’opinione pubblica nella pianificazione energetica e economica per decenni a venire. Ma che futuro è mai questo?

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  • geppino

    “Opinione pubblica”. Cioé: casalinghe, contadini, operai ma anche tecnici, ingegneri, fisici, scienziati che hanno una propria opinione.
    “il nucleare con requisiti di sicurezza da terzo millennio…non sta in piedi sui mercati elettrici più competitivi se lo Stato non si fa garante per la parte finanziaria”: ma non è stato sempre così?
    “bypassare, se necessario, la volontà dell’opinione pubblica nella pianificazione energetica e economica per decenni a venire”: dovremmo affidare ciecamente a qualcuno le scelte che dobbiamo fare noi?

  • stefanobarazzetta

    Niente da aggiungere, perfetto.
    Unico appunto: proprio per quanto scritto nell’articolo, il nucleare continuerà a prosperare in paesi dove lo Stato è onnipresente e l’opinione pubblica conta poco, tipo la Cina.
    Per il resto, il declino appare oggi irreversibile. Giustamente.

  • Pingback: Addio al nucleare « Energia & Motori

  • Wizard

    Il declino dei paesi occidentali è ormai inarrestabile, la scelta democratica dell’abbandono del nucleare da parte del popolino ignorante e influenzabile ne è una prova. Cos’è che non ha funzionato? Perché la democrazia ha prodotto questo popolino pauroso, influenzabile e ignorante?

  • pendolare

    il problema è che si spende abbastanza per renderle sicure al 99,99% (numero a caso, diciamo come quella che stanno costruendo in finlandia) allora poi non sono più convenienti sul mercato, invece una centrale nucleare sicura al 99% (come quella di fukushima o quelle che costruiscono in cina) costa come il gas tra dieci anni probabilmente

  • massimiliano marsico

    Nota pedante, hai usato un calco dall’inglese, uno di quelli commessi più frequentemente da chi vive all’estero e parla inglese quotidianamente? Ovvero hai confuso festeggiare con celebrare. In italiano si celebrano riti (religiosi come un matrimonio o civili come un processo) e si festeggiano (non celebrano) le occasioni liete. Per cui gazprom sta festeggiando e non celebrando la decisione, a meno che non volessi suggerire un’accezione rituale, cosa di cui dubito. Scusa la pedanteria, ma vivendo all’estero sento spesso italiani dire “vieni a celebrare il mio compleanno/promozione…” al che mi viene sempre da rispondere: “certo, porto tonaca, incenso e libri sacri”.
    Ciao. M

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Hai ragione, e ben venga la pedanteria. Correggo il testo. Grazie.

    • amilcare

      GrammarNaziMode_ON
      Il Sabatini-Coletti al primo posto definisce “Celebrare”=festeggiare solennemente,poi al secondo posto c’é quello “officiare”.
      In italiano é quindi perfettamente accettabile dire “celebrare un anniversario o un evento”.
      GrammarNaziMode_OFF

  • stefanobarazzetta

    @Wizard
    Il popolino “influenzabile e ignorante” è quello che si è bevuto per decenni la propaganda del nucleare sicuro ed economicamente conveniente.
    Adesso si è svegliato.

    • ro55ma

      No, STEFANOBARAZZATTA, è quello che:
      * non vuole termovalorizzatori e sniffa diossina da fuochi artificiali napoletani (pari alla dose di 100 termovalor. in funzione per un anno) con godimento;
      ** che si cuccherà carbone e gas da “spremiture rocciose” chè è naturalmente meglio…;
      *** si incazzerà perchè continuerà a comprare en. el. dal nucleare francese e in Italia continuerà a pagare bollette da paura per “sostenere” il solare cinese..
      E comunque, pur comprendendo le riflessioni di Zuliani sul Giappone, non mi pare ci siano le condizioni economiche reali perchè si realizzi in modo così “scontato” (Cina, Usa, ecc. non li si vede così proni..)

      • stefanobarazzetta

        @RO55MA
        USA?
        Negli Stati Uniti non si finanzia un reattore da più di 30 anni, ossia da quando è finito il sostegno governativo all’atomo.
        Motivo? Semplice: nessun privato si vuole imbarcare in un affare in perdita.
        Questi sono fatti, non propaganda.

  • Pingback: Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì » Addio al nucleare?

  • ateldeg

    Quoto ogni commento sul “popolino ignorante e influenzabile” e sul fatto che si sia di fronte ad un errore del meccanismo democratico.
    Come scrive Zuliano “L’eliminazione del nucleare, seppur graduale, non potrà che rafforzare la domanda di gas e petrolio (e carbone) per lungo tempo”.
    Ergo: decine e decine di migliaglia di morti ogni anno,
    però non c’è problema, tanto quelli che gioiscono per l’addio al nucleare sono gli stessi che protestano maggiormente per l’inquinamento

    • stefanobarazzetta

      Come se il nucleare non inquinasse…

      • ro55ma

        E’ proprio l’”inquinamento nucleare” che presuppone quel brivido di fronte alla radiazione (di Hiroshima, delle mutazioni genetiche, ecc) che alimenta la propaganda sul “popolino ecc.”.
        Perchè quelli che vogliono preservare i nostri pro-pronipoti dal dramma del decadimento secolare del plutonio e che magari vivono nelle case di tufo con dosi con cui non usciresti da una centrale nucleare, sono quelli che pensano sia meglio crepare di carbone (e si raccontano la favola della decrescita per far “tornare i conti”)

  • stefano

    “6 miliardi di euro a Gigawattora” -> “6 miliardi di euro a gigawatt”

    • Wilson

      No, l’unità di misura è quella giusta, però non tornano i conti partendo da 8.1 €cent a kWh

      • stefano

        Leggendo il post linkato, ritengo si riferisca proprio all’unità di potenza: <>. Per esperienza, lo scambio tra queste 2 unità è l’errore giornalistico più comune dalla scoperta dell’elettricità. Almeno in questo caso suppongo si tratti solo di un refuso

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Hai ragione. Refuso orribile di cui mi scuso. Sul link indicato e’ comunque indicato il valore corretto (6.000 euro/kW). Correggo subito, grazie.

  • stefano

    [...] Stime più realistiche (5) però dicono quasi il doppio, cioè circa 6000 euro al kW, e useremo questo ultimo valore con una durata delle centrali di 40 anni. [...]

  • giangio

    Al netto di quelli che non ci vogliono stare, risulta evidente che l’esito del referendum ci ha fatto risparmiare un botto di miliardi. Certo pretendere che chi pochi mesi fa stava dalla parte del nucleare, oggi faccia autocritica,non é cosa praticabile in Italia,dove notoriamente hanno tutti ragione, al massimo é la realtà ad avere torto.

  • michele77

    Buonasera a tutti. Voglio rispondere di botto visto che mi pare ci sia un po’ di confusione.

    Il nucleare inquina? Ogni attivita’ umana inquina, anche andare in bagno e’ inquinamente. E qui va’ distinta la tipologia di quest’ultimo. Parliamo di rapporto energia data / energia fornita. In un rapporto di questo tipo senza dubbio il nucleare vince, ossia, con poco da’ molto (rapporto 1 kg di uranio = 25000 litri di petrolio), e’ sempre disponibile (il combustibile viene sostituito una volta ogni 3 anni, per una centrale da 1 GW/h, 20 tonnellate di combustibile di cui il 97 % e’ recupoerabile). Occupa spazi ridotti e cosa fondamentale in assoluto, non emette gas serra.
    Chiaramente qui ho parlato della centrale nucleare, se parliamo del ciclo del combustibile il discorso cambia. Ossia serve energia per produrre il combustibile, in particolare per quel processo chiamato arricchimento dell’uranio. Musica che cambia, se come in francia per questi processi si utilizza energia nucleare.
    Anche le rinnovabili inquinano, installare un parco eolico emette una valanga di gas serra, se poi vogliamo una potenza media (non di picco perhe’ il picco e’ una bufala) di 1 GW/h con lo stesso utilizzo di energia ne costruiamo 10 di centrali nucleari. Con questo non mi pongo contro le rinnovabili, anzi, nucleare e rinnovabili dal mio punto di vista vanno a braccetto. Mi pongo contro il popolino disconoscente che crede nelle favole, che l’energia sia prodotta da chissa’ chi e che soprattutto non riesce a dare il giusto peso ai numeri.

  • giangio

    @Michele: il popolino é ignorante per definizione, peró fossi i te mi preoccuperei di piú delle tue dissonanze cognitive. Analizzare un problema vedendo solo i pro a favore di una scelta in campo e solo i contro delle altre non depone molto a tuo favore

  • milziade368

    Solo uno studio comparato tecnico economico, piuttosto complicato, può dare un quadro completo delle risorse e relativo utilizzo, rapporto costo efficacia, impatto ambientale esteso, ecc…
    Relativamente al nucleare potrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che lo si consideri fermo alle conoscenze e tecnologie attuali, trascurando l’ipotesi che un’attività di ricerca e sviluppo bene indirizzata possa conseguire risultati al momento insperati.