I manifesti strappati di Mimmo Rotella

Fu un artista d'arte contemporanea molto famoso, morì 10 anni fa oggi: si inventò la tecnica del "décollage"

Mimmo Rotella dipinge Venerdì sera il 7 Gennaio 2000, in Germania (AP Photo/Bernd Kammerer)

L’8 gennaio del 2006 morì a Milano il famoso artista calabrese Mimmo Rotella. Di Rotella non esiste una singola opera particolarmente significativa: diventò famoso per essersi inventato, durante gli anni Cinquanta, una forma d’arte che lui stesso chiamò il décollage. 

Rotella – nato a Catanzaro nel 1918 – durante quegli anni viveva a Roma: mentre attraversava un periodo di “crisi artistica” si fece ispirare dai manifesti strappati per la città e iniziò a portarli nel suo studio e a lavorarli. Il risultato sono delle tele su cui Rotella incollava uno o più pezzi di manifesti lacerati, spesso sovrapposti. Rotella voleva in qualche modo trovare qualche forma di innovazione artistica, visto che secondo lui “tutto ormai era stato detto”, e allo stesso tempo dare dignità artistica a un oggetto comune e di scarso valore tolto dal suo contesto naturale. Le sue opere furono esposte per la prima volta nel 1955 all’“Esposizione d’arte attuale” a Roma.

Rotella si ispirava artisticamente alle correnti del dadaismo, del surrealismo e del ready-made, di cui il più importante esponente fu l’artista francese Marcel Duchamp, ma c’è chi ha fatto il suo nome in relazione anche alla pop art e all’espressionismo astratto americano, assieme all’arte informale e alle ricerche che in quegli anni Lucio Fontana e Alberto Burri stavano svolgendo in Italia.

Fino al 1964 Rotella si dedicò quasi esclusivamente ai manifesti lacerati, raccogliendo un discreto successo e facendo dividere la critica (i detrattori lo etichettarono con sufficienza chiamandolo “strappamanifesti” o “pittore della carta incollata”). Durante gli anni Sessanta Rotella sperimentò altre tecniche tra cui gli Art-typo, delle stampe scelte e riprodotte liberamente sulla tela. Ebbe una passione particolare per l’attrice americana Marilyn Monroe – che lui chiamava “Marilìn”, a causa del suo forte accento calabrese – da cui si evince anche la forte influenza che Andy Warhol ebbe sulla sua carriera. Successivamente continuò a esporre le sue opere nei più importanti musei del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi e il Museum of Modern Art di New York, e sperimentò nuove tecniche d’arte grazie all’avanzare della tecnologia: per esempio questo video, in cui “strappa” direttamente i filmati grazie alle tecniche di manipolazione elettronica.

Mostra commenti ( )