Incoerenze fondamentali

Rimango sempre a bocca aperta per la facilità con la quale si riesca tutt’oggi a proporre ed implementare con impunità idee malsane, sia da un punto di vista concettuale che da quello degli effetti collaterali. Vedi i brillanti exploit francesi della settimana di 35 ore (come se l’economia di un paese avesse dimensioni fisse) e della proibizione di guardare l’email professionale dopo una certa ora (idem, più l’implicita eliminazione della parola liberté dal motto nazionale, e forse anche fraternité).

Sono ormai passati due mesi dall’elezione di Donald Trump, ma nulla è cambiato al riguardo della qualità e utilità del dibattito: tutto sulla personalità e poco o niente sulla vera base economica e sociale delle necessità che l’hanno portato al potere. E come se non bastasse, si dedicano ancora molto più tempo e press coverage a un discorso come quello di Meryl Streep che non all’analisi approfondita dei elementi, spesso incoerenti, sottostanti le declamate politiche della nuova amministrazione. È qui che la guerra va combattuta, non sulla persona.

Prendo spunto da una nota di John Hussman (qui oppure sotto My Current Reads al 9 gennaio) per mostrare come la mancanza d’interesse pubblico su questioni essenziali possa essere insidiosa. Il punto di voler migliorare la crescita all’interno del paese è stato fatto e rifatto da Trump & Co ad nauseam. Ma come si ottiene la crescita? I fattori che hanno un impatto a medio/lungo termine sono la crescita della popolazione (che si traduce in crescita della forza lavoro) e la produttività. Schematicamente:

[1] (crescita forza lavoro) + (produttività) = (crescita economica)

Sulla popolazione, l’evoluzione è abbastanza prevedibile e statica, eccetto che per i flussi immigratori:

[2] (popolazione iniziale) + (nascite) – (morti) -/+ (immigrazione) = (popolazione finale)

Sulla produttività, a parte il fattore idiosincratico dello sviluppo tecnologico (fra l’altro molto ridimensionato da Robert Gordon in vari papers accademici recenti), la componente importante è la crescita degli investimenti lordi nei conti economici. Per ragioni di contabilità nazionale (e quindi non di previsioni o calcoli complessi) gli investimenti lordi sono legati al tasso di risparmio dei cittadini e delle imprese (in più o meno forte diminuzione negli Stati Uniti), al tasso di “risparmio” del governo (che però peggiorerà di sicuro se Trump taglierà le tasse e implementerà la ricostruzione delle infrastrutture, compreso il muro messicano) e infine alla bilancia commerciale esterna, l’unica vera incognita; in pratica:

[3] (crescita investimenti lordi) = (crescita del deficit commerciale)

Trump ha problemi con equazioni [2] (immigrazione) e [3] (bilancia commerciale, visto il protezionismo evidente) che sono alla base della crescita futura del paese. Quanti articoli avete letto su come riconciliare questi strafalcioni di logica? Perché nessuno si occupa di farci capire questo casino e aiutarci a mettere pressione sui fatti giusti? Dov’è la stampa?

Tranquilli. Abbiamo la Streep e tutti i suoi ammiratori/ammiratrici, fra le quali scommetto ci saranno parecchie donne che hanno votato per Trump. In fondo perché risolvere i problemi di base, roba pratica e di basso livello intellettuale, quando il vero problema è “difendere la democrazia”?

-Altre letture-
My Current Reads – un elenco degli ultimi 30 titoli (libri, articoli o post di blog) che ho trovato interessanti:
E qui – documenti di ricerca economica e finanziaria

-Photo Sources-
Cover: https://www.nytimes.com/2016/05/22/business/economic-promises-a-president-trump-could-and-couldnt-keep.html?_r=0