Un rom che abbia la cittadinanza italiana non si può accompagnarlo alla frontiera: perché è un italiano, non un rom. Neppure se compie un reato si può espellerlo: e meno male, perché saremmo al nazismo.
Quella che vorrebbe fare il ministro Maroni, in futuro, è un’altra cosa: espellere dall’Italia i rom e i sinti comunitari – ma privi della cittadinanza italiana – che non rispondano ai requisiti che la stessa Comunità europea prevede affinché un paese li ospiti: cioè reddito minimo, non essere a carico dello Stato e avere una dimora riconoscibile, più altre cosette.
Sono giusti questi requisiti? In teoria no, perché un tizio, in un mondo perfetto, dovrebbe poter vivere come vuole, dove vuole e campando d’aria, se crede. Di recente è stato scoperto che il mondo non è perfetto, i requisiti perciò sono in vigore. Peccato che contrastino con un’altra regola sempre della Ue: i cittadini comunitari, dice, hanno libertà di movimento e di insediamento. Perciò si litiga.
I vescovi della Cei, però, è meglio che stiano buoni: ieri, a Radio Vaticana, hanno detto che «il governo non può decidere autonomamente quando c’è una politica europea che stabilisce dei diritti». Vada a rivedersi, la Cei, gli orientamenti della politica europea anche in tema di biotestamento, patti di convivenza tra gay e altre cosucce che le sono care. Che facciamo, applichiamo?

MR, alcune considerazioni:
a) nessuno si preoccupa nè accusa il rom che ha un’occupazione. Ci sono roma meccanici? Benissimo, magari è rom anche il mio meccanico e io non lo sapevo e non cambia nulla. E’ ovvio che parliamo di vive platealmente senza lavorare.
b) la storia dei calderai rom io la collocherei molto più indietro di trent’anni fa. Io ne ho 50 e non ricordo, sebbene dei rom ne girassero parecchi nelle zone dove vivo, nessuno che abbia mai comprato una pentola da costoro.
E dire che i mestieri di cui parli e che attribuisci ai rom sono vecchi di ben più di 30 anni non è indifferente. Vuol dire che sono generazioni intere che vivono, come dicevo nel mio commento sopra, in modo poco chiaro. Ed è questo, al di là di ogni presa di posizione aprioristicamente pro o contro, la questione cui devono la loro (diciamo) scarsa popolarità.
Se non fanno padelle da 50 anni, forse rubano da 50 anni. Un po’ troppi, forse.
a) il mio intervento era volto a sottolineare che visto che quelli che “rigano dritto” non sbandierano la propria identità, l’italiano medio vede solo “quegli altri” e li identifica con tutto l’insieme. Come del resto mi pare di capire si faccia anche qui, da quello che si desume dai vari commenti
b) si stupirà, ma c’è chi fa il calderaio ancora oggi. Poi se trent’anni fa nella sua zona non c’erano, capisce da se, che questo non è un dato statistico.
E poi non è che se non fanno più le padelle allora rubano. Ci sono i mestieri che le ho enumerato e molti altri. Solo che appunto, quelli che lavorano agli occhi della gente rimangono invisibili.
Ok, ora però il rumore delle unghie sugli specchi comincia ad infastidirmi. La domanda è questa:
c’è qualcuno che vuole espellere chicchessia, rom o meno, che faccia pentole o qualsiasi altra cosa? Parlo di qualcuno che, in possesso di partita iva, paghi (più o meno) le tasse come tutti gli italiani e mandi i figli a scuola. Parlo di chi abbia una vita normale, abiti in una casa normale ed abbia, normalmente, rapporti normali con il resto del mondo.
Ecco, c’è qualcuno che sostiene l’espulsione (o qualunque altra forma di vessazione) di costoro? Se sì, pregasi citare le fonti normative che lo consentono, articoli di legge e sentenze e/o provvedimenti adottati.
Pregasi citare anche, possibilmente, i responsabili di questi abusi. Date, fatti accaduti, nomi.
In mancanza di questo sono seghe mentali, il vecchio giochetto tanto amato dai sopraccigli alzati in servizio permanente effettivo. Lo chiamano straw man argument, è l’attribuire a qualcuno cose mai dette per poterle poi rimproverare.
Lo trovo un po’ infantile ed umiliante, e dire che di porcherie VERE ce ne sarebbero, ma tant’è…