Egemonia

Oggi ospito un articolo di Roberto Toninello: tra trentatré anni ne compie cento. Non sa ancora cosa farà da grande. Nella sua vita si è sposato due volte. Ha cambiato casa sei volte e ha fatto sette mestieri. Tutti diversi. Macchine automatiche, formazione professionale, servizi informatici, camion dell’immondizia, pasticceria. Gli piace la fisica delle particelle, la musica, la pittura e il non far niente.

Recentemente sono apparsi in TV i Rolling Stones. Erano sul palco per un concerto. Suonavano come indiavolati. Suonavano come sempre. Il pubblico era euforico. Un pubblico fatto di giovani e di vecchi come me. Quando loro iniziarono a suonare io avevo quattordici anni, loro meno di venti. Hanno inquadrato la faccia di Jagger e ho pensato… cazzo quanto sei vecchio!

Egemonia. Parlare di egemonia potrebbe essere un tema da accademici. Roba seria. Per gente che ha letto un milione di libri. E quando parla ti fa addormentare. Quindi per parlare di egemonia parto dai Rolling Stones. La musica, e non solo la musica, degli anni Sessanta è un esempio di egemonia culturale. Quella cultura ha spazzato via, sostituito la cultura precedente. Ascoltare oggi i Rolling Stones è come se da giovane fossi impazzito per Achille Togliani, Nilla Pizzi, Giorgio Consolini, Gino Latilla o Alberto Rabagliati. Eppure erano cantanti famosi del decennio precedente. E più giovani dei Rolling Stones di oggi.

Eppure al concerto dei Rolling Stones c’erano giovani di un’età simile alla mia quando buttai nel cesso le canzoni di Nilla Pizzi e di tutti gli altri cantanti del periodo storico precedente il genere beat. E i Rolling Stones suonano da oltre cinquant’anni. Hanno conquistato un’egemonia culturale. Gramsci sosteneva che per conquistare il potere occorreva conquistare l’egemonia culturale della società. Certamente gli anni Sessanta sono stati un momento di profondo cambiamento del costume, della cultura, del modo di vivere.

L’esercizio che oggi vi propongo è quello di descrivere la cultura egemone di questi anni. Un piccolo passo indietro. Dopo la crisi del sistema dei partiti della prima repubblica si affermò una nuova egemonia culturale concretizzata nella valorizzazione dell’impresa capitalistica. Quindi liberismo, mercato, concorrenza, meritocrazia.

Chi votava nel ’94 per Berlusconi lo faceva affermando: lui sa come si fa! I politici no. Ci sono ancora in giro pezzi dell’egemonia culturale esercitata dal pensiero liberista. Ma con la sconfitta politica di Berlusconi anche questa fase dell’egemonia liberista si sta chiudendo. O forse meglio, Berlusconi ha perso perché sta tramontando l’egemonia culturale del liberismo. Sta emergendo una nuova egemonia culturale. Quella del rifiuto di tutto ciò che è potere. In una mail precedente questo movimento culturale lo definii “non moderno”.
Le prime vittime sono ovviamente i politici. Tutti corrotti. Tutti fancazzisti. Tutti incapaci. Tutti con secondi fini occulti. Dovrebbero lavorare gratis. Anzi, meglio se sparissero. Sanno solo fare danni.

Poi vengono le banche. Tutti speculatori. Tutti a rubarci i nostri soldi. Poi le multinazionali. Tutte a evadere il fisco. Tutte a spostare il lavoro in altri paesi. Tutte che corrompono per ottenere condizioni favorevoli ai loro profitti. Poi vengono le imprese. Tutte a sfruttare il lavoro. Tutte ad inquinare l’ambiente. Se volete una riprova che questa è la nuova cultura dominante è sufficiente che facciate qualche domanda ad amici, al vostro barista o al tassista.

Il risultato di questa nuova egemonia culturale è che non si riesce più a capire cosa occorre fare. Questa nuova cultura egemone non è costruttiva ma solo distruttiva. In Italia chi ha intercettato questo cambiamento culturale è stato il Movimento Cinque Stelle. Al contrario dell’ipotesi gramsciana, dove per conquistare il potere occorreva prima conquistare l’egemonia culturale presentando un nuovo modello di società, qui è successo il fenomeno opposto. Non è il M5S che ha elaborato un nuovo modello culturale, ma è il nuovo modello culturale che ha partorito il M5S.
Sembra un gioco di parole, ma capire questa differenza è capire che l’elettorato cinque stelle esiste a prescindere
dal successo o meno del partito cinque stelle.

Questo potrebbe anche fallire. Fare delle figure di merda come sta facendo a Roma. Ma se non si incide sulla cultura oggi egemone, allora non cambia niente. Le ragioni del successo di questa nuova egemonia culturale sono molteplici. Qualcuno al primo posto pone l’incapacità dei politici. I loro privilegi. La casta.
Se siete anche voi d’accordo con questa ipotesi, allora siete anche voi, inconsapevolmente, parte di questa cultura egemone.

I politici sono degli incapaci perché il mondo è diventato troppo complesso per essere governato. La complessità è determinata dalla globalizzazione dell’economia, dai continui cambiamenti tecnologici, dai movimenti culturali e religiosi, dalla migrazione di popoli, dall’inquinamento del pianeta, dalla precarietà del lavoro come conseguenza della somma delle voci precedenti. Siamo diventati tutti precari. E vorremmo invece essere tutti garantiti.
Chiediamo ai politici di combattere questa precarietà generale. Ma loro regolarmente falliscono. Allora li consideriamo degli inetti. Degli incapaci. Dei corrotti. Allora contestiamo i costi della politica. Allora contestiamo gli stipendi dei politici.

Non ci accorgiamo che anche i politici sono vittime di questa situazione di precarietà generale.
Il problema è che questa cultura si autoalimenta. Va in loop.
Ogni volta che si arresta un corrotto non si gioisce per il buon risultato delle istituzioni, ma si alimenta la cultura dell’anti politica. A tutti quelli che mi portano l’esempio dei politici corrotti a giustificazione dell’anti politica io ricordo loro un episodio dell’antica Grecia. Una statua del Partenone fu fatta smontare per controllare il peso di un elmo d’oro. Lo scultore era stato accusato di aver incassato impropriamente denaro pubblico in accordo con i politici di Atene.

Oppure il caso di Marco Polo che fu inviato dal Gran Can a controllare un Mandarino di una provincia dell’impero cinese, sospettato di trattenere impropriamente il denaro delle imposte.
Delle volte penso che era meglio quando i politici rubavano ma non venivano presi. In fondo occhio non vede, cuore non duole. Questa nuova egemonia culturale non ha soluzioni da proporci. Si autoalimenta di problemi. Non cerca soluzioni. La mancanza di soluzioni ci porta in un vicolo cieco dal quale non si esce e si va a sbattere contro un muro. Per trovare soluzioni occorre spiegare la complessità. Ma per capire la complessità occorre fidarsi di qualcuno che ce la spieghi. Ma se non ci fidiamo più di nessuno, allora non abbiamo più nessuno che ci spieghi la complessità e ci permetta di trovare soluzioni. E allora? Allora munitevi di tanta pazienza e non arrendetevi alla cultura del “non moderno”. Anche lei, prima o poi, andrà a sbattere contro un muro.

È Natale. Potevo scegliere un argomento più leggero per augurarvi buone feste. Ma alla fine dell’anno si fa il punto di dove siamo arrivati e di dove vorremmo andare l’anno prossimo. Mettete questa mail sotto l’albero. Qualcosa succederà.
Buon Natale a tutti.

PS. Ligabue ha fatto un nuovo album. Una canzone si intitola G come giungla.
Mi è sembrata appropriata a questo argomento.
Suona più o meno così

G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate
G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
se vuoi sopravvivere devi cambiare

Le regole sono saltate, le nuove dobbiamo ancora scriverle. Se vuoi sopravvivere devi cambiare. Ma cambiare è in conflitto con il desiderio di stabilità. E il loop ricomincia. La nuova egemonia culturale del “non moderno” si autoalimenta. Che queste feste vi portino buoni consigli.

PS2. A Berlino con un camion hanno realizzato l’ennesimo attentato.
È la complessità di un mondo che porta in Germania in un mercatino di Natale la guerra di Aleppo.
È la complessità di un mondo dove un’azienda di autotrasporto polacca compera un camion svedese, ci mette alla guida un polacco per trasportare acciaio prodotto in Italia da una ditta tedesca e portarlo in Germania. Dove trova un islamista che fa una strage.
Non so da dove venisse il ferro e il carbone per produrre quell’acciaio. Di certo non dall’Italia e forse neppure dalla Germania.