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  • 27 giugno 2013

La lettera sul padre che vuole fare bocciare suo figlio è falsa

L'ha scritta un'agenzia di comunicazione, alcuni quotidiani l'hanno pubblicata come vera

Dopo che al Post e altrove in rete erano stati avanzati dei dubbi sulla genuinità di una lettera pubblicata oggi su Repubblica e citata in prima pagina dalla Stampa (su un ragazzo il cui padre vorrebbe venisse bocciato per sfruttare gli aiuti del Governo al lavoro giovanile), un’agenzia di comunicazione romana ci ha inviato il seguente testo con cui spiega e genesi e senso della lettera, effettivamente “falsa” (intanto la storia è finita sui siti di altri giornali).

La lettera dell’insegnante è opera di KOOK Artgency
L’idea è nata dalla delusione per il decreto lavoro ma più in generale dalla completa assenza di una politica economica del governo Letta. Nessuna risposta ai problemi delle imprese e nemmeno a quelle del lavoro. Per una micro impresa come la nostra, in cui i soci sono anche lavoratori, questo vuol dire essere colpiti due volte. Come imprenditori e come lavoratori.

Nel nostro piccolo cerchiamo di conservare la nostra eticità, siamo onesti contribuenti, paghiamo subito i fornitori e, diversamente da quanto fanno la gran parte dei nostri concorrenti, non utilizziamo lo stage come strumento di lavoro (www.nostage.info).

I nostri strumenti per prendere la parola sono questi. Così facciamo per le aziende e i partiti con cui lavoriamo e così abbiamo fatto per dire la nostra. La lettera l’abbiamo costruita con il nostro stile. Una piccola operazione di comunicazione per suscitare delle riflessioni. Lo chiamiamo design fiction: costruiamo narrazioni che hanno un effetto sulla realtà. Lo facciamo per i nostri clienti e talvolta come “ricerca e sviluppo” in progetti come: Telepathy Advertising (www.telepathyadv.com), il Partito Lotteria (www.partitolotteria.org) o l’Uomo dei Sogni (www.thisman.org).

Con questa lettera volevamo sottolineare le contraddizioni di un decreto di legge fallace approfittando della contemporaneità con gli esami di maturità.

Un’ora di lavoro per i nostri copywriter per creare uno storytelling semplice da dare in pasto ai media. Un indirizzo creato ad hoc e l’invio della mail alla rubrica delle lettere dei tre principali quotidiani italiani con preghiera di non pubblicare il nome inventato della latrice. Il resto è l’ordinario funzionamento della macchina mediatica. Non si sono fatti attendere gli inviti nei principali salotti televisivi. Ma non è questo che ci interessa.

È vero la storia è inventata, ma il decreto legge è così surreale che nessuno può essere certo che quanto raccontato non stia capitando o possa capitare da qualche parte in Italia. Quel che è certo è che questa legge non aiuterà noi, i nostri collaboratori, le tante piccole aziende come la nostra e nemmeno i tanti giovani costretti da tempo ad aprire una partita iva per poter lavorare.

KOOK Artgency (www.kook.it)

– Davide De Luca: Per lavorare bisogna farsi bocciare?

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