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Il vero “terzo polo” è la Lega

27 aprile 2010

Rispondendo ad Angela Frenda, che mi intervistava per il Corriere della Sera, ho confessato che mi sono incavolata quando ho visto Fini, alla direzione del Pdl, dire cose che somigliano a quelle che diciamo noi.

A dirla tutta, avrei dovuto aggiungere che un istante prima avevo provato una specie di piacere estetico davanti allo spettacolo di quel dito alzato di Fini, sventolato sotto a un Berlusconi che fumava ira. Ma tant’è, l’incavolatura alla fine aveva vinto. Ho avuto l’invincibile impressione che il Partito democratico (e io con lui, ovviamente) stesse a guardare mentre nel centrodestra volavano gli stracci. Una sensazione di essere poco rilevanti in tutto lo scenario, di mordere poco.

E’ lì che mi si è fatta strada l’idea di un rischio, quello che ormai maggioranza e opposizione potessero abitare nello stesso partito, il Pdl. Il paradosso mi serviva anche per descrivere un’altra eventualità, probabilmente più concreta perché carezzata più o meno apertamente di qua e di là dalla barricata: il congedo dal bipolarismo. Circola nelle stanze della politica italiana una voglia inconfessata (ma anche no) di liberarsi dalle pastoie degli schieramenti, di fare il balzo definitivo fuori da quella scocciatura di marca anglosassone che si chiama aspirazione maggioritaria. Tanto il sistema maggioritario nei collegi ce l’ha già tolto dai piedi Berlusconi, e quando lo tiriamo fuori lo facciamo trattandolo come un cimelio d’altre epoche. Di tutte le riforme che si potrebbero fare, rimane impronunciabile quella di tornare a un sistema elettorale appena un po’ più decente di questo, che è un feudalesimo delle nomine. Sorge il dubbio che non valga la pena sforzarci di vincere da soli e lavorare per diventare maggioranza, se si può ottenere lo stesso risultato con l’uso accorto di forbici e bilancino.

C’è chi lo ha detto a chiare lettere, e lo teorizza da tempo: “Il terzo polo è l’unica speranza che ha l’Italia, altrimenti la partita si gioca interamente nel campo di centrodestra, che interpreta i due ruoli di maggioranza e opposizione”. Non nascondo che un brivido d’inquietudine mi ha percorsa quando mi sono accorta che io e Rutelli, lo stesso giorno, abbiamo detto le stesse parole, sia pur arrivandoci da due punti opposti e per sostenere il concetto contrario. Ma mi sono subito rinfrancata pensando al terzo polo: quello c’è già e si chiama Lega.

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  • Mario

    Gentilissima Debora,

    mi sembra quindi che siamo tutti d’accordo sulla diagnosi.

    Assodato ciò, la domanda che sorge spontanea è: e quindi?

    Se il PD deve “definire con semplice fermezza delle posizioni chiare”, come e -sopratutto- quando intende farlo?

    E tu -mi perdonerai se mi permetto di passare a una forma più colloquiale come anche tu giustamente hai fatto nei mie confronti pur non avendo avuto ancora il piacere di conoscerci di persona- che cosa pensi di fare in tal senso? Qual’è il tuo impegno? Quali le tue proposte?

    Good night and good luck

    Mario Tomasone

  • larry

    Sbagliato, Serracchiani, soprattutto in un momento come questo, di populismo stomachevole, il divario tra rappresentanti e rappresentati deve aumentare, nel senso che i rappresentanti di sinistra hanno il dovere di combattere prima di tutto la pancia reazionaria dell’elettorato, di mantenersi avanti ad esso e di ” rieducarlo ” a valori di convivenza, accoglienza, solidarietà, umanità, legalità, che sembrano essere, se non scomparsi, in seria difficoltà dalla parte dei rappresentati.

  • Enzo

    Nel vecchio PCI lei cara Signora, avrebbe al massimo fatto la centralinista. E anche su questo ho forti dubbi. Non c’è una cosa da lei asserita durante le comparsate tv che colleziona, che dia non dico l’idea di qualcosa di congruente al ruolo che recita, ma anche soltanto di opportuno. Ecco perchè il PD è finito nel modo gramo che sappiamo, alcuna attenzione ai processi di formazione delle elites dirigenti.

  • lauconoe

    Fini non ha detto “cose di sinistra”,ha s emplicemente detto cose di buon senso. Ma eviterei di farne un eroe,aveva i suoi scopi che certamente non riguardavano il PD ne’la sinistra in genere. E comunque ricordiamoci che se il gruppo parlamentare del PD non conta nulla è perche’ per anni al momento di andare a votare abbiamo fatto gli schizzinosi e siamo rimasti a casa perche’il PD non era all’altezza delle nostre aspettative,cosi ora stiamo come stiamo.

  • elmorisco1

    fini ha detto cose di sinistra?perche’ c’e’ la
    sinistra?????????l’attuale gruppo dirigente del
    PD non vincerebbe neanche se si dovesse votare
    il presidente di un’assemblea di condominio.
    E’ questa la sx che abbiamo,dove sono i cosidetti
    giovani,Fini dopo 20 anni con B.a capito tutto
    complimenti per la velocita!

  • Fabio

    cara Debora,il problema del PD è uno solo:la lontananza dalla gente comune.Si continua a parlare di “operai” ma quegli operai,quelli di ellekappa,altan,ecc.non esistono piu’.Oggi gli”operai”vorrebbero comprarsi un bel SUV(e qualcuno credimi se lo compra con 2 e 3 lavoro)vanno in vacanza(magari indebitandosi)in Egitto,Ibiza e (quelli sopra)alle Maldive..comprerebbero l’I-POD e se non quello l’ultimo Nokia o Samsung.Non frequentano i circoli di partito ma i centri commerciali e tra un programma sull’antifascismo od un porogramma tipo c’è posta x te quale credi guarderanno????
    il PD li ha persi di vista resta nei circoli culturali a chiaccherare di non si sa cosa ed intanto la Lega apre gazebo anche nei paesini e sono sempre pieni di gente che parla di politica(in modo discutibile)ma ne parla!!!!
    Io che sono un artigiano con un piccolo negozio nella periferia della mia citta’ queste cose le vedo e le sento tutti i giorni,nei salotti romani non credo proprio!!!!
    in bocca al lupo..Debora

  • kerosene

    Ci provo e ci riprovo a leggere tutti i commenti di questo blog ma la fatica è notevole.
    In effetti, a pensarci bene, potrebbe essere lo specchio della cacofonia che domina dalle nostre parti. Ancora grazie alla classe dirigente di tutta la sinistra che ha contribuito a lacerarci in questo modo perseguendo, con pervicacia pluriennale, l’obiettivo.
    Non ho ricette però sento il bisogno di vedermi rappresentato da persone con le quali intendermi senza troppe parole e che siano preoccupati quanto me, per il futuro dei loro figli e della miseria culturale in cui crescono.

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