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La differenza tra “Mare Nostrum” e “Triton”

La prima era l'operazione italiana per gestire i flussi migratori nel Mediterraneo, la seconda è quella europea che l'ha sostituita e che molti oggi giudicano inadeguata

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Quello che sta succedendo in questi giorni a Lampedusa – lunedì è stata recuperata una barca con 29 migranti morti, altre due sono state trovate con pochissime persone a bordo, un’altra si è persa: si temono circa 300 morti – ha riaperto la discussione sugli sforzi dell’Italia e dell’Unione Europea per gestire i flussi migratori nel Mediterraneo e sulle operazioni impiegate a questo scopo nel recente passato: una si chiama “Mare Nostrum”, l’altra “Triton”.

Che cos’è “Mare Nostrum”
“Mare nostrum” è stata un’operazione militare e umanitaria decisa dal governo guidato da Enrico Letta il 14 ottobre 2013 e iniziata ufficialmente il 18 ottobre dello stesso anno. La decisione di avviare una nuova operazione fu presa per affrontare l’aumento del fenomeno migratorio che si era verificato nella seconda metà dell’anno, e a seguito del naufragio del 2 e 3 ottobre 2013: una barca con a bordo circa 500 migranti naufragò a causa di un incendio vicino all’Isola dei Conigli, causando la morte di 366 persone. L’operazione consisteva in sostanza in un corposo potenziamento dei controlli già attivi e aveva due obiettivi: «garantire la salvaguardia della vita in mare» e «assicurare alla giustizia coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti».

All’operazione partecipavano personale e mezzi navali e aerei della Marina Militare (la quota maggiore), dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto. Sulle navi era presente anche il personale degli uffici immigrazione per l’identificazione dei migranti direttamente a bordo e uno staff medico per i controlli e gli interventi sanitari.

Circolano diverse cifre riguardo “Mare Nostrum”. Durante l’informativa del 16 ottobre 2014 alla Camera sugli sviluppi delle iniziative in materia di gestione dei flussi di migranti nel Mediterraneo, il ministro Alfano aveva detto che grazie a “Mare Nostrum” sono stati recuperati dalle navi della Marina Militare circa 100 mila migranti: tra loro quasi 9 mila erano minorenni. Sempre grazie a “Mare Nostrum” sono stati arrestati oltre 500 scafisti e sequestrate 3 “navi madre”, cioè quelle che trasportano i migranti a una certa distanza dalle coste per poi abbandonarli.

“Mare Nostrum” non era comunque la sola iniziativa attiva nel Mar Mediterraneo: affiancava “Hermes”, attivata dall’agenzia UE che promuove la sicurezza e la gestione dei confini, Frontex, e il cui scopo era di contrastare l’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria verso le coste italiane; e c’era, sempre promossa da Frontex, “Aeneas” nel mar Jonio, per vigilare sulle coste pugliesi e calabresi.

Frontex è l’agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. È stata creata nel 2004 e funziona dal 3 ottobre del 2005, ha sede a Varsavia e ha come principale obiettivo «aiutare le autorità di frontiera dei diversi Paesi europei a lavorare insieme». Frontex coordina la cooperazione fra gli stati membri in materia di gestione e controllo delle frontiere esterne, fornisce assistenza nella formazione professionale delle guardie in servizio, nei controlli, nei pattugliamenti e nella vigilanza (non esistono, insomma, agenti del Frontex). Appoggia, inoltre, gli stati membri in operazioni comuni di rimpatrio dei clandestini e mette a disposizione gruppi di intervento rapido, in situazioni eccezionali e urgenti, che fanno parte del Rapid Boarder Intervention Team, un contingente sovranazionale.

Che cos’è “Triton”
Alla fine di agosto del 2014, proprio a causa dell’aumento dei flussi, Frontex aveva promesso di sostenere l’operazione italiana “Mare Nostrum” con un’operazione definita all’inizio “Frontex Plus” e che avrebbe garantito anche la lotta alle mafie sulle coste africane e agli scafisti. “Mare Nostrum” e “Frontex Plus” hanno poi dato vita all’operazione europea “Triton”, che è partita il 1 novembre 2014. “Triton” ha sostituito le missioni attive nel Mediterraneo: sia le altre di Frontex sia quella nazionale di “Mare Nostrum”. A “Triton” partecipano 29 paesi, ed è stata finanziata dall’Unione europea con 2,9 milioni di euro al mese: circa due terzi in meno di quanti erano destinati a Mare Nostrum. A differenza di “Mare Nostrum”, inoltre, “Triton” prevede il controllo delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle coste italiane: il suo scopo principale è il controllo della frontiera e non il soccorso.

In seguito alle morti di questi giorni, il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha detto che «Triton non è all’altezza». Laura Boldrini, presidente della Camera ed ex portavoce dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati, ha detto che «di fronte a questa strage non si può non prendere atto che l’operazione Triton è inadeguata». Anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha detto che “Triton” «non è sufficiente. È un inizio. Non c”e dubbio che nelle dimensioni è un’operazione più ridotta rispetto a “Mare Nostrum”. Come abbiamo sempre detto il problema dell’immigrazione non riguarda solo l’Italia, o la Spagna, o la Grecia, ma è un problema che riguarda l’Europa intera. Lo sforzo umanitario che l’Italia ha fatto nel 2014 deve essere condiviso dall’Unione Europea. “Mare Nostrum” era un impegno notevolissimo, e dobbiamo europeizzarlo. Ma europeizzarlo non vuol dire fare passi indietro sul fronte dell’impegno umanitario. Ed europeizzare il problema non vuol dire ridurre la dimensione dell’intervento. Ci vuole uno sforzo in più da parte dei 28».

Izabella Cooper, portavoce di Frontex, ha detto: «”Triton” non è mai stata concepita per sostituire Mare Nostrum. Ciononostante stiamo lavorando ben oltre le nostre potenzialità, con il dispiegamento di forze che ci garantisce il budget di 3 milioni di euro al mese. Noi agiamo all’interno del mandato datoci dall’Europa: finché il nostro mandato resta offrire assistenza tecnica agli stati membri sul pattugliamento delle frontiere non ci si può aspettare di più».

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