In attesa dell’imprevedibile

di Roberto Plaja

Nel suo ultimo libro(1), Michael Lewis descrive come il governo degli Stati Uniti abbia negli anni finanziato lo studio dei fenomeni meteorologici. Questa attività ha dato ottimi risultati nel determinare le probabilità che i fenomeni più pericolosi si verifichino, ma con qualche lacuna. Nel caso delle trombe d’aria, per esempio, due elementi importanti rimangono fuori portata: dove toccheranno terra e quale percorso prenderanno da lì; questi sviluppi sono puramente casuali. Proprio come nel caso dei terremoti, dove la scienza ci dice dove potrebbero manifestarsi ma non quando e con quale forza.

Gli esseri umani, si sa, hanno difficoltà a gestire l’imprevedibile, così che spesso ci affidiamo a ragionamenti di valore discutibile e ci abbandoniamo a comportamenti irrazionali. Ad esempio, un numero sorprendente di persone che vivono in aree soggette a trombe d’aria spesso non fa nulla quando vengono avvertiti di possibili “attacchi”. Alcune delle ragioni: “le trombe d’aria non colpiscono mai il quartiere della città dove vivo” o “il fiume ha sempre bloccato ogni tromba d’aria che si sia mai vista”. E così, incredibilmente, in una versione estrema de “i-disastri-non-accadranno-mai-a-me”, rimangono fermi.

Penso, tra me e me: non sottovalutare mai quanto sei stato fortunato né sopravvalutare mai il valore della superstizione. Ricordati della storia dei cigni neri.

È questo lo stesso tipo di pensiero che prende forma nelle menti degli investitori di fronte a circostanze di mercato ben conosciute e storicamente accertabili? Vero che le conseguenze di eventuali disfatte finanziarie non sono paragonabili alle devastazioni fisiche prodotte dalle trombe d’aria. Tuttavia, sarebbe bello che se un allarme – positivo o negativo che sia – lampeggia, la gente prenda le precauzioni del caso invece che restare lì a guardare.

In genere, nei mercati finanziari il non fare nulla è meglio che il contrario. Ma ci sono delle eccezioni a questa regola – almeno per quanto riguarda la riduzione dell’esposizione al rischio in circostanze che potrebbero dar vita a repentini cambiamenti direzionali. Tuttavia, il problema qui non è se fare o meno qualcosa, ma capire il tipo di mentalità o reazione che la maggior parte degli investitori esibisce in determinate circostanze. Vi renderete conto in molti casi che questo è davvero un altro esempio de “i-disastri-non-accadranno-mai-a-me”, o una variante che si adatta meglio a questi casi: “sarò-più-bravo-di-tutti”. È irrilevante se a trarre queste conclusioni sia l’investitore o il suo consulente.

Forse siamo solo molto pigri e quando affrontiamo fenomeni di qualsiasi tipo prenderemo sempre la via più facile: le cose cattive non mi succedono perché vivo vicino al fiume inviolato (quindi perché preoccuparsi di tutto lo sconvolgimento di scappare?), oppure non perderò molto perché penso di riuscire a farla franca essendo più rapido degli altri (con nuove analisi e più dati, anche se storicamente irrilevanti).

Chissà come questa signora avrà calcolato le sue probabilità di sopravvivenza prima della foto. L’aleatorietà ha la perfida capacità di riuscire a cullarci nella fiducia in sé stessi e nel convincerci che “siamo bravi” quando in realtà siamo solo fortunati. Tante affermazioni e consigli si basano su ragionamenti e osservazioni puramente casuali – anche prima che Trump diventasse presidente.

L’articolo è stato pubblicato inizialmente qui.

Note
(1) Michael Lewis, The Fifth Risk.

Photo
Signora con rinoceronte: Pension Research Institute.