Lettera a Monti/2. Al Vice Ministro Martone dallo stesso piccolo imprenditore

di Emanuele Nenna – @emanuelenenna

Caro Vice Ministro Martone,
considero un privilegio quello di aver potuto rivolgerle in diretta le domande della mia lettera, e constatare di persona quello che speravo e insieme temevo: che questo Governo sta davvero cercando di fare qualcosa di buono, nell’interesse sincero del Paese; e, al contempo, che da così in alto è difficile mettere a fuoco i particolari. Che sono tutt’altro che oziosi, per tante persone.

Se non fosse così, il semplice sfogo scritto da un imprenditore non avrebbe avuto questa forza. Con mia enorme sorpresa, infatti, la lettera che ho indirizzato da qui al Presidente Monti ha avuto centinaia di migliaia di letture sul web, e più di 30.000 condivisioni arrivate da destra e da sinistra. Sono davvero tante, mi creda. Migliaia di messaggi privati che mi dicono “sottoscrivo”. Da imprenditori e da giovani in cerca di lavoro, ma anche tanti altri, che mi scrivono “bravo, hai dato voce a un tema che riguarda tutti noi”.

Riguarda davvero tanti: la mia missiva non sarebbe atterrata sui quotidiani e in tv se fosse solo la mia opinione. E non può essere solo un problema di comunicazione del Governo, altrimenti mi candiderei subito, con la mia agenzia, a darvi una mano. Le mosse che lei citava in favore dell’impresa hanno effetti invisibili per chi sta in prima linea. Chi chiude un bilancio con pochi euro di utili e poi deve ripianare perdite fiscali ingenti non se ne fa nulla della della detraibilità fiscale dell’IRAP. Non gli basta, non se ne accorge. E ancor più penalizzanti sono le norme legate ai contratti di lavoro, che di fatto riducono la già scarsa flessibilità e disincentivano l’occupazione: parlo di apprendistato, di partite IVA, di contratti a progetto. Le novità introdotte stanno generando molti più danni rispetto ai pochi benefici legati alle piccole agevolazioni sull’assunzione di giovani e donne.

Mi creda anche quando le dico che la mia posizione non è (nemmeno provocatoriamente) quella di chiedere che da un giorno all’altro si eliminino l’IRAP o le regole per la tutela dell’impiego. Nemmeno che si abbassino le tasse. Chiedo un’altra cosa: una mano in un momento difficile, un sistema che incentivi le piccole imprese a resistere, a tenere duro, a non mollare come sono tentate di fare. O come – alcune, molte – sono costrette a fare. Credo siamo tutti disposti a fare un sacrificio, comprendendo esattamente la situazione. Compito dell’imprenditore è quello di anteporre il bene della sua impresa a quello suo personale. Soprattutto nei periodi difficili, quando i due interessi non coincidono. Ma anche il “buon padre di famiglia” ha bisogno di non sentirsi abbandonato, o addirittura maltrattato, per continuare a essere tale. Altrimenti può commettere errori, anche gravi.

Io sono convinto – e oggi ancor di più, dopo essermi confrontato direttamente con lei in trasmissione – che ci sia il modo di parlarne. Sono convinto che da lassù, nei ministeri, con le migliori intenzioni, la vita vera sfugga. Che il quotidiano sia troppo lontano. Eppure è oggi che si deve fare qualcosa, subito, prima che sia tardi. Visione di lungo periodo e azioni sull’immediato devono convivere. Non c’è tempo di aspettare. Parliamone seriamente. Forse non in un talk show in cui – ancora oggi, ed è un dispiacere – la discussione sui contenuti viene coperta dal rumore di chi, da destra e sinistra, cerca solo di scaricare la colpa sull’altro. Forse nemmeno attraverso lettere aperte, che rischiano di diventare retoriche o noiose, alla lunga. Forse meglio in una sala riunioni o davanti a una pizza. Magari gliela offro io, se avrà voglia di ascoltarmi ancora un po’. Così poi la detraggo dall’IRES.

Con stima e fiducia,
Emanuele Nenna

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